NATALE | QUANDO ERAVAMO PIÙ BUONI A Brescello sott ’acqua, dove ritorna il sogno di don Camillo

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Caro Enrico, qui si litiga su Babbo Natale. L’anno scorso c’era stata la guerra dei presepi. Prima ancora, quella dei pini natalizi. Quest’anno a Sovico, in Brianza, è stato spento il disegno che proiettava Santa Claus sulla facciata dell’oratorio di san Giuseppe con la slitta piena di doni trainata dalle renne. Qualcuno deve avere indottrinato un po’ di parrocchiani per contestare l’iniziativa del comune (guarda caso, di centrosinistra): è un simbolo pagano, hanno detto. Don Eugenio, il parroco, ha cercato di nobilitare lo sfratto: “Induce ad una visione consumistica del Natale”.

La gente normale ci riderebbe sopra. Ma il fatto ha scatenato la solita rissa pseudo etico-politica. Il Babbo Natale, nel frattempo, è approdato sui muri del municipio. Facile evocare Peppone e don Camillo...

Come per l’alluvione che ha sommerso Brescello pochi giorni fa. Sembravano, infatti, scene del “ritorno di don Camillo” (1953) in cui cede la diga, il Po sommerge Brescello e don Camillo celebra la messa nella chiesa invasa dall’acqua per rincuorare la popolazione che è riparata sull’argine grande: “Non è la prima volta che il fiume invade le nostre case. Un giorno però le acque si ritireranno ed il sole ritornerà a splendere. Allora ci ricorderemo della fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili e con la tenacia che Dio ci ha dato ricominceremo a lottare perché il sole sia più splendente, perché i fiori siano più belli e perché la miseria sparisca dalle nostre città e dai nostri villaggi. Dimenticheremo le discordie (...) e il nostro paese diventerà un piccolo paradiso in terra”. Sognava, don Camillo. La realtà, invece, non ama i sogni. E’ cruda. E dura. Il regista Duvivier utilizzò filmati veri, girati dopo la “rotta” del Po di Mal Cantone a Occhiobello, quando si consumò la tragedia del Polesine: in quel maledetto 14 novembre 1951 pure Brescello venne inondata. Da allora, poco è cambiato. Altro che paradiso. Quando piove troppo, governo ladro, gli argini cedono. La manutenzione del territorio lascia a desiderare. Esondano i fiumi. E la rabbia della gente. Buon Natale.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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