PERTINI MEDITA NEL SILENZIO IL MESSAGGIO PIU’ TORMENTATO

Sandro Pertini SELVA DI VAL GARDENA

Venerdì pomeriggio gli amici lo avevano invitato a bere un caffè e magari giocare una partita a scopa, al bar del Laurin. Ma Sandro Pertini li aveva congedati: "Proprio non posso. Ho da riscrivere il messaggio di fine anno. Domani mattina arriva la troupe della Rai, per la registrazione". A Bologna, ancora scosso per i funerali, gli ennesimi riti funebri che hanno punteggiato il suo settennato, aveva rinunciato all' impegno e Claudio Angelini, il giornalista della Rai, se n' era dovuto ritornare a Roma a mani vuote. Ma forse Pertini aveva volutamente preso tempo, per riflettere lontano da Bologna, lontano dai luoghi della strage e del dolore, lontano anche dalle polemiche. Gli stessi amici della montagna che lo conoscono da tanti anni, avevano tentato di accennare a Craxi, per sentire dalla viva voce del presidente della Repubblica, dopo i resoconti dei giornali, quale fosse la verità. Pertini, invece, era rimasto silenzioso. Fingendo indifferenza, mangiando come se niente fosse successo e niente avesse udito il piatto di spaghetti aglio e olio che Giovanni Marzola, presidente del Consorzio Superski Dolomiti gli aveva fatto preparare per pranzo al rifugio Comici, sopra Plan de Gralba a quota 2300 metri. "No, non era contrariato per quello che i giornali avevano riportato - dice Tommaso Giorgi, proprietario dell' albergo Laurin dove dal 14 dicembre c' è una mostra fotografica di Francesca Weitzmann dedicata a "Sandro Pertini, l' uomo presidente" - altre volte con noi non aveva taciuto. Abbiamo capito che preferiva evitare l' argomento. Anzi, era preso dal pensiero del messaggio di fine anno. Ci ha detto che doveva riconsiderare tutto, dopo la strage di Natale". Così è stato. Pertini, per quasi venti ore non ha voluto vedere più nessuno. Solo gli uomini della scorta, il colonnello Maffei che comanda il centro addestramento alpino dei carabinieri di Vallunga (dove appunto trascorre le sue vacanze natalizie Pertini), le telefonate a Roma con il segretario generale del Quirinale Maccanico, la lettura dei quotidiani che evidenziavano "La polemica Craxi-Pertini", "Polemiche dopo le lacrime"... E lui, il capo dello Stato, chiuso nella sua mansarda al terzo piano della caserma, a scrivere parole di unione e non di divisione, di risposta alla sfida del terrore, parole per compattare un paese ancora una volta bersaglio di forze oscure, eversive, brutali e sanguinarie. Un messaggio diretto ai giovani, ancora una volta, e soprattutto, perchè in loro Pertini spera, perchè in loro "c' è il futuro dell' Italia: io di questi giovani ne ho già ricevuti più di 350 mila al Quirinale - mi ha ricordato l' altra sera - sono tanti 350 mila, e rappresentano i giovani italiani, i giovani in cui io credo". I telespettatori che lunedì sera, alle 20,30 si sintonizzeranno sulle tre reti Rai unificate, vedranno così il capo dello Stato parlare nella saletta degli ospiti del centro di Vallunga, probabilmente i tecnici Tv che ieri mattina hanno allestito il "ministudio", avranno provveduto ad accendere il caminetto del salottino. Insomma, quell' atmosfera familiare da "vicino di casa", da persona normale che tanto predilige il presidente. Pertini sa benissimo quanto il sistema politico sia considerato sempre più un corpo estraneo rispetto al paese reale, la gente pensa al Palazzo come ad una sorta di palude, a maggior ragione se le acque torbide di questa palude vengono agitate dalle polemiche, ecco che lo Stato, le istituzioni, l' interesse generale vengono infangati. Questo Pertini non lo vuole: e in questo senso, così ha fatto capire appena tornato da Bologna, è da interpretare quel suo "io non ho paura della piazza". Un messaggio di fine anno, dunque, difficile, complesso, forse il più tormentato da quando Pertini è stato eletto presidente. Sette anni in cui si è passati dagli anni di piombo al sequestro Moro, alle stragi di Bologna e molti grandi italiani sono scomparsi. Sette lunghi, duri anni. Ecco perchè Pertini, ieri, ha preferito rimanere isolato. Qualsiasi cosa avesse da dire (o da rispondere, come qualcuno avrebbe preteso), lui ha preferito rimandarla a lunedì sera. E fino a quel momento, eviterà ogni colloquio, ogni accenno a quel che c' è stato in questi giorni. Ieri, per esempio, dopo aver registrato in mattinata il nuovo messaggio, se n' è andato in giro per l' alta Val Gardena, ma senza restare - come d' abitudine - nello stesso locale. Alle 16,10, scortato da tre jeep, tre Alfette e una "gazzella", è rientrato in Vallunga. Martedì primo gennaio 1985, appuntamento in pubblico per la grande fiaccolata: cento maestri di sci guidati da Andrea Mussner scenderanno giù, alle 21, dal Ciampinoi fino in paese, a Campo Freina, dietro il Laurin. Probabile ospite d' onore della fiaccolata, Ingemar Stenmark, che si allenerà sulle piste di Selva per alcuni giorni. Pertini ama molto lo sci, anche se non lo ha mai potuto praticare in gioventù: ricorda spesso però di quando, durante la Resistenza, dovette un giorno traversare il monte Bianco per fuggire in Francia, "mi chiesero: sai sciare? Io risposi di sì: beh, me la cavai per miracolo...". Gli è rimasto l' amore per la montagna.

Fonte: La Repubblica

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