L’ ombra dell’ ultimo Zar spaventa ancora la Russia

Putinstan Mosca

Giustizia e Storia, quando si tratta della tragica fine dei Romanov, non vanno a braccetto. Almeno, non nelle aule dei tribunali russi. Giovedì la Corte Suprema ha negato la riabilitazione giudiziaria dell' ultimo zar Nicola II e della sua famiglia, fucilati dai bolscevichi il 16 luglio del 1918 a Ekaterinenburg: non vi sarebbero prove che i Romanov siano rimasti vittime di una repressione politica, questa la motivazione. Una tesi insostenibile in qualsiasi altra parte del globo. Una sentenza che puzza di giudizio assai politico, a quasi novant' anni di distanza. Nemmeno il tempo ha dunque cancellato i veleni di questo truce episodio della Rivoluzione. Solo nel 2005 i discendenti dei Romanov si sono rivolti alla Procura generale russa, chiedendo la riabilitazione ufficiale dei loro parenti massacrati dalla squadra di Jakov Juroskij, il commissario per la giustizia regionale dei bolscevichi. Fu la «grande» principessa Maria Vladimirovna che risiede in Spagna a decidere questa mossa, pur sapendo che i fantasmi di quegli anni non si sono ancora sopiti. Il partito comunista, per esempio, ha subito fatto guerra a questa iniziativa. E il Cremlino non l' ha mai appoggiata. Paura forse che qualcuno dei Romanov rivendicasse poi il patrimonio degli zar: ma i Romanov hanno negato di avere qualsiasi interesse del genere. E allora? Possibile che la Russia del 2007 non sia ancora in grado di seppellire definitivamente e serenamente questa vicenda? Sì, non solo è possibile. E' che il giudizio storico sull' eccidio di Ekaterinenburg è ancora strettamente disputato. Come lascia capire il Patriarcato di Mosca, sempre in prima fila quando c' è bisogno di stare a fianco del presidente Putin - l' ultima volta Alessio II e il capo del Cremlino hanno reso omaggio alle vittime delle purghe staliniane il 30 ottobre scorso. La Chiesa ortodossa ha già riabilitato la famiglia imperiale. Per ben due volte. La prima, con la fastosa sepoltura di Nicola II e dei suoi nella cattedrale dei santi Pietro e Paolo di Pietroburgo, alla presenza di Elstin. La seconda, quando lo zar e i suoi familiari vennero addirittura canonizzati come santi martiri. Per questo, ieri, il Patriarcato non è potuto restare insensibile alla sconcertante sentenza, ed ha bacchettato le autorità condannando la decisione della magistratura. Non solo. La Chiesa ortodossa russa ha invitato lo Stato ad assumersi l' onere di un giudizio «legale e politico» sull' eccidio dei membri della famiglia di Nicola II. Il perché lo spiega l' arciprete Vsevolod Chaplin, vicedirettore del dipartimento Esteri del Patriarcato: «Il fatto che né la Procura generale, né i tribunali delle varie istanze non siano stati in grado di rintracciare elementi sufficienti per riabilitare lo zar e i suoi familiari, non revoca il debito giuridico e morale dello Stato di condannare l' assassinio di queste persone». Chiaro, il succo del suo discorso: lo Stato deve cancellare questa decisione, «ripristinando il buon nome della famiglia dello zar denunciandone l' eccidio. E' una questione di principio: «Senza condannare uno dei crimini più mostruosi del terrore rosso, noi non saremo in grado di costruire uno stato di diritto». Del resto, non si tratta di una presa di posizione campata per aria. Esistono molte testimonianze storiche, aggiunge Chaplin, sulle responsabilità di quella decisione, e tutte concordano sul fatto «che c' è stato un ordine di fucilare i Romanov da parte degli organi del potere bolscevico». La sentenza della Corte Suprema è smentita dai documenti storici, da lettere. E citazioni. Come quella di Lev Trotskij letto in aula dall' avvocato German Lukjanov, il legale degli eredi Romanov, quando l' allora comandante dell' Armata Rossa commentò la notizia sull' eccidio appena perpetrato dai sicari della Ceka, la polizia politica di Lenin: «L' esecuzione della famiglia dello zar era infatti necessaria non solo per intimidire, inorridire, privare il nemico di ogni speranza, ma anche per scuotere le nostre fila, dimostrare che non c' è alcun indietreggiamento». Una logica cinica, e politica. Invece no. Per la Russia di Putin, «non fu presa alcuna decisione ufficiale sulla fucilazione della famiglia dello zar», ha detto in tribunale Inessa Kovaleskaja, rappresentante della Procura generale. Una tesi cavillosa. Secondo lei, l' assenza di qualsiasi causa criminale e di decisioni specifiche degli organi giudiziari ed extra-giudiziari «non danno alcun diritto» per riabilitare i Romanov, «essi sono stati privati della vita non come criminali condannati dallo Stato ma fucilati da rappresentanti del potere esecutivo che hanno abusato della loro competenza d' ufficio». Ma viene smentita dall' avvocato Lukjanov: «Le decisioni contro i membri della famiglia imperiale sono state prese da organi cui erano state assegnate funzioni giuridiche. Come il VtsIK, il Comitato Centrale Esecutivo Panrusso. Come l' SNK, il Consiglio dei Commissari del Popolo. Come il SovDep, il Consiglio dei deputati degli Urali. Ed è noto che il 18 luglio del 1918 si tenne la riunione del presidium del VtsIK, che riconobbe la fucilazione di Nicola II quale atto giusto». Piantiamola lì, ribattono i comunisti russi per bocca di Vlaladimir Kascin, vicepresidente del comitato centrale, «Nicola II aveva le mani sporche di sangue, basta ricordare l' eccidio in piazza di fronte al Palazzo d' Inverno del 9 gennaio 1905. O la sua stupida condotta nel guidare l' esercito durante la prima guerra mondiale. Lo zar fu colpevole della situazione che venne a crearsi in Russia nel 1917». Macché, la verità, sostengono i difensori dei diritti umani, «è il Paese non è ancora maturo per affrontare una sentenza che in realtà condannerebbe Lenin stesso». Ci penserà la Corte europea di Strasburgo? Perchè sarà ad essa che si rivolgeranno gli avvocati della principessa Maria Vladimirovna. Ma per farlo, ci vorranno anni. Forse tanti quanto basta. La famiglia I Romanov salirono sul trono russo nel 1613 con Michele III. Uno dei loro grandi sovrani, Pietro il Grande, governò tra il 1672 e il 1725 e spostò la capitale a San Pietroburgo. Deposto con la rivoluzione, lo zar Nicola II fu ucciso il 16 luglio 1918 dai bolscevichi. Con lui morirono la moglie Alessandra, i figli Alessio, Olga, Tatiana e Anastasia

Fonte: repubblica.it