Presidenziali russe Kasparov si ritira. La famiglia bloccata all' aeroporto

Putinstan Mosca

MOSCA - Oggi Putin è in Bielorussia: ci starà due giorni. Al termine della visita, dovrebbe essere annunciata l' approvazione dell' atto costituzionale unico che delineerebbe la gestione del nuova entità inter-statale. Ma come? Dipende dall' arrendevolezza di Aleksandr Lukashenko. L' ipotesi più accreditata prevede un consiglio supremo cui dovrebbero far capo entrambi i presidenti, i premier e i parlamenti nazionali. Il superpresidente di questo consiglio verrà eletto a suffragio universale: facile immaginare chi trionferebbe. Per questo Minsk fa resistenza. Ma Putin porta s4mila miliardi di dollari, sconti sull' energia e garanzie a Lukashenko del suo ruolo di leader. Già ieri sono scesi in piazza i nazionalisti bielorussi che hanno protestato contro il ritorno sotto la «cupola» di Mosca. Mentre, sempre ieri, è entrata in vigore la moratoria russa sulle armi convenzionali in Europa e Putin ha già mosso nel Caucaso 4500 uomini. Un conto è la diplomazia, un altro le questioni con gli oppositori. Ieri, all' aeroporto di Pietroburgo è successo uno strano episodio. La moglie di Garry Kasparov e la figlioletta dovevano partire per l' America, dove risiedono. Però i doganieri glielo hanno impedito. Un' irregolarità nel passaporto della bimba (cittadina Usa, essendo nata a New York). Sarà un caso, però ieri l' ex campione di scacchi ha annunciato il ritiro dalla corsa presidenziale: «Getto la spugna. Mi hanno impedito di fare il primo piccolo passo, formalmente obbligatorio. Cioè svolgere la riunione del mio Gruppo d' Iniziativa, necessaria per l' iscrizione quale candidato». In tutta Mosca, Kasparov non è riuscito a trovare un solo posto dove radunare 500 persone, richieste per legge. E quando c' era quasi riuscito, i titolari dei locali lo richiamavano per disdire il contratto, e gli restituivano l' anticipo. Chi li aveva intimoriti? Un' idea ce l' hanno gli inglesi. Ieri l' ambasciatore Anthony Brenton ha dovuto ricevere la nota del ministero degli Esteri russo in cui si annunciava la chiusura delle sedi regionali del British Council, istituzione britannica per la diffusione della lingua e della cultura inglese. In barba agli accordi del 1994: tre anni fa oltre alla sede di Mosca, il British Council ne aveva aperti altri 15. Negli ultimi mesi erano rimaste solo le sedi periferiche di Pietroburgo e Ekaterinenburg. Quale colpa viene attribuita a Londra? «L' attività pratica del British Council è stata accompagnata da violazioni delle leggi finanziarie e fiscali russe e di altre leggi», si legge nella nota del Mid russo. In verità, è l' ultima ritorsione contro la volontà inglese di estradare Andrei Lugovoi, sospettato d' aver avvelenato Alexsandr Litvinenko. E non solo: non è mai andato giù a Putin il fatto che il British Council fosse frequentato da attivisti delle opposizioni e delle ong, critiche con il Cremlino. Non a caso, ieri è nata «Uomo e Legge», ong di regime organizzata dalla Camera Civile russa voluta da Putin: «daremo una scossa al movimento per i diritti umani», perché «i metodi di dissenso» e «appellarsi all' Occidente» non sono quelli giusti. Replica di Oleg Orlov, presidente di Memorial: «Le autorità non sono sempre pronte al dialogo con noi perché tale dialogo può essere spiacevole per loro».

Fonte: La Repubblica