A SPASSO CON PERTINI Parlando di elezioni, Craxi, Teardo e del seques

Sandro Pertini NIZZA

NIZZA, 23 - Quante volte, proprio passeggiando per questa stupenda "promenadedes anglais", il presidente Pertini mi aveva detto: "La P2 deve essere debellata fino alle radici, basta con i poteri occulti". Ed oggi ecco che i giornali italiani titolano in prima pagina il grottesco sequestro del tribunale di Varese, quattro libri sulle trame piduiste che hanno dato fastidio a Umberto Ortolani, l' amico di Gelli latitante in Brasile, inutilmente inseguito da alcuni mandati di cattura. Davvero, stanno cambiando i tempi? "E' assurdo quello che ha fatto il magistrato di Varese - sbotta il nostro capo dello Stato mentre camminiamo pigramente sotto un sole accecante - Assurdo". Scuote la testa, non si accorge nemmeno dell' ennesimo turista italiano che gli corre incontro per stringergli la mano. "Sono di Cuneo, che felicità vederla a Nizza, presidente - grida una signora un po' invadente - le posso scattare una foto?". Pertini si lascia immortalare, augura buona Pasqua e riprende il filo del discorso appena interrotto: "Prima di sequestrare, bisogna leggerli i libri... altrimenti si può sembrare...". Sembrare cosa? Sandro Pertini evita la risposta, in fin dei conti lui è la massima autorità dello Stato anche per quel che riguarda i poteri della giustizia. Meglio parlare d' altro. Per esempio, del suo prossimo viaggio. In Argentina. La data non è ancora stata fissata. "Un viaggio che aspetto con ansia, anzi, con soddisfazione: perchè il momento più significativo sarà il mio incontro con le madri di Plaza de Mayo, quelle stesse madri che io ho incontrato tre volte a Roma. Tre volte, senza che nessuno lo sapesse, clandestinamente. Mi raccontavano storie dolorose, la loro disperazione era la mia. Quando seppi che una famiglia italiana si era portata via una neonata, presa a una donna che aveva partorito in prigione, dissi loro: quella famiglia mi sentirà, una simile cosa non può che procurare disgrazia. Così se un giorno gli si spaccheranno i bicchieri a quella famiglia, sapranno che è stato l' anatema di Pertini". Si va avanti lentamente, si passa davanti al casinò de la Mediterranèe chiuso dalle autorità di polizia, "come in Italia, anche qui scandali a ripetizione, furti, ruberie d' ogni genere", le case da gioco, la mafia, la corruzione... Domani 24 aprile il nostro presidente sarà a Genova, per le celebrazioni del 39 anniversario della Liberazione, un giorno prima rispetto alle altre città italiane. Inevitabilmente il discorso cade su Teardo, anzi "un certo Teardo" che ha, "lui e gli altri come lui", rovinato l' immagine del partito socialista ligure. "Ha dieci imputazioni, mica una sola. Da me non si attendano nè clemenza nè grazia presidenziale. Ed è quello che chiederò anche ai nuovi responsabili del partito in Liguria: nessuna comprensione". Quello che è successo a Savona, ad Oneglia, è stato un affronto per Pertini che dell' onestà e del rigore morale ha fatto una scelta di vita. Quel rigore che affiora nei suoi "messaggi" alla nazione. Come l' ultimo, a PAGE 0 Capodanno. Pertini non ha ancora digerito le critiche che da qualche parte gli son piovute: "Io ho il diritto di parlare alla gente ed esprimere quello che penso sulla disoccupazione, sui giovani, sul dramma della Palestina, sulle violenze, sulle guerre inutili. Altrimenti che ci sto a fare? A dire soltanto il Pater Noster e l' Ave Maria?". Poi, aggiunge: "Io sono uno che dentro di sè non è mai sicuro di aver fatto bene. Ho dubbi, spesso ho paura di aver sbagliato". Intanto, è un via vai continuo di giovani, di anziani, di persone che gli si avvicinano, che lo abbracciano. Arriva un uomo alto e biondo, "monsieur le president, je viens d' Israel", si presenta, dice che lo ammira e che vorrebbe augurargli lunga vita. Un' auto targata Parigi suona il clacson per attirare l' attenzione, "vivele president, vive l' Italie et la France", esclamano gli occupanti. "Ma lo sai che mi hanno fatto accademico di Francia - dice Pertini - insieme a Leopold Senghor: un