Milano da bere, eccome Milano, la pioggia diventa subito un “pericolo esondazione”

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Milano da bere, eccome: basta chiudere l’ombrello, sollevare il mento, aprire la bocca rivolti al cielo nero come il piombo. Piove che dio la manda ormai da una settimana, a Milano, capitale morale e sempre più bagnata d’Italia. Lunedì scorso, in tre ore, 90 litri per metro quadrato! Piove così tanto che sembra di stare a Parigi, quella che giovedì scorso assomigliava a Venezia. Piove, ma non si usa più dire governo ladro, perché non c’è bisogno della pioggia per ricordarlo e anche questo è un segno dei tempi, o meglio, del tempo…

Piove, a Milano, un flagello. Allagamenti, infiltrazioni dai tetti, sottopassi che sono piscine. Ma ho la giusta colonna sonora. Eh sì, pure a Milano si canta sotto la pioggia, come Gene Kelly: “Io e te/scaraventati dall’amore in una stanza/mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia...”. Si vabbé, dopo tre volte pioggia Paolo Conte aggiunge anche “e Francia”, ma è un dettaglio. Chiudi gli occhi e pensi che Milano una volta era città di acqua, anzi, di tante acque. Percorsa in lungo e in largo dai Navigli che la retorica nostalgica spaccia per puri e limpidi mentre invece le cronache del tempo raccontavano di puzze tremende, di cloaca a cielo aperto, di pantegane. Per questo furono ricoperti, sotto il fascismo. Con la stessa intenzione benpensante che portò ad abbattere vecchi quartieri brulicanti e fatiscenti: “La decenza piccolo borghese non ama gli odori troppo forti, quelli che sanno di miseria, di fatica e di popolo”, recitava Lella Costa, interpretando un ispirato testo di Michele Serra (“Sotto di noi il diluvio”).

L’acqua è vita. Ma può essere morte. Il Lambro, 130 chilometri, è il fiume più inquinato d’Europa. Due anni fa ne promisero la rinascita: 6,5 milioni di Euro per farlo diventare balneabile. Andate a vedere le sue schiume. Hanno il colore dei veleni...scorrono non lontano dal mio studio, a Lambrate. Talvolta straripa. Allora, servono gli stivaloni. Quando piove a dirotto, a Milano si usa e si teme un verbo: esondare. Renzi ci consolerebbe così: in fondo, fa rima col mare.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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