Prilepin, dalle parole alle armi in nome di Vlad

Putinstan Donbas

“L’obiettivo di questa battaglia è di arrivare a Kiev e di far tornare questa città russa a casa, così com’è successo con la Crimea”, dichiara il famoso scrittore russo Zachar Prilepin sul suo sito, “e con Kiev tutta l’Ucraina”. Da ottobre è vicecomandante di un battaglione degli Spetsnaz della Repubblica Popolare di Donetsk, in qualità di politruk, responsabile cioè della propaganda politica per i militari. Lo ha rivelato il tabloid filo Cremlino Komsomolskaya Pravda che lo ha immortalato in tuta mimetica, circondato sempre da uomini armati: “Ho la possibilità di farlo, non vedo alcun motivo per restare nell’ombra. Su mia iniziativa è stata creata una nuova unità. Il nostro obiettivo è tornare vittoriosi”. Ha deciso di produrre per la tv di stato russa, una volta alla settimana, una sorta di live journal della sua “crociata” nel Donbass (i russi lo scrivono con due esse finali, gli ucraini con una). Per lui, la regione separatista è “una zona di responsabilità davanti al futuro del Paese, non solo davanti alla popolazione locale o a quella dell’Ucraina”.

Le parole del quarantunenne Prilepin, uno dei più popolari ed influenti autori russi, hanno un cipiglio marziale, inaspettato per chi, come noi ha letto Patologie (pubblicato in Italia nel 2011 da Voland), dove racconta di un poliziotto delle unità speciali antisommossa Omon di stanza a Grozny, in una scuola abbandonata e fatiscente della periferia., che non è un eroe, tantomeno un guerrafondaio. Ma è lì. Dove tutto è devastato: la città. Le persone. Gli stessi soldati che devono “ripulire” il territorio. Prilepin conosce questo male oscuro: è stato un ufficiale Omon, in Cecenia e in Daghestan. Dicono sia il nuovo Gorkij. Vive la scrittura come militanza politica: è sempre stato un fervente nazionalista. Ha lavorato alla Novaja gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja. Con Eduard Limonov, sulfureo e geniale scrittore, fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, si è battuto contro Putin. Il partito è stato messo fuori legge. Quando Putin ha appoggiato la ribellione del Donbass e poi ha annesso la Crimea, Limonov e Prilepin hanno radicalmente cambiato opinione, diventando sperticati putiniani. E il presidente li ha ricambiati con opportuna generosità...I due scrittori lavorano a SP, Svobódnaya pressa, Stampa Libera, di cui Prilepin è caporedattore. Fin dall’inizio della secessione, ha concretizzato il suo appoggio inviando denaro, scrivendo articoli, partecipando a show televisivi, realizzando il documentario “Crimea: la Via di Casa”. L’Ucraina, sostiene, “non è uno stato indipendente, ma una provincia rinnegata che deve essere riconquistata”. Facebook ha sospeso per 30 giorni la sua pagina.

E’ curioso che di Prilepin si parli solo adesso. O forse no. Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio sono ripresi in modo massiccio gli scontri ad Avdiivka, cittadina ucraina a nord di Donetsk. Il 28 c’era stata la telefonata di Trump a Putin in cui si è deciso di coordinare le forze contro il terrorismo, “per sradicare l’Isis dalla faccia della Terra”. Nella conversazione durata 30 minuti si è probabilmente parlato anche di Ucraina. In quali termini? E’ noto che Putin ritenga prioritario il ritorno della Russia ad un ruolo centrale di grande potenza. Questo significa ripristinare la sfera d’influenza sull’Europa orientale. Nelle ultime settimane le milizie filorusse in Ucraina orientale sarebbero state rinforzate da Mosca. Lo proverebbero le foto satellitari: a che scopo, se non quello di una nuova escalation? Ricorrendo all’artiglieria pesante e al lancio dei missili Grad contro le forze di Kiev, il Cremlino ha voluto saggiare l’eventuale reazione della Casa Bianca. Pochi giorni dopo, un’autobomba ha ucciso Oleg Anashenko, “ministro della difesa” dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk: sigillo di una settimana di fuoco, di morti e di accuse rimpallate da un fronte all’altro. Come ha dimostrato il caso di Michael Flynn, il consigliere per la Sicurezza Nazionale costretto alle dimissioni per avere mentito sui suoi contatti illeciti con l’ambasciatore di Mosca, le prove di riavvicinamento con la Russia, per adesso, sono congelate. E’ di nuovo Guerra Fredda.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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