grande onore per me". Unico rammarico: nelle occasioni ufficiali, dovesse ritornare in Francia, Pertini sarebbe costretto ad indossare l' ingombrante toga. La Francia, naturalmente Mitterrand, l' incontro con il presidente francese a Parigi, la perorazione di Pertini a favore della Spagna per l' ingresso nel mercato comune, le prossime elezioni europee: "Non interessano a nessuno. La colpa è anche dei mezzi di informazione, che poco hanno parlato dell' Europa e degli uomini che ci lavorano. L' Europa è ancora troppo divisa. I parlamentari europei vanno volentieri a Strasburgo, prendono una buona indennità, Giolitti mi diceva che ogni giorno si trovava in camera un mazzo di fiori. Ma nella realtà, qual è il loro potere? Come possono agire ed essere efficaci per cambiare la situazione?". La sagoma arabesque del "Negresco", il Grand Hotel che segnò l' epoca d' oro di Nizza, quando principi e re, sceicchi e grandi avventurieri vi soggiornavano preferibilmente con le loro amanti, distrae per un po' Pertini: "Quell' Hotel venne acquistato da un avvocato di Nizza. Costui ristrutturò un' ala dell' albergo, trasformandola in residence e vendendo gli appartamenti così ricavati. Guadagnò più di quel che aveva speso per acquistare tutto l' albergo". Ogni tanto affiora l' animo ligure del nostro presidente. E però, di fronte a tanta ostentazione di lusso, di fronte al grande esodo delle vacanze, di fronte alla spiaggia di Nizza che è piena di bagnanti per il primo mare, emerge un' altra considerazione: dall' altra parte del mondo c' è chi muore di fame, si spara, ci si ammazza. La pace dov' è? "La pace...", mormora Pertini. Neppure gli avesse letto nel pensiero, si avvicina questa volta un giovane, con barba, blue jeans, uno dei tanti che espongono sulla "promenade" piccoli acquerelli a cento franchi: "President, je veux vous dire...", voglio dirvi che apprezzo tutto quello che voi fate per la pace nel mondo. Si va avanti in questo modo, arrestandoci ogni cinque metri. Talvolta sono dieci, venti persone assieme che si assiepano attorno a Pertini, tutti italiani, o emigrati, ma anche francesi. Tre turiste giapponesi lo fotografano a mitraglia. Questo è il sesto anno che torno a Nizza, che vedo Pertini: mai come quest' anno il nostro presidente ha ricevuto tante strette di mano, tante richieste d' autografi, e gli hanno scattato tante fotografie. Persino un uomo sui quarant' anni, di Torino, che gli afferra la mano, gliela bacia, "mi ha baciato la mano", sussurra stupefatto Pertini. E' gente semplice, cerca di spiegare, gente che PAGE 0 si riconosce in quel che fa il presidente e in quel che dice il capo dello Stato, uno Stato in balia di una classe politica che spesso non è in sintonia col paese reale. Uomini politici che parlano un linguaggio troppe volte cifrato, incomprensibile. Spadolini, Craxi, aggiungo, così, per provocare una reazione. Pertini: "Craxi. Ha superato un brutto momento, ora va meglio. Dovrà ancora stare attento. Però mi sembra che il Pci sia più elastico, e che ci sia lo spiraglio per una distensione, per una soluzione. Del resto, a Roma, sono sfilati un milione di operai e non è successo quel che è successo a Parigi, contro Mitterrand". "Ormai - aggiunge Pertini - ho ancora un anno e mezzo davanti di presidenza. Dopo andrò a riposare in Val Gardena, non più alla caserma dei carabinieri ma in albergo. Sono già d' accordo col proprietario dell' hotel Laurin, mi darà una stanzetta su al quarto piano...". Ormai è l' una, e Pertini deve rientrare a casa, in rue Pastarelli. C' è la moglie, signora Carla, che lo attende per festeggiare la Pasqua a pranzo. Anche in questa piccola stradina del centro di Nizza, qualcosa è cambiato: la polizia ha chiuso il night "Frou-Frou", luci rosse e incontri piccanti, proprio sotto l' appartamento del presidente. Una volta Pertini confuse il portone d' ingresso dell' abitazione con quello adiacente del night, ma si accorse subito dell' errore, quando una bella bionda gli si fece incontro...

Fonte: La Repubblica

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