SALVINI E LE PALMEORDINARIO RAZZISMO La Lega non lo sa, ma quegli alberi sono un simbolo storico di Milano

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Ascolto e vedo - anzi, video su YouTube - Tua cantata dalla meneghina Jolanda Maria Palma in arte Jula De Palma al festival di Sanremo del 1959. Irrompe mio figlio Stefano: “La pianti di ascoltare questa musica musulmana?”, mi rimprovera, ma il tono è scherzoso. Sfotte l’atteggiamento sbruffone del rustico Matteo Salvini, il Legaducator che contesta le palme del Duomo, quindi, perché no di una che si chiama De Palma? Non è lui, del resto, l’autore del bruciante tweet “mancano sabbia e cammelli, e i clandestini si sentiranno a casa”? Infatti qualcuno ha subito interpretato il messaggio, dando fuoco a tre palme sotto il naso (turato) e gli occhi (chiusi) di vigili, polizia e carabinieri. Pochi, però, sanno che il buon Matteo abitava dalle parti di via Jacopo Palma (e lui ben si è guardato dal ricordarlo...). Ora a Milano vantiamo la palmafobia, new entry nel vasto catalogo della xenofobia made in Lega.

Ignora l’amico della lirica Salvini che Milano e le palme sono vincolate emblematicamente: e non solo per virtù botaniche o gusto esotico, tanto in voga a fine Ottocento ed inizio Novecento, quando molte palme furono piantate nella Piazza del Duomo del 1906, in occasione dell’Expo. La parrocchia San Vito al Giambellino, per esempio, ha chiamato La Palma il suo Centro Amicizia. Il cardinale Carlo Borromeo pose una palma in rame e bronzo nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro, accanto alla Bilblioteca Ambrosiana di piazza PioXI. Indicava il “punto zero” di Milano, il vero centro della città come lo indicò Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico. Una palma, mica un ciliegio o un pioppo o un platano. Perché la palma è simbolo di sapienza e rigenerazione. Doti sconosciute ai lumbard distributori di banane in piazza del Duomo. Gesto che li accomuna agli ultras delle curve, quelli che dileggiano volgarmente i calciatori colored.

Quanto a Jula De Palma, era davvero conturbante. Tranquillo, Salvini. Non “con turbante”. Ma nel senso Treccani di “eccitante, provocante; che suscita interiore turbamento, risvegliando inquietudini e stati d’animo fortemente emozionali”. Come le palme a piazza del Duomo.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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