ESSERE STRONZI AL NORD E AL SUD Siamo la patria dello stronzismo: era un insulto, ora è un marchio

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

Abbiamo una colpa, noi lumbard: stronzo deriva dal longobardo strunz. Fin dai tempi di re Alboino significava non soltanto sterco ma anche persona disgustosa, inetta ma capace di azioni basse e volgari. I Longobardi si stanziarono nella fascia pedemontana tra le Alpi e il Po: a leggere quindi la Storia sotto il punto di vista lessicale, possiamo convenire sul fatto che l’etimo strunz si è diffuso e radicato con insolita rapidità nella ruvida Padania tanto cara a Bossi e Salvini, trovandovi un’ideale collocazione dapprima geolinguistica, poi geopolitica. Giacché è qui che è nato e prosperato, nel corso dei secoli, lo stronzismo, che a Milano ha elaborato il suo laboratorio cul-turale. Non sfuggì al gran lombardo Alberto Arbasino l’evoluzione di tale stronzaggine: con perfidia suddivise gli intellettuali in tre categorie, “venerati maestri”, “belle promesse”. E “i soliti stronzi”, i più numerosi.

Da semplice epiteto ingiurioso stronzo (stronz in dialetto milanese) è divenuto una sorta di griffe sociale, apprezzata dai ceti trasversali che si nutrono di demagogia e populismo, di Grandi Fratelli e di politically correct. Già, perché prospera persino lo stronzo liberal, figlio dello “stronzismo gauche caviar milanese”. Un lettore del blog Italians di Beppe Severgnini, nel 2009, denunciava la licenza di “essere stronzi” ad oltranza dei concittadini di Silvio Berlusconi, a sua volta vittima di uno scherzo di cattivo gusto targato Danimarca. Il birrificio artigianale Stronzo brewing company (Copenhagen, Norrebrogade 68), qualche anno fa decise di vendere una nuova birra col nome di Berlusconi. Evidenziando il marchio Stronzo. Una provocazione cafonal, cioè una stronzaggine. Rozza. Ah, già: una Carmela Rozza, siciliana, milanese d’adozione dal 1986, ex assessore alla Mobilità, spalmò di vernice un’auto parcheggiata male: “Chiunque si appropri di uno spazio pubblico per farne un uso privato è uno stronzo”, disse a Radio 24. Una stronzata, ma virale nel web (regno virtuale dello stronzismo).

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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