IL BURKINI VISTO IN ITALIA Qui a Milano è pronto il velo totale: quello del cemento

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

I primi burkini milanesi sono apparsi nel 2009, in vendita presso la Libreria Islamica Iman di via Varanini, una traversa di viale Monza. Il titolare Ibrahim Shaabani (origini algerine) da allora ne ha venduti almeno una quarantina, compreso gli evoluti modelli Arena (Maysum swim cover-iup). Quest’estate, però, non è arrivato alcun ordine. Sarà per le polemiche? O sarà perché il governatore lombardo Roberto Maroni, con cipiglio e tempismo provinciali (quindi genuinamente leghisti), ha deciso di imitare Nizza e i dodici comuni della Costa Azzurra che hanno emesso ordinanze per vietare il burkini?

Milano ha un Porto di Mare (così si chiama la fermata del metrò dalle parti della Darsena), è attraversata dai Navigli, il Seveso e il Lambro di tanto in tanto esondano per le piogge, mentre l’Olona è stato coperto. Barando, ha vinto l’assegnazione dell’Expo 2015 con un progetto legato all’acqua. Che poi non ha attuato. Posso comunque affermare, senza paura d’essere contraddetto, che Milano non ha il mare. Ha l’Idroscalo. Qualche piscina. Anche Parigi non ha il mare, però ha la Senna, e un lungofiume che ogni estate si trasforma in spiaggia sabbiosa, per non parlare delle decine di piscine pubbliche: non mi risulta che abbia adottato il provvedimento coercitivo di Nizza e dintorni, nonostante le stragi del terrorismo islamico.

Se il primo obiettivo delle autorità è quello di garantire la libertà, allora il divieto del burkini è non solo un grossolano errore giuridico, è soprattutto un errore politico. Il burkini, infatti, non cela il viso come succede con il burqa (che in Francia è vietato dal 2010). E anche certe ragioni igienico-sanitarie sollevate dal sindaco di Cannes e citate in una mozione della maggioranza regionale lombarda di centrodestra hanno un’evidente natura di pretesto. Il burkini è solo un velo islamico impermeabile: usato dalle donne timorate di Allah. Come le suore che vanno in spiaggia...

Ma forse lo zelante impegno dell’ineffabile governatore Maroni è quello di far fumo. A settembre, oltre al divieto del burkini, si voterà il piano della mobilità e del traffico in Lombardia. Centinaia di chilometri di strade e autostrade, a cominciare dal completamento della Pedemontana, la nostra Salerno-Reggio Calabria. Su cui posare un velo radicale. Quello della cementificazione.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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