Putin tra crisi, Kiev e Nemtsov. Coen: “Zar ha fallito”. Chiesa: “Russia sotto attacco” Una Russia sotto attacco e travolta da una crisi economica causata dall’Occidente, secondo l’uno. Un Vladimir Putin accerchiato, responsabile delle difficoltà che attanagliano il Paese perché incapace di gestire al meglio le infinite risorse che amministra, secondo l’altro. Un presidente capace di aumentare la propria popolarità ribaltando il tentativo di Usa e Ue di metterlo in ginocchio, secondo il primo. Uno zar che tenta di nascondere le difficoltà interne mettendo il bavaglio ai media e risvegliando la mitologia della “nazione sotto attacco”, per il secondo. Ancora: il primo che sferza i commentatori occidentali che sollevano lo spettro di presunti complotti nazionalisti per spiegare l’omicidio di Boris Nemtsov; il secondo che cita Stalin: “Non c’è persona, non c’è problema”.

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Il fronte ha palesato fessure, una decina di Paesi europei ha preferito non allinearsi ai voleri di Washington, Londra e Berlino. D’altra parte, le sanzioni adottate nel 2014 (dopo l’annessione della Crimea e l’abbattimento del volo MH17 nell’est dell’Ucraina in mano ai secessionisti filorussi) sono già costate più di 60 miliardi (e 40 miliardi alla Russia) e anche questo contenzioso comincia a essere messo in discussione
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