LO SVILUPPO ECONOMICO DEL PAESE La rinascita del digitale in periferia è solo l’ennesimo slogan

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Sul muro di un brutto edificio di viale Gorizia, non lontano dalla Darsena dei Navigli milanesi, qualcuno ha fissato un grosso manifesto in bianco e nero. Il disegno mostra un tipo che si sta facendo un selfie. Il telefonino emette tre raggi malefici: lo schermo dell’apparecchio riproduce infatti un teschio. Sotto l’immagine, campeggia un neologismo: SERVIE. Cioè, siamo/siete servi dell’evo tecnologico. E delle sue stupide mode. Sottintende la digitalizzazione dei cervelli e la schiavitù internettiana, a Milano più che altrove (“Sarà capitale europea del 5G”, titola con enfasi il Corriere della Sera del 29 ottobre). Brrr.

Persino l’architetto nonché senatore a vita Renzo Piano ci sciorina l’ennesimo slogan sulla “rinascita digitale in periferia” (peccato che nessuno si sia mai accorto in passato di una “nascita” digitale nella periferia meneghina...). Sostiene, il professore Piano, che Milano possa diventare capofila di “un pensiero profondo”, bada bene caro Enrico a questa supposta profondità, “che non è la decrescita felice, ma la rinascita senza cancellare una storia: l’importante è non arrendersi”. Il “mio compito”, infierisce l’implacabile Piano, “è seminare qualcosa, accendere una coscienza”. Lo spunto è la rigenerazione urbana di un quartiere dormitorio come Ponte Lambro. Lo vorrebbero trasformare in un luogo vivo e laborioso, peccato che questo “rilancio” periferico duri da diciassette anni...

Le parole e le loro illusioni sono il nostro oppio quotidiano. Milano ci campa: è il cuore dell’industria che fabbrica e stampa parole. Abbiamo 500 case editrici (il 13 per cento del totale italiano), una ogni 2700 abitanti. Ci sono 200 biblioteche e il 12 per cento delle librerie tricolori (che però diminuiscono di mese in mese...). L’Unesco ha appena designato la capitale lombarda “città creativa” per la letteratura. Forse pensava al mirabolante feuilleton di Berlusconi, immarcescibile araba fenice della nostra politica, ispiratore di formidabili best seller. L’ultimo? “Il Trump di Arcore”. Sottotitolo: “Silvio, l’amico di Putin”. Se ne faccia una ragione, Donald. E una Regione, Maroni.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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