STREET ARTINSOFFERENZA O RISCATTO? Alberto Dubito e Fausto & Iaio: Milano inghiotte ancora i ventenni

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

A proposito di memoria e memorie, di storia e storie intrecciate. Sabato 18 marzo. Davanti al bellissimo doppio murale creato da writer e street artist in via Mancinelli, al Casoretto, per ricordare, 39 anni dopo, l’omicidio ancora vergognosamente rimasto impunito di Fausto e Iaio (Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, uccisi il 18 marzo del 1978, “colpevoli” di frequentare il Centro Leoncavallo), incontro Paolo Cerruto, laureato alla Bocconi in arte, cultura e comunicazione. Ha 25 anni, frequenta un master in editoria alla Statale. Ha vinto nel 2009 il Premio Ferranti, l’anno dopo il Premio Subway ed è uno dei “motori” dell’iniziativa Tempi DiVersi, un vivace collettivo poetico e artistico, anzi, “un collettivo di penne e di voce” che spaccia in giro per la città parole e rime e spesso le lascia appese ai pali e sui muri.

Insieme a Marco Philopat, Cerruto organizza un altro premio, che ricorda il poeta-rapper Alberto Dubito (figlio del professore Paolo Feltrin, noto politologo e docente), morto suicida nel 2012 a soli ventun anni. Potete cliccare su www.albertodubito.it (grazie ad Agenzia X, notevole editore milanese di controcultura) e inoltrarvi nel suo universo. Scoprirete che Alberto covava un angoscia terribile. La gioventù: “E’ essere all’inizio ma avere vent’anni/essere alla fine ma avere vent’anni” (Su genitori e generazioni). La mia di generazione ricorda ancora l’invettiva disperata di Paul Nizan: “Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita”.

Dubito si definiva “cantanoie”. I suoi versi sono fulminanti. Come le pallottole vigliacche che hanno tolto la vita a Fausto e Iaio. Per esempio: “Sai, devo scrivere il mio tempo/prima che sia lui a scrivere me”. E ancora: “Non sono mai stato bravo a fare le valigie/vedo codici a barre pure nelle strisce pedonali a/milano tra strade grigie palazzi del colore delle strade/e il cielo del colore dei palazzi Tutti uguali”. Scrive Milano in minuscolo. Città di una generazione che sembra “abbia paura di rimanere, sola, a pensare”. Un suo video ufficiale s’intitola: “Non c’è più tempo-Disturbati dalla CUiete”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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