Putin l’ Imperatore

Putinstan Mosca

MOSCA - L' uomo che volle farsi zar cominciò a pensarci durante le lunghe passeggiate sulla prospettiva Nevski, assieme alla bella hostess Ljudmila che sarebbe poi diventata sua moglie. Vladimir evocava spesso la storia della Russia, ne era appassionato. Era colpito dalla statua equestre di Pietro il Grande, gli pareva davvero un simbolo di grandezza e di volontà. Per Lutik, così veniva chiamata Ljudmila, quel monumento dimostrava semmai altre cose, lei ci vedeva invece rappresentate le contraddizioni della "dusha", l' anima russa, tutti i drammi e gli splendori del suo popolo. Che sotto il giogo di Pietro il Grande aveva sofferto e patito ogni pena: morirono in centinaia di migliaia per soddisfare le ambizioni megalomani dello zar. Era il 1980 e Putin lavorava per il Kgb. Stava nel posto giusto: all' ombra del potere. Ne studiava i meccanismi più reconditi. Sapeva muoversi bene dietro le quinte. Capiva anche che il modello sovietico stava per implodere. Bisognava saper aspettare. E saper riconvertirsi. Ciò che seppe fare perfettamente. Chissà se a questo ripensava Putin poco più di una settimana fa, quando si recò a pregare nel monastero di Belgorod, quasi al confine con l' Ucraina, dopo aver trascorso una faticosa giornata a visitare fattorie modello e fiere agricole sotto la pioggia, e aver anche dovuto spiegare davanti alle telecamere le ragioni dell' improvvisa quanto inattesa nomina di Viktor Zubkov a primo ministro, suo vecchio amico fin dai tempi in cui Vladimir faceva il vice del sindaco democratico di Leningrado: Anatoli Sobtchak, colui che ridette all' antica capitale degli zar il suo nome, San Pietroburgo. Dicono che Vladimir Putin sia stato qualche volta a meditare nel Monte Athos. Lì, a Belgorod, quel gesto di devozione religiosa erano soliti compierlo gli zar, una tradizione che affondava nei secoli, l' ultimo fu proprio lo sventurato Nicola II. Ai più, questo gesto passò inosservato. Per Putin significava riallacciare le tradizioni spezzate dal fanatismo comunista. Ridare alla Russia la coscienza patriottica che il passato non era da cancellare, ma da rispettare. Poco per volta, soprattutto negli ultimi due anni, Putin ha cominciato a comportarsi come uno zar del Duemila. Accentrando il potere nelle sue mani e in quelle dei suoi fedelissimi - gli amici di Pietroburgo. Limitando con leggi apposite i diritti delle opposizioni, rendendo sempre più forte e centralizzato lo Stato, controllando i settori strategici dell' economia e della Difesa. Il caso Gazprom ne è l' esempio più clamoroso.

Fonte: La Repubblica

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