APPELLO DI PERTINI ALL’ EUROPA

Sandro Pertini LOSANNA

Settanta anni fa Pertini era sul Carso a combattere i soldati dell' impero austro-ungarico. Ieri pomeriggio Otto D' Asburgo, nipote di Francesco Giuseppe, arciduca dalla vocazione europea - è stato appena rieletto a Strasburgo - ha consegnato al primo cittadino italiano uno dei riconoscimenti continentali più prestigiosi (una pergamena e una medaglia d' oro), intitolato alla memoria di un altro aristocratico, il conte austriaco Richard Coudenhove-Kalergi, che dedicò la sua vita al pensiero della costruzione politica dell' Europa. E per questo fu costretto, il giorno che i nazisti entrarono a Vienna, a lasciare la patria per l' esilio. Come Pertini durante il fascismo. Il nostro presidente ha colto queste coincidenze ed ha voluto lanciare dalla tribuna del Palais de Beaulieu di Losanna i suoi tradizionali appelli al disarmo, alla pace, alla libertà e all' unità. Lanciando una proposta: "Il 1985 sia l' anno di una grande mobilitazione popolare al disegno europeo. Una massiccia sensibilizzazione pubblicitaria dovrà martellare nelle opinioni pubbliche dei singoli paesi e nelle coscienze stesse degli individui l' idea che l' Europa non è un mito, ma non può non essere - e in parte è - il nostro quotidiano". Se la gente non va verso l' Europa, ha parafrasato dal Corano Pertini, sia allora l' Europa ad andare alla gente: la ricetta sarebbe in fin dei conti semplice, ha spiegato, davanti ad oltre mille persone, il nostro presidente che proprio oggi festeggia il suo sesto anno di Quirinale: "L' Europa si unisca politicamente e faccia ancora e sempre sentire alta e forte la sua voce nel mondo. La faccia sentire contro la guerra. Le due superpotenze sono divise da incomprensioni ed anche da ostilità ed il riarmo atomico continua". Guerre stellari, catastrofi nucleari in agguato, l' incubo dell' olocausto. Non si può restare indifferenti: "Significherebbe diventarne complici: all' ombra dei missili non vi sarà mai pace. La guerra nucleare può esplodere anche per un errato calcolo tecnico o politico. Ecco perchè io, a rischio di passare per un illuso che predica al deserto, sono per il disarmo totale e controllato". Applausi. Una pessimistica constatazione quella dei missili, coniata a Strasburgo, quando nell' aprile dell' 83 Pertini pronunciò un discorso davanti all' Assemblea del Consiglio d' Europa, cui aderiscono ventuno paesi. Le bandiere di quelle nazioni sono le stesse che ieri occupavano il fondo della sala dei congressi del Palais de Beaulieu. Allora, come ieri, lo stesso consenso. Ad ascoltare quel che diceva Pertini c' erano l' ex primo ministro francese Raymond Barre, il primo ad avere ricevuto questo premio della fondazione Coudenhove-Kalergi nel 1978; l' ex presidente greco Constantin Tsatsos, che nel gennaio scorso propose al consiglio della fondazione il nome di Pertini (e la risposta fu unanime); Pierre Aubert, il ministro socialista degli Esteri della confederazione elvetica; Gerard Bauer, presidente della fondazione ed ex presidente dell' Unione svizzera dei fabbricanti di orologi, l' industria nazionale. Un discorso lungo, quello di Pertini, non soltanto ricco di citazioni, di riferimenti personali, come l' adesione al "Manifesto di Ventotene", di Spinelli, Rossi, Colorni, base del nuovo europeismo italiano antifascista, nel quale si auspicava un saldo stato federale fra le nazioni del continente. Dopo aver elogiato la formula svizzera confederale ("meravigliosa unità nella diversità"), il presidente della Repubblica ha ricordato i malanni dell' Europa attuale; crisi energetica, impennata inflazionistica, caduta occupazionale, il gap tecnologico. Il "ridisegno industriale per la terza rivoluzione tecnico-produttiva rischia di fallire" ha denunciato preoccupato Pertini. Di conseguenza, ha aggiunto, l' Europa rischia anche la retrocessione storica senza rimedio. Davvero senza rimedio? "L' Europa unita è un disegno senza alternative - suggerisce a questo punto Pertini - occorre volerla, e con forza. Occorre quindi che la volontà politica sia indirizzata non già verso obiettivi vaghi, astratti e generici, ma verso i punti nevralgici e di settori strategici idonei ad accelerare in concreto il processo di costruzione europea". E come? "Alla politica bisogna perciò restituire il suo primato: il rilancio politico dovrà investire i settori del processo comunitario colpiti o attardati dall' attuale paralisi decisionale: cioè, completamente della Cee, in termini di Mercato Comune e di riequilibrio regionale. Allargamento della Comunità europea a Spagna e Portogallo, due paesi restituiti alla democrazia che è assurdo lasciare ancora fuori dalla porta. Approfondimento della stessa Cee, sulla base dei trattati esistenti e di ogni altro costruttivo apporto come quello recentissimo del presidente Mitterrand".

Fonte: La Repubblica

GUARDA ANCHE

Quel manovale a Nizza, un giorno eletto presidente degli italiani 25/7/2016


Continua a leggere

POVERO PERTINI ANCHE IL SUO PAESE L’ HA DIMENTICATO 28/4/1994


Continua a leggere

PERTINI MEDITA NEL SILENZIO IL MESSAGGIO PIU’ TORMENTATO 30/12/1984


Continua a leggere

LA GITA DI PERTINI E WOJTYLA 17/7/1984


Continua a leggere