IL GIRO E LA NOSTRA ITALIA Per il centenario doveva partire da Milano, la sua storica casa

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Penso (e protesto) che gli organizzatori del centesimo Giro d’Italia avrebbero dovuto farlo partire da Milano, dove è nato e dove è stato concepito, non da Alghero, in Sardegna, come venerdì scorso: luogo meraviglioso, ma di scarse tradizioni pedalatorie. Non hanno avuto coraggio. O non hanno saputo insistere, se il Comune nicchiava. Fatto sta che Milano vedrà solo l’ultimo arrivo. E questo non ci consola.

Farlo partire, per esempio, simbolicamente da piazzale Loreto dove il Giro pigliò il primo via, alle 2 e 53 della notte, la stessa di quel remoto giovedì 13 maggio del 1909, sarebbe stata una grande festa, e il modo più intelligente e sincero per celebrare l’invidiabile anniversario di uno sport che si alimenta di storia, di imprese leggendarie e di un passato mitizzato dalla gente, patrimonio della nostra identità.

Quanto al presente, il Giro continua imperterrito a penetrare nel cuore degli italiani, giacché è un evento di popolo, e l’Italia è il suo palcoscenico naturale, il suo alveo, la sua ragione d’essere. Non è retorico se confermo che è diventato ormai un’istituzione profondamente italiana, e questo a dispetto dei Salvini di oggi, perché il Giro è un’idea nata a Milano, a suggello di un’evoluzione culturale e sociale in cui la bicicletta, la sua industria e i ciclisti rappresentavano il progresso e l’emancipazione. Credo di interpretare la delusione del vasto popolo meneghino delle due ruote. Sperava nella centesima Grande Partenza, revival della gloriosa Prima, che vide il trionfo doloroso di Luigi Ganna, accolto all’Arena da tutta la città, mezzo milione di persone, scrissero i cronisti entusiasti della Gazzetta. Immortale la risposta del campione alla domanda: cosa prova ad aver vinto il primo Giro d’Italia? “Me brüsa tant 'l cü ”. In questi 108 anni Milano si è radicalmente trasformata, dopo le distruzioni della guerra, la ricostruzione e gli sfasci di Mani Pulite. Ma la memoria del Giro accompagna i milanesi: per i quali il Vigorelli, velodromo tempio, resta ancora magica testimonianza e la bicicletta di Coppi che nel 1942 stabilì il record dell’ora, come ha scritto l’amico Claudio Gregori, uno Stradivari.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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