RAZZISMO LE (NON) NOTIZIE IN ESTATE Terzo profugo suicida a Milano: ha conquistato così lo Ius soli

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Amini Najee Buuam aveva 34 anni, era nato il 3 febbraio del 1983. Scappava dai talebani, dalla guerra in Afganistan, dalla miseria, dalla fame. Voleva raggiungere qualcuno in Austria, o in Germania, amici, forse parenti, chissà: non lo sappiamo, non lo sapremo probabilmente mai. Invece, il 4 agosto, gli austriaci, in base ai famigerati accordi di Dublino, l’hanno respinto in Italia. Dove non voleva rimanere ma dove era costretto a restare.

Quando lo portano al centro di accoglienza di Gorizia vi arriva affranto, sconvolto. Nello sguardo, indovini il suo calvario, la solitudine di chi ha perso tutto. I medici gli diagnosticano una forte sofferenza psichica. Non ci vuole Freud, né un Basaglia, per capirlo. Provate voi a spostarvi senza speranza, a camminare avendo a fianco solo disperazione e spavento, ad essere costantemente insultato, a sentirti addosso l’odio degli xenofobi, di chi ha tanto e non vuole condividere nemmeno una briciola e dice ci vengono a rubare il lavoro: altro che patimenti dell’animo...

Buuam resta a Gorizia due settimane, poi, sabato 19 agosto è trasferito a Milano, svuotata dalle ferie, dunque bella e vivibile: deve essergli sembrato il Paese dei Balocchi, questa città dall’aspetto opulento, dal benessere spalmato nelle strade, ordinata, pulita, organizzata. Trova posto nell’ex Cie di via Corelli 28, trasformato per l’emergenza migranti in un centro di accoglienza straordinaria (Cas) che ospita altri 400 come lui. Anche qui viene visitato dai medici, anche qui ha un colloquio con la psicologa della struttura. La sua patologia mentale è la malattia più diffusa dei migranti, di chi richiede asilo e non lo ottiene.

Mercoledì 23 agosto Amini decide che questa non è vita, tanto meno la sua. Si uccide. E’ migrato nell’Altrove. E’ il terzo profugo suicida a Milano, dall’inizio dell’anno. Il 29 gennaio si era ammazzato Mussie, un eritreo, nel centro di accoglienza di via Aldini. Pochi mesi dopo, un maliano di 31 anni si era impiccato ad uno dei piloni che affiancano i binari, vicino alla Stazione Centrale. Nella topografia di questa Milano che si riempie di abbronzati reduci delle vacanze e che assorbe con metropolitane lacrime di coccodrillo il malessere del mondo, c’è chi lo ius soli l’ha conquistato da morto.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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