L’ITALIA E LA COMUNITÀ CINESE Qui a Milano, dove il cognome Hu è il più diffuso dopo il “Rossi ”

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

In cinese, Milano si scrive con due ideogrammi. Uno rappresenta il riso, l’alimento base dei cinesi. L’altro, l’orchidea. L’astuto Salvini potrebbe sfruttare in chiave leghista questa cortesia da Celeste impero: Milano bella come l’orchidea. Appetitosa come un risottino. D’altra parte, il Drago e il Biscione convivono da più di cent’anni: il primo cinese che si stabilì a Milano lo fece nel 1905, al 32 di via Canonica. Oggi sono trentamila, almeno quelli residenti: il cognome Hu è il più diffuso dopo Rossi. Chi a Milano non ha un amico cinese?

A diciotto anni, in tempi senza primarie, presi una scuffia per una certa Carla Wu: molto carina, abitava in via Messina, suo padre aveva un negozio di borse in via Rosmini. Però non tollerava che la figlia frequentasse italiani. Finì senza che mai inziasse. Allora, la comunità cinese era molto chiusa, discreta e assai laboriosa. La città ribolliva di scontri epici in nome della lotta di classe e di ce n’est qu’un début, ma i cinesi rimanevano invisibili, politicamente parlando. Badavano agli affari. Milano città da bere per loro era città da mangiare.

E se la pappano: negozi, ristoranti, 600 bar. Indi botteghe di coiffeur, saloni per massaggi e pedicure, agenzie di viaggio (una vende biglietti per clociele, scritto con la l): 27 cinesi su cento sono imprenditori in proprio. L’età media della comunità è 29 anni (quella dei milanesi 41). Tuttavia, la crisi morde, le ostilità per la dinamica intraprendenza (ed invadenza) crescono. I cinesi meneghini capiscono che è opportuno disporre di una rappresentanza politica. L’identificano in Giuseppe Sala, il favorito delle primarie Pd: “Una parte della città non vi vuol bene, io m’impegnerò a stemperare i toni”, promette. La parola, per i cinesi, è patto. Va onorata: 360 cinesi votano Sala. Senza “erre”, un gioco da lagazzi.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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