Navalny condannato. Cartellino giallo di Usa e Ue

Putinstan MOSCA

MOSCA. Per uno che dice di voler combattere la corruzione, non c’è male: solo a Mosca 1030 arresti, fra i quali 46 ragazzini per le proteste contro la corruzione e contro Dmitri Medvedev e i suoi arricchimenti illeciti. Ossia uno ogni otto manifestanti. Ma è anche il modo con il quale la polizia ha agito. Riportando indietro l’orologio della storia ai tempi del Kgb. Una resurrezione sotto gli occhi di tutti. Perché Putin non si accontenta di usare il pugno duro contro chi non è d’accordo con lui. Ricorre ai sistemi dell’infame polizia segreta sovietica. Uno dei quali è quello di screditare e calunniare. Come ieri. Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino, ha infatti insinuato che Alexei Navalny avrebbe indotto gli studenti e i liceali a scendere in piazza “provocando coscientemente confusione tra i minorenni facendo richiami e promettendo qualche ricompensa per partecipare ad un’azione non autorizzata in un luogo non concordato, mettendo quindi in pericolo la sicurezza e la vita stessa di questi bambini e minorenni. Non possiamo essere d’accordo su questo e non lo possiamo trattare con rispetto”.

Infatti il tribunale, ieri mattina, ha condannato Navalny a quindici giorni di prigione e ad un’ammenda di 20mila rubli (330 Euro). Il blogger anti-Putin se l’aspettava e ha twittato (con selfie): “Verrà il giorno in cui noi giudicheremo loro, ma quel giorno lo faremo in maniera onesta”. E le accuse di aver ingannato i ragazzi? “Quello che è successo domenica l’hanno visto tutti. Ci sono state manifestazioni anche nelle regioni più remote, dove non si vedevano dagli anni Ottanta: dimostrano come sia assolutamente artificioso il famoso 84 per cento di popolarità” (non nomina Putin ma è a lui che si riferisce, ndr.). “Se migliaia di persone partecipano lo stesso a manifestazioni che sapevano essere non autorizzate, significa che sono in milioni a sostenerle”, ha scritto al Washington Post (usando Facebook). Di conseguenza, ragiona Navalny, vorrà dire che si “faranno avanti” per votare, se non lui, una persona “con le le mie posizioni”. La lotta contro la corruzione degli oligarchi e dei siloviki di regime è una priorità, ma soprattutto è la grande questione morale del Paese. Ed è su questo che c’è stata la mobilitazione dei giovani: “Sono orgoglioso e felice di questa generazione d’adolescenti scesi per la prima volta in strada a manifestare. Mai visti tanti studenti e liceali!”.

Dicevamo dei metodi Kgb. Ebbene, appena Navalny è stato portato via, c’è stata l’irruzione di agenti - probabilmente dell’Fsb, l’intelligence federale - negli uffici della sua Fondazione anti corruzione di Mosca (di cui è presidente): “Hanno portato via, via computer ed archivi”, ha denunciato Kyra Yarmish, la portavoce di Navalny. Un avvocato ha aggiunto che sono stati arrestati 13 dipendenti che si trovavano al lavoro. Lo sconfinamento nelle libertà personali e nei diritti degli individui ha indignato mezzo mondo. Tranne Salvini, al quale evidentemente garbano le autocrazie: “Mi sembra esagerato creare novelli eroi. E’ l’ennesima montatura mediatica. Io sono per la libertà di pensiero. Ma anche per le manifestazioni autorizzate. Non mi sembra che quelle di domenica lo siano state”. Peccato che il trucco sia stato proprio quello di non concedere i permessi, negandoli in 77 delle 99 città in cui erano stati richiesti.

Il Dipartimento di Stato americano non la pensa come il trumpino leghista: ha condannato “fermamente” gli arresti e ha chiesto al governo russo “di rimettere tutti in libertà. Fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell’uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”. Pure l’Ue ha anche lei chiesto di liberare “senza indugio” i manifestanti, che sono iscritte nella costituzione russa”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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