IL PRESEPE ENTRA IN POLITICA Dicono al nord: Salvini a Rozzano porta solo oro, incenso e... pirla

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Pensa ed opra, varda e scolta/
tant se viv e tant se impara”,
poetava il grande Delio Tessa, “pensa e opera, guarda e ascolta, tanto si vive e tanto si impara”... adess, gh’è el sciur Salvini col presepi in man - traduco per i non milanesi: adesso c’è il signor Salvini col presepe in mano - che difende la tradizione del Santo Natale, la voeuja de Natal l’è lì con lù, davanti alla scuola Garofali di Rozzano, gli manca solo un materass de foeuja de melgon (la voglia di Natale è lì con lui, gli manca il materasso di foglie di granturco, dove una volta si appoggiavano le statuine del presepe). Col sciur Salvini gh’era la sciura Gelmini, con tanti vos che riven de lontan, come in d’on sògn, vos de tosann che canten sul sentee de Rozzano, là in fond, tra i fontanitt, vesin ai Nav i l i, “tu scendi dalle stelle...” (con Salvini c’era la Gelmini, e tante voci che arrivano da lontano, come in sogno, voci di ragazze che cantano sul sentiero di Rozzano, là in fondo, vicino al Naviglio). Ah, la voeuja de Natal come ona vòlta!

E DEL PRESEPE, vanto napoletano, difeso dalla Lega. Appena l’improvvido preside Parma è cascato nella trappola delle strepitanti mammine ultras cattoliche, Salvini è piombato a Rozzano, armato di sacro furore identitario: je suis presepe (ne teneva in mano uno minuscolo low cost). Più generoso, un sindaco della Bergamasca: darà 500 Euro al miglior presepe del paese, aggiornando la filastrocca (questa sì tradizione lombarda): “L’è el bambin che porta i belee/ l’è la mamma che spend i danee” (belee=giocattoli, danee= soldi). C’era la luce dei riflettori mediatici, non la lus che la vegniva del ciel come on’enor - ma gibigianna (la luce che veniva dal cielo come un enorme scintillìo). Dice il popolino del Web che a Rozzano Salvini remaghet - ta abbia portato oro, incenso e... pirla.

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