Mosca riabilita lo zar. Fu una vittima del regime comunista

Putinstan

Poche righe, secche e formali. Ma dal contenuto clamoroso ed inaspettato: «Il presidium della Corte Suprema russa ha ordinato che venga riconosciuta la repressione immotivata, e la riabilitazione, di Nikolai Alexandrovich Romanov e della sua famiglia», massacrati nella notte tra il 16 e il 17 luglio del 1918, a Ekaterinburg. Il comunicato è del tribunale di Mosca: viene diffuso poco prima di mezzogiorno. Dietro, si intuisce l' assenso del Cremlino. Perché riabilitare Nicola II significa riconoscere che è stato vittima della repressione politica durante il comunismo. E qual è oggi l' unico vero partito d' opposizione in grado di resistere allo strapotere di Putin e Medvedev e del loro partito Russia Unita? Il partito comunista che elettoralmente può contare su uno zoccolo duro del 10-12 per cento ed è una spina nel fianco del regime. C' è poi da considerare il fatto che, dopo il crollo dell' Urss (nei libri di scuola Nicola II era dipinto come un tiranno sanguinario), lo zar è diventato un martire per l' opinione pubblica, anzi, la Chiesa ortodossa l' ha addirittura canonizzato nel 2000, assieme alla moglie Alexandra e ai cinque figli Alessio, Olga, Tatiana, Anastasia e Maria. L' anniversario della loro morte è ormai un rito popolare e il Cremlino cavalca opportunamente questo fenomeno di revival e nostalgie imperiali. La riabilitazione dell' ultimo zar di Russia ha riflessi legali e giuridici ben precisi: si conferma cioè che chi ha ammazzato Nicola II e i suoi familiari ha agito in assenza di regolare processo, obbedendo all' ordine criptato del generale Berzin che comandava l' Armata Rossa della regione. Il generale, infatti, preoccupato della rapida avanzata dell' Armata Bianca controrivoluzionaria, non attese la conferma del comitato centrale sovietico di Mosca e ordinò pure di far sparire i corpi. Quando i Bianchi arrivarono a Ekaterinburg, qualche giorno dopo la strage, non trovarono niente altro che delle tracce di sangue e 24 segni di impatto dei proiettili nella casa dove i Romanov erano prigionieri. L' indagine fu affidata a Nikolai Sokolov, il quale si convinse che i Romanov erano stati tutti uccisi. Ma mancavano i corpi, a provarlo. E il mistero rimase tale. Disciolta l' Urss, i discendenti dei Romanov cominciarono a chiedere giustizia. Per anni rimediarono solo sconfitte in tribunale, nonostante i drammatici ritrovamenti dei resti dei Romanov. Nel 2007 la Corte Suprema sostenne la tesi del semplice atto criminale. I legali dei Romanov si appellarono contro questo parere. Dieci mesi dopo, in estrema istanza, la giuria della Corte Suprema gli ha dato ragione: «E' il trionfo della verità storica», è stato il commento della Chiesa ortodossa e degli eredi Romanov. I comunisti hanno replicato ricordando la domenica «di sangue» del 22 gennaio 1905, voluta da Nicola II che aveva ingiunto alla Guardia Imperiale di sparare sulla folla dei dimostranti di Pietroburgo: i morti furono più di mille.

Fonte: La Repubblica