I MIRACOLI ANCORA AVVENGONO? Storia del 29enne disoccupato: “Voglio vedere il giudice Colombo”

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Un lunedì freddo e bigio di gennaio, quando il gelo sbüsa la scighéra, quando cioè il gelo buca la nebbia e ti vien voglia di tapparti in casa, succede che un povero cristo disoccupato di ventinove anni, inforchi la bicicletta, parta da Cinisello Balsamo con il cuore pieno di risentimenti strani e dopo dieci chilometri arrivi davanti al Palazzo di Giustizia milanese - ormai una fortezza arcigna in mezzo alla città. Si presenta all’ingresso di via Barnaba, ma ne viene respinto: lui, lo zaino in spalla e soprattutto la sua minicamera; allora, l’esasperato giovanotto - smoccolando come un Cioni Mario di Gaspare fu Giulia alla lombarda - ripiglia la bici e pedala sino a via Freguglia, dalla parte opposta del tribunale. Appoggia il velocipede, piroetta sopra la ringhiera di protezione, raggiunge senza che nessuno glielo impedisca l’impalcatura che copre da quel lato la facciata del Palazzo. Si arrampica come un ragno delle Grigne su su per venti metri, tanto non c’è il sistema d’allarme, come dovrebbe. E resta appeso per tre ore. Minaccia di buttarsi giù se i magistrati non l’ascoltano, impreca contro “la giustizia” che “non mi lascia in pace” e che lo perseguiterebbe da dodici anni.

Non è vero, è incensurato. Evidente il disagio psicologico. E’ depresso, braccato semmai non dalla polizia ma dalla mania di persecuzione. Però, ha una lucida certezza. Vuole parlare con l’ex giudice Gherardo Colombo: “Non mi fido di nessun altro”. Se lo vede, rinuncia al suicidio. E Colombo fa il miracolo. Un altro miracolo a Milano...nella mente sofferente del giovane è un magistrato galantuomo. E mica solo nella sua mente. Lo è per noi tutti. Mani Pulite. L’inchiesta della P2. Colui che spiega “l’educazione alla legalità” ed “imparare la libertà”. Con il “vizio della memoria” (virgoletto i titoli dei suoi libri). Colombo non predica la certezza, nemica della tolleranza. Semmai, invita alla “scoperta di nuovi alfabeti”, il lato oscuro della giustizia. E della vita. In fondo, una storia alla Giuseppe Marotta, che raccolse i suoi racconti nell’antologia A Milano non fa freddo (1949, Bompiani).

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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