Sembra la Cecenia ma è Mosca sotto le leggi di Putin Antiterrorismo, lo Zar crea il suo esercito di 400 mila agenti: perquisizioni senza mandati, repressione di manifestazioni

Putinstan Mosca

È in atto un golpe strisciante, la Russia si isolerà sempre di più”; è il grido d’allarme che lanciano nei social network del web russo i sopravvissuti dell’opposizione. Si sentono ormai braccati da ogni parte, come ai tempi di Stalin e di Beria, adesso che a vigilare sulla sicurezza dello Stato ci saranno i pretoriani del Presidente. “La nostra vita cambierà”, predice il giornalista Aleksandr Sotnik, militante di Solidarnost; nel 2010 fu tra coloro che sottoscrissero la coraggiosa quanto velleitaria petizione “Putin deve dimettersi”. Sono passati sei anni, Putin è sempre più arroccato nel Cremlino. La creazione di una nuova Guardia Nazionale (Natsgvardija) dotata di almeno 400 mila membri, approvata il 5 aprile dalla Duma (il Parlamento egemonizzato da Russia Unita, il partito di Putin), è l’ultimo inquietante passo verso il regime assoluto. L’assalto al potere, soprattutto da parte degli ex appartenenti al Kgb come lo stesso Putin, è sistematico. Anzi, è il Sistema Putin: il controllo di tutte le gerarchie, occupate dai funzionari del silovye struktury (strutture della forza), ossia i siloviki (gli uomini della forza). La nuova Guardia Nazionale risponderà direttamente solo al presidente russo.

I suoi uomini potranno sparare senza preavviso, entrare indiscriminatamente nelle case e perquisirle senza mandati se lo ritengono necessario. Il compito principale è reprimere le manifestazioni non autorizzate e mantenere ordine e sicurezza durante gli eventi pubblici, quindi anche nei cortei di protesta. Una decisione che è vista come la pietra tombale della libertà d’opinione.

Lo stesso Putin ne ha illustrato le caratteristiche operative: “Svolgerà le funzioni finora affidate all’Omon (le unità speciali della polizia) e al Sobr (le unità di intervento rapido), si occuperà della lotta al terrorismo e al crimine organizzato”. Andrei Lugovoi (a suo tempo coinvolto nel caso Litvinenko), vicecapo della Commissione Sicurezza della Duma, ha confermato che sarà subordinata al Cremlino. Sotnik offre una spiegazione politica: “Putin si è reso conto che i gravi problemi dell’economia (gli aumenti dei prezzi, l’inosservanza della legge a tutti i livelli) portano il Paese alle proteste di massa. Per impedirlo, gli occorre un esercito personale”. Al vertice della Guardia Nazionale, infatti, è stato assegnato Viktor Vasiljevic Zolotov, 60 anni, che dal 2000 al 2013 è stato capo delle guardie del corpo del presidente. Con Putin, la conoscenza risale agli anni di Pietroburgo: è stato suo partner di judo. Ha protetto la famiglia di Anatolij Sobchak, coautore della Costituzione russa e primo sindaco di San Pietroburgo, eletto democraticamente (Putin ne fu il segretario). Poi, si è occupato della sicurezza di Boris Eltsin. Al Cremlino, è l’unico che non abbia litigato con Ramzan Kadyrov, il sulfureo presidente ceceno. Sotnik insinua che sia stato premiato per la vicenda Nemtsov, l’oppositore assassinato sotto le mura del Cremlino.

Chiosa l’oppositore: “C’è una frase famosa di Lenin: ogni rivoluzione vale qualcosa solo se è capace di difendersi. Oggi possiamo dire: ogni dittatura è valida se è capace di proteggersi. Putin ha seguito il consiglio di Lenin, ha creato la Guardia Nazionale e ha messo il fidatissimo amico come capo”.

E non è tutto: la Duma vuole limitare i viaggi all’estero, subordinati al parere delle autorità (nei caso di sospetto terrorismo ed estremismo).

Si abbassa a 14 anni l’età della responsabilità penale. E si allargano definizione e legge di lotta al terrorismo assegnando tutto il potere ai militari. Si replica cioè il “modello” Cecenia, applicando le leggi speciali in tutta la Russia, qualora vi fosse necessità. La discrezionalità è del Cremlino. Di Putin e dei suoi 400 mila moschettieri. Benvenuti a Kgbilandia.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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