L’INQUIETANTE ABBRACCIO DELLA SUPERPOTENZA A METÀ NELLA CAPITALE, TRA I SIMBOLI DEL POTERE PUTINIANO, SI RESPIRA SCONTENTO E TIMORE. MA È DIFFICILE SQUARCIARE LA CORTINA DI FERRO DELLE VERITÀ UFFICIALI

Putinstan Mosca

Stanotte Matteo Renzi avrà constatato che la temperatura su Mosca si è abbassata, quel tanto che basta per trasformare la pioggia in nevischio e farti sentire sulle guance le sciabolate del freddo. Chissà se avrà capito che un gelo più forte di quello che sta tormentando le strade è nei cuori di molti moscoviti. L’inverno delle coscienze lacerate, delle accuse che restano senza risposte, di un’atmosfera semiliquida ed opprimente. Sono cittadini dolenti e profondamente commossi che da venerdì notte continuano a portare fiori sul luogo dove Boris Nemtsov è stato ammazzato, colpito alle spalle dalla Makarov di un sicario, in un agguato pianificato con le tecniche degli 007 e mai sapremo chi ha ingaggiato il killer e i suoi complici per giustiziare uno degli oppositori più tenaci di Putin. Dicono che ancora una volta è stata rinnovata la bieca tradizione dell’omicidio politico “servito su un piatto d’argento”. Un regalo allo zar da parte dei più zelanti tra i suoi fedeli. Più realisti del re. Anna Politkovskaja trucidata nel giorno del compleanno di Putin. Nemtsov liquidato nel giorno in cui si festeggiano i servizi segreti.

Nella rassegna stampa mattutina, il nostro Renzi in complicata missione moscovita - tra le incombenze, come recuperare i crediti Saipem dopo lo stop del progetto South Stream? - avrà sicuramente letto che gli inquirenti dichiarano di avere già identificato alcuni degli uomini di quel commando, ed è la solita pista dei pregiudicati ceceni che fa sempre comodo. Gli avranno riferito poi che LifeNews, noto media pro Cremlino con solide fonti nei servizi segreti, ha svelato un altro importante dettaglio: erano tre le auto che seguivano Nemtsov. E ancora, dall’Ucraina il sito censor.net ha “sparato” il nome di un cugino del presidente ceceno Ramzan Kadirov, quale “carnefice” seriale di omicidi politici. E ancora: i misteri del cadavere di Boris: dov’era il soprabito? Perché era senza la cintura dei jeans? Quale ruolo ha avuto la fotomodella ucraina, l’unica testimone, che è stata lasciata assurdamente tornare a Kiev? insomma, se i consiglieri dell’ambasciata sanno fare il loro mestiere, gli avranno spiegato che a Mosca è sempre difficile districarsi nel ginepraio delle rivelazioni - pochissime quelle vere, qualcuna verosimile, la stragrande maggioranza farlocche.

In realtà, la disinformazione di regime sta già inquinando l’opinione pubblica, l’apparato mediatico al servizio del Cremlino è totalizzante, si scatena su Twitter e su Facebook, ingaggia i trolls in tutto il mondo perché insultino a tappeto blogger ed estensori d’articoli. Infine, a dettare la linea, ieri ha provveduto ancora una volta un accigliato Putin durante il vertice con lo staff del ministero dell’Interno. Vladimir Vladimirovic ha tuonato contro la campagna denigratoria che indica nelle trame occulte del potere russo l’origine del complotto contro Nemtsov, “chiaramente” una conclusione frutto della propaganda occidentale: “Dobbiamo liberare la Russia dalla vergogna di delitti che hanno una grande risonanza mediatica, compresi quelli a sfondo politico come l’omicidio di Boris Nemtsov!”, è stato il comando del presidente. Così ha detto, a telecamere aperte. L’ipotesi del Cremlino arriva dall’ineffabile Kadyrov, fido alleato di Putin: “Non c’è lcun dubbio che l’assassinio di Nemtsov sia stato organizzato dai servizi segreti occidentali per provocare un conflitto interno in Russia”.

Ma torniamo al lungo e imponente parapetto del Bolshoi Moskvoretski, il Grande Ponte di Mosca che costeggia le mura del Cremlino, ecco, lì si contano ormai a migliaia i fiori, le corone, le fotografie, i ritagli di giornale, le lettere, le poesie scritte su piccoli fogli di carta: raccontano il dolore, la rabbia, l’indignazione della gente, e chissà se a Matteo Renzi qualcuno stamattina - prestissimo, alle otto - glieli tradurrà, quando si recherà per rendere omaggio alla memoria di Boris Nemtsov. Un gesto simbolico, ma avrà poi il coraggio di chiedere a Putin perché non è andato ai funerali?

Renzi però non vuole compromettere l’incontro con Putin, proprio colui che oppositori e buona parte dell’Occidente ritiene come responsabile di una situazione politica interna sempre più tesa ed intollerante, capace di trasformare Nemtsov - “nemico della Russia” e “traditore” come veniva indicato dai media di regime - in un bersaglio. Il Cremlino ha chiesto, e la Farnesina ha accettato, che la conferenza stampa al termine dei colloqui sia senza contraddittorio. Solo la voce di Renzi. E quella di Putin. Per evitare domande imbarazzanti sul caso Nemtsov.

Come reagirà il vulcanico e loquace Renzi a questa limitazione della libertà d’opinione? Dirà che l’obiettivo della sua visita a Mosca è responsabilizzare la Russia sia sulla polveriera ucraina che sulla lotta dell’Isis. Cioè, una resa incondizionata. A due passi dal luogo del delitto. A Kiev, ieri, Renzi ha tranquillizzato il presidente ucraino Petro Poroshenko: “Tutti noi vogliamo il rispetto e l’indipendenza della sovranità dell’Ucraina. Deve tornare la pace. E’ necessario monitorare perciò il cessate il fuoco e le frontiere. Gli accordi di Minsk-2 devono trovare piena efficienza”. Tradotto, Putin convinca i secessionisti a deporre le armi. Nessun accenno alla Crimea. Tantomeno all’opposizione demonizzata, addirittura colpevolizzata per la morte di Nemtsov. Nella guerra d’informazione, Renzi a cospetto di Putin tace. Anche perché sa quanto il capo del Cremlino sia abile nel promettere. E mantenere solo se conviene agli interessi russi. Renzi vuole coinvolgere Putin nella questione libica. Il che non gusta agli americani. Che piaccia o non piaccia a Washington, la Russia potrebbe mettere il veto su un eventuale intervento dell’Onu. Il premier italiano vorrebbe che Putin non lo facesse. A quale prezzo?

${service.renderStructureContent("/libri/putingrad-la-mosca-di-zar-vladimir", "cronaca-item")}