POVERO PERTINI ANCHE IL SUO PAESE L’ HA DIMENTICATO

Sandro Pertini STELLA

Un centinaio di cicloamatori ha appena concluso la pedalata da Savona a Stella, il "Gran Premio Presidente della Repubblica/Trofeo Sandro Pertini". Sono le sedici e trenta di un sabato grigio e freddo di fine aprile, in quel di San Giovanni, frazione di Stella, entroterra di Savona. Non bastasse, soffia pure una forte tramontana che scivola giù dal Giovo e spazza i boschi sopra Albisola, dove il mare è livido quanto il cielo. Terra ossuta, scriveva Vittorio Giovanni Rossi, "terra di gente chiusa e che giudica la gente per quello che fa, non per quello che dice", almeno così pensava (o si illudeva?) Sandro Pertini. Ed aggiungeva, con un pizzico di ligure orgoglio: "Chi mi vuol capire deve vedere dove sono nato". Lui era nato giusto cent' anni fa in una casa di queste colline, solida e squadrata, c' è ancora la lanterna sopra la porta. La facciata oggi mostra crepe e fessure, come una tela di ragno. Ma che fatica rintracciarla. Di visitarla, poi, "per capire Pertini", non se ne parla affatto. Gli eredi, i bisnipoti dei rami Tonna e Villaggio, non ne vogliono sapere di trasformare la casa in una sorta di museo santuario. Però, almeno, un segno. Una lapide. Una targa. Sei anni dopo la morte di Pertini, te lo aspetti. Per ricordare che lì ha trascorso la giovinezza il presidente più amato dagli italiani, uno dei padri di questa nostra tribolata democrazia. Macché. Nè targa, né altro. Solo oblìo. In tutto il paese non c' è una bottega che venda libri, opuscoli o pubblicazioni su Pertini e le sue origini, eppure egli ha reso Stella celebre nel resto d' Italia. Nulla. "Chi lo conosceva bene è morto", è l' alibi dei compaesani. All' ultima messa di suffragio, lo scorso febbraio, erano in dodici. Dodici su 2900 abitanti. Il massimo della generosità, in fatto di riconoscenza nei confronti dell' uomo che seppe impersonare il ruolo di "presidente di tutti gli italiani", un presidente onesto e integerrimo, è una meschina cartolina a colori con quattro vedute del paese, una delle quali è la casa natale di Pertini. Roba da far piangere. Che cos' è, questa, se non ingratitudine? In troppi, a Stella, ieri mi hanno detto: "Vi scandalizzate della nostra indifferenza? Lui, allora, per noi, per il suo paese, cos' ha fatto?". Pertini odiava questa logica da suk della politica. Odiava i clientelismi. La raccomandazione eretta a sistema. Gliel' hanno giurata. Risultato: il centenario della nascita, ormai prossimo (mancano meno di cinque mesi), rischia d' essere un appuntamento avvilito dai risentimenti. La stessa vedova del presidente, donna Carla Voltolina, di solito assai riservata e schiva, l' altro giorno ha dovuto prendere carta e penna e scrivere una lettera piena di indignazione, per tanta e tale trascuratezza. La Regione, presa in contropiede, ha promesso che metterà in cantiere un grosso convegno per analizzare il ruolo storico e politico di Pertini. Che, a ben vedere, è assai poco. Il convegno, non il ruolo. A Savona, dove Pertini prese residenza l' indomani della laurea in legge, il comitato promosso dalla Provincia si è riunito una decina di volte, senza concludere granché. "Stiamo organizzando celebrazioni di risonanza nazionale", proclama dalle colonne del Secolo XIX il presidente della Provincia, Sandro Garassini. Ma Carla Voltolina accusa: "Avete previsto sinora la presentazione di un libro!". La memoria è un diritto. Ed un dovere. Così sembrano dire i volti delusi dei cicloamatori che dopo la pedalata del Trofeo Pertini vorrebbero visitare la tomba e deporre una corona. E' nel programma ufficiale della manifestazione, promossa dai sindacati di Savona, dall' Uisp, dalle Acli. Qualcuno ha portato persino dei fiori. Fatica inutile. Da due settimane - sarà un altro segno del destino? - il cimitero del paese è chiuso. La stradina che porta alla vecchia chiesa di San Sebastiano sbarrata. C' è stato un crollo nella cappella e ora rischia di cadere anche il campanile. Il divieto è sacrosanto. L' incuria dell' uomo, evidente. Niente omaggio alla tomba (dimessa e semplice). Così i ciclisti sono dirottati davanti al portone del vecchio municipio, una piccola volta in via Muzio, benefattore (e zio di Pertini). Lì sì che c' è una lapide. Commemora il sacrificio dei partigiani di Stella. L' unico accenno al presidente è la biblioteca comunale. Intitolata a Pertini Eugenio: lo sfortunato fratello ucciso dai nazisti nel lager di Flossenburg. Stella Pertini, si sarebbe dovuto chiamare il paese. Lo dissero il giorno dei funerali. Manco per sogno. Non c' è una sola via, o una piazzetta che porti il nome di Pertini. In compenso, c' è chi ha portato quassù nugoli di pensionati e casalinghe con la scusa della visita al cimitero per vendere pentole, i famigerati "tour" in pullman a ventimila lire tutto compreso. Quanto al nome della via, "tocca al cittadino pagare le carte bollate per mutare gli indirizzi sui documenti", spiega il vicesindaco Nicolò Vicenzi, "meglio aspettare di fare una via nuova". Risparmio per risparmio, che dire del Priamar di Savona, la vecchia fortezza che domina il porto? Ospita i cimeli e i quadri che furono di Pertini. Nessuno va a visitarlo, il "museo Pertini". Perciò resta chiuso. Nell' ufficio di Vicenzi è pronto un busto in bronzo di Pertini (con occhiali). Lo metteranno davanti all' ingresso del Comune: "La signora Voltolina verrà all' inaugurazione. Ma non vuole nessuno. A malapena ci siamo messi d' accordo sugli scolari delle elementari". Soffia il vento, ulula la bufera...

Fonte: La Repubblica

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