Il mistero buffo di Donny & Teo

Salvini Milano

Dicono di aver visto Salvini smanettare furiosamente lo smartphone. Una mail? WhatsApp? Magari così: “Dear Donny! Ti sei scordato quel 25 aprile che ti sono venuto ad ascoltare a Filadelfia e poi ci siamo stretti la mano e tu mi hai detto ok guy! Go to win your election! Make Padania Great Again? C’è la foto. Tu sorridi, io ti sto accanto, tu sollevi il pollice, come a dirmi che sono uno giusto, e adesso mi rinneghi? Why?”. È che ieri il “trumpista” italiano si deve essere sentito come il colombiano Chaves asfaltato da Nibali nelle ultime due tappe del Giro d’Italia. Martedì sera le agenzie di stampa Usa hanno anticipato l’intervista a Trump di Michael Wolff, biografo di Ruper Murdoch, apparsa mercoledì su The Hollywood Reporter

A un certo punto Wolff chiede al candidato repubblicano quali potrebbero essere le convergenze politiche coi leader dei movimenti anti-immigranti in Europa. Per esempio, Marine Le Pen e Matteo Salvini. Salvini chi? ha riposto Trump, “non l’ho neppure conosciuto”, ha precisato e comunque, quanto alle convergenze xenofobe, “non penso che possa esserci un terreno comune da esplorare”, tantomeno si sente interessato a “stabilire alleanze al di là dell’Atlantico”.

Insomma, Salvini si è beccato una tranvata, come diciamo a Milano, città che gli ha dato i natali. Pensava di avere azzeccato la mossa giusta, e prestigiosa, con il suo viaggio lampo a Filadelfia, dove lo scorso 25 aprile Trump ha tenuto un comizio. Si riteneva investito da Trump, con lui, diceva (soprattutto in tv) c’erano i presupposti di un populismo “transatlantico”. Una santa alleanza occidentale per frenare l’immigrazione. Per ridare slancio alla politica della sicurezza. Peccato che Trump, sia pure tardivamente, l’abbia clamorosamente sconfessato.

Ora, Trump non è proprio la persona più coerente e attendibile di questo mondo. Salvini aveva brigato non poco per riuscire a farsi fotografare con lui e a preoccuparsi di diffondere subito la foto che lo ritraeva sorridente, con la cravatta verde ahimé sulla camicia sbottonata – in America i candidati sono piuttosto formali quanto ad abbigliamento – l’immancabile fazzolettino verde d’ordinanza nel taschino della giacca. Foto e comunicati diffusi con solerzia dall’Ansa, accompagnata da una dichiarazione attribuita al sulfureo miliardario (ma non c’erano giornalisti presenti a testimoniarla): “Matteo, ti auguro di diventare presto il nuovo premier italiano”.

Frase rimbalzata persino sul Wall Street Journal. A Repubblica, poche settimane fa, Salvini sottolineò il successo politico del suo blitz americano. Mica semplice, aveva spiegato, ottenere il fatidico incontro: ci erano voluti mesi e mesi “per arrivare a quella stretta di mano”.

Mah. Si fosse affidato a qualche giornalista, categoria che Salvini disprezza, avrebbe sicuramente faticato di meno e ottenuto di più. Invece si era affidato ad Amato Berardi, imprenditore italo-americano di origini molisane ed ex parlamentare del Pdl per la circoscrizione dell’America del Nord. Trump ha resettato Salvini, forse per opportunità politica: il suo elettorato è xenofobo, ma anche profondamente nazionalista. I leader europei dell’estrema destra sono visti come estranei. Salvini ha incassato il colpo, ed è costretto a far buon viso a cattiva sorte.

Nonostante Trump l’abbia rinnegato, continua a dire che tifa sempre per lui perché “abbiamo moltissimi punti in comune: il controllo dell’immigrazione, il lavoro come priorità per gli americani, come noi diciamo per gli italiani. Il no al trattato del libero scambio tra Ue e Usa. Il no alle guerre…”.

Alla fine, la colpa di questo pasticciaccio brutto sarà di Internet. O meglio, delle dodici email spedite prima dell’incontro lampo. Già, ma che alla Lega abbiano fatto confusione?

Le hanno mandate al “main website” donaldjtrump.com, alla pagina ufficiale Facebook “DonaldTrump” o alla The Trump Organisation di cui Donald è stato fondatore, nel 1975, nonché “Chairman/President/Chief Executive Officer”? Hanno utilizzato Twitter? Lì Trump ha 8,5 milioni di follower (#MakeAmericaGreatAgain; #Trump2016), e pure Instagram gli piace molto. Senza dimenticare il comitato elettorale del Presumptive Republican Nominee Donald J. Trump. Al quale sarebbe bastato scrivere: “Dear Donald, my name is Matteo Salvini. I’m the chief of the Lega Nord in Italy: I’m writing to you from the bottom of my hearth. I share all your ideas about immigrants, jobs and security, and my program is very right winged conservatory”. Peccato che Trump non share più Salvini.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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