“Curcio libero”

LO STIVALE ROVESCIATO Milano

“Curcio libero”, scrisse qualcuno sulla facciata della Statale, dalla parte del bar dove si giocava a biliardo. Un altro pennellò sotto: “Franceschini stopper”. Geniale. Br e ironia non andavano a braccetto, nella vita. Ma sui muri, Milano spumeggiava sarcasmo. E antipolitica. Oggi, quel muro è intonso. Non dall’altra parte di via Festa del Perdono. La tavola fredda Arcibaldo ha ispirato un’intrusione romana: “Nun te pago”. Poi, purtroppo, dilaga la banalità del male graffitaro. Bombardieri del déja-lu: “No Tav”, “blocco merda”, “la Padania è un’opinione”. E “illegalità diffusa”. Più in là, un maestoso murale. Arte urbana d’antan. Grottesche caricature di avidi capitalisti che tirano i fili dei burattini, che siamo noi sfruttati. Stile Weimar, firmato Wolks Writers: “Nel loro deserto moltiplichi avventure e resistenza”. Resiste comunque una cabina telefonica, sopravvissuta all’era smartphone.

Al giardinetto del numero 7 un invito: “basta noia/rivoltati”. Appunto. Rivoltati dal disgusto degli imbrattatori che hanno crossato di tag e firme e simboli il minuscolo fatato Vicolo Santa Caterina. Da passaggio verso corso di Porta Romana, a vetrina dei writers ribelli. La vetrina di quelli arruolati dal conformismo municipale sta a piazza Andrea Ferrari. Trionfo di murales agiografici e buonisti. Ritratti di grandi milanesi: Visconti, Gadda, Franca Rame, Gaber, Jannacci, la Merini, la Melato, Elda Mazzocchi Scarzella. Corredati di citazioni: “Se mi devi dimenticare, fallo molto lentamente” (Quintana). “Non sempre io sono del mio parere” (Valery) e via col tango. Che suona un gitano con fisarmonica appostato sotto la scritta “quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe fatto prima”. Sopraffatto da tale melassa l’ambulante musicista mi pare Astor Piazzolla.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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