“Io sono la Russia, voi non siete nessuno” Show - Putin nella fluviale conferenza di fine anno elenca i successi e dice: “Alle elezioni non ho rivali”

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MOSCA. Ieri, come ogni fine anno, si è consumato in quel di Mosca il rito dell’apoteosi putiniana: la fluviale conferenza stampa (3h e 49mn) della narrazione cremliniana su come sono andate le cose del mondo e quelle della patria. Il succo? Tutto è andato per il meglio, ha detto Putin, un trionfo nelle relazioni internazionali e la stabilità garantita in Russia. Il “suo” meglio. Mai come ieri, si è visto un Putin tanto compiaciuto e spavaldo: nella recita di questa conferenza stampa assai irregimentata, Vladimir Vladimirovic gigioneggiava e scrutava con grande attenzione i giornalisti, soprattutto la bella Ksenja Sobchak, figlia del primo sindaco di Pietroburgo eletto democraticamente, che fu mentore politico di Putin.

A quei tempi, il futuro capo del Cremlino lavorava nel municipio - una sorta di portaborse di Anatolij Sobchak - e aveva ottimi rapporti con la ragazzina che chiamava affettuosamente la “mia figlioccia Ksjusha”. Mentre Putin irrompeva sulle scene del potere russo, lei diventava la regina della mondanità, incarnando la bella gioventù dell’elitka e diventando una star televisiva. Per tutti, era la biondissima “Paris Hilton” russa, entrata iin ogni casa grazie al reality show Dom Dva (Grande Fratello alla russa...) e poi con Sobchak live in onda su Tv Rain, un’emittente formalmente non in mano al Cremlino. Da quasi due mesi si è trasformata nella rivale liberale di Putin alle elezioni presidenziali, con un programma vasto come il mondo Ja protiv, Io sono contro. A cominciare dal padrino, l’onnipotente Putin? Molti non ci credono. Pensano che sia una messinscena, un progetto del Cremlino per legittimare le elezioni, altrimenti sarà one man show.

Comunque, in qualità di cronista della tv indipendente Dojd, rivolge a Putin una domanda impertinente: ha paura degli oppositori?

“Il potere non ha paura di nessuno. Volete avere decine di Saakhasvili nelle nostre piazze?”, ha risposto lui, riferendosi alla rivalità tra l’ex presidente della Georgia e il presidente ucraino Petro Porochenko, “volete che destabilizzino la situazione nel Paese? Volete che ci siano dei tentativi di colpi di Stato? Sono convinto che la maggioranza dei russi non lo voglia”, ha tagliato corto Putin. Sicuro di sbaragliare una candidata così naif, e di vincere per la quarta volta le elezioni presidenziali alle quali - ha sbruffato - “mi presento come indipendente”, visto che “non ho rivali”.

Sì, questo è il god Putina, l’anno di Putin. L’uomo forte del pianeta. La Russia da lui diretta con pugno di ferro e guanti ruvidi è tornata a occupare