I WRITER SONO ARTISTI O VANDALI? Solo poetastri che imbrattano i palazzi con troppi refusi

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

All’angolo tra via Salasco e via Cesare Balbo, in zona di Porta Romana, hanno appena ristrutturato una palazzina che adesso sembra una di quelle case berlinesi dallo stile essenziale e razionale. Vanno di moda. E rialzano di brutto le quotazioni immobiliari. I primi giorni di nuova vita, la palazzina brillava per la sua pulizia, per i suoi muri di un gradevole color biondo che cambia al primo piano, diventando di un pastoso fulvo. Potevo sperare di vederla sempre così? Pia illusione...Subito, infatti, si sono precipitati ad imbrattarla i writer con un graffito, una semplice tag (la firma? non l’ho decifrata) incomprensibile a noi profani, realizzata con uno spray giallo. Non bastasse, si è aggiunto uno scellerato aspirante poeta che ha fatto crossing - cioè ha coperto la tag - pittandoci sopra alcuni versi, utilizzando un marker (un grosso pennarello) blu.

Il problema, caro Enrico, è che la poesia fa schifo. Il titolo - già, c’è pure il titolo, inganna: “Meriti qualcuno”. Premette, non promette: “meriti qualcuno/ a cui ballino/ le ginocchia ad ogni/ tuo sorriso/ E meriti qualcuno che/ riesca a far ballare le tue/ Daltronde quando si balla/ non si può mica farlo soli”. Testuali errori, orrori ed apostrofo omesso.

Dimenticavo: sotto la tag gialla se ne intravede un’altra marrone. A fianco della parola “ballino” un lettore-passante, infastidito dalla modestia del componimento, ha appiccicato un foglio bianco dove ha stampato il suo spietato commento: “Ne meriti uno civile”. Il poetastro murale riesce persino a nobilitare gli ingenui ritornelli di un tempo, quando i muri erano offesi dai manifesti abusivi o da qualche slogan politico. Negli anni del Dopoguerra e dei primi motorini, uno dei motivetti più popolari era quello ispirato dallo spartano Cucciolo della Ducati. Lo cantavano Gino Latilla, Carla Boni, Adolfo Consolini: “Se vuoi venir con me/ ti porterò sul Cucciolo/ il motorino è piccolo/ ma batte come il mio cuor...”. E’ primavera, Enrico, e ancora non ho visto le rondini. Non ci sono più, sostiene categorico Eugenio, l’edicolante sotto casa. Sparite, come i lettori dei giornali.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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