Lo zar Putin, burattinaio guastatore dell’Occidente

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Parigi, quartiere Grenelle, XV arrondissement, sabato 19 marzo 2016. Convegno delle destre radicali europee, a cura dell’organizzazione integralista cattolica Civitas. Dibattito: “Dalla guerra in medio Oriente all’immigrazione e al terrorismo in Europa”. Previsti una decina di oratori. Manca Alexander Marchenko, diplomatico dell’ambasciata russa a Parigi: ha un impegno, si è scusato per l’assenza. Piglia la parola l’italiano Roberto Fiore, ex eurodeputato, fan di Mussolini. Dice: “Siamo andati in Russia perché abbiamo capito che in Russia, la Russia di Putin, succede qualcosa di nuovo, di paradossale e d’importante per l’Europa e per il futuro dell’Europa”. Subito dopo tocca a Irene Dimopoulou-Pappe, dirigente del partito neonazista Alba Dorata. Auspica una nuova Europa: “L’avvenire della Grecia, come quello del nostro continente, si trova in un’Europa dei popoli liberi”. Qualcuno afferma che i conflitti in Siria e in Iraq hanno per obiettivo la distruzione dei paesi arabi, frutto di un progetto bimillenario per assicurare la supremazia ebraica in Medio Oriente. Per questo occorre un’alternativa all’imperialismo globalizzante americano filosionista. Mosca, insomma. Lo scrittore marocchino Yussef Hindi spiega che la Nato conduce “una strategia volta principalmente contro la Russia, con lo scopo di smantellarla o almeno di indebolirla”.

Dunque, nell’ordine abbiamo: la Russia di Putin come esempio da seguire. Poi: la Grecia, recentemente visitata da Putin che ha promesso aiuti. Atene è l’anello debole dell’Unione Europea, la crepa nella quale il Cremlino si sta insinuando. E’ anche la porta d’ingresso dei migranti, spada di Damocle sospesa sulla testa di Bruxelles. Impugnata da Erdogan, in nuovo flirt con Putin, dopo il caccia russo abbattuto e le accuse contro Ankara di favorire l’Isis. Infine, la Nato: che si rafforza ai confini dell’Ue, e questo Mosca non lo tollera (anche se possiede l’enclave di Kaliningrad, cuneo missilistico russo dentro l’Ue). Indizi di nuova guerra fredda. Ma anche di come Putin intende fragilizzare l’Europa, facilitando l’ascesa al potere di dirigenti populisti. Brexit è stata accolta da Mosca come una vittoria. Tre giorni fa sono andati in Crimea alcuni deputati francesi. Quanto ai raid americani in Libia contro l’Isis, per Mosca sono “illegali”. Di fatto, un’apertura di credito nei confronti dei jihadisti: che stanno destabilizzando le democrazie europee, a vantaggio delle destre. Guarda caso, Mosca “aiuta” i movimenti anti-Europa, anche con generose elargizioni. E con presenze di suoi emissari. Al congresso torinese della Lega, due anni fa, c’erano alcuni deputati russi, ospiti d’onore.

Il progetto di Putin è ormai chiaro. Minare il potere centrale di Bruxelles, utilizzare le Grandi Paure (terrorismo islamico, invasione dei migranti, disoccupazione giovanile) per far decollare i movimenti xenofobi e populisti, manipolare l’opinione pubblica. Come il boicottaggio: si punta sul risentimento degli esportatori, privati di facili guadagni, si minimizza la questione Crimea (“giusto ritorno alla madre Russia decretato da referendum popolare”). Si denigra la rivolta arancione in Ucraina, spacciandola per complotto Cia, quindi si giustificano le ragioni dei separatisti. Il “putinismo” è considerato dalle destre radicali anti-Ue come un modello politico e persino come modello di civiltà. Cementato dall’alleanza trasversale Trump-Putin, nuova linea gotica dei Le Pen e dei Salvini. Poco importa, se dietro la Russia-connection di Trump c’è più business che ideologia. <

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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