Milano esibisce la pubblicità “differenziata” in ogni quartiere

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Pensilina del tram, inizio di via Solari: “Sveglia c’è JUST EAT”. Il manifesto riproduce due “sandwich man”. Uno porta un cartellone verde con disegnato un orologio. L’altro, un cartellone rosso con la scritta “Just Eat”. Ci sono varianti: sui muri della metropolitana, sui tram, per le strade. Gli omini sono gli stessi, cambiano le scritte. “Il tempo è brutto?”, “scopri il bello di stare a casa”. Just Eat. Il tormentone 2016. Hanno scelto due ometti giovani, che parlano di pranzo e cena. Non le classiche donne più o meno vestite più o meno ammiccanti. Coppie aperte…

La ribellione delle donne si concretizzò durante la campagna comunale per ripulire le case dai graffiti. Comparvero cartelloni pubblicitari in cui si vedeva una facciata immacolata con finestra dalla quale si affacciava una donna sorridente: “Ti voglio fuori dalla mia vita”. Ebbe successo, ma fu considerata una gaffe. Il manifesto sparì, anche da Google.

Oggi Milano esibisce pubblicità differenziata, come la spazzatura: varia cioè per quartiere. Pure le tipologie “familiari” sono molto più articolate, in sintonìa con il denaro che gira per la zona. Lo chiamano target. Tutti negano che sia così, ma le famiglie con tre figli campeggiano in centro. Idem le auto. Sulle case popolari si installano enormi cartelloni che enfatizzano le virtù delle utilitarie, mica luxury car.

Ogni pubblicità per strada è accompagnata dai loghi dei social network, con relative app, indirizzi web e canali. Un tempo bastava l’estro del “creativo” che intercettava il mutare dei gusti e dei bisogni. Nel 1986 Marco Mignani coniò lo slogan “Milano da bere”. Voleva rilanciare l’amaro Ramazzotti, storica ditta meneghina fondata nel 1815. Rilanciò anche la città. Divenne il manifesto della metropoli “yuppie socialista”. In pieno tripudio craxo-ambrosiano prima di Mani Pulite. Quando persino la Gazzetta dello Sport si definiva “la maggiorata”, con accompagnamento di inequivocabile fotografia.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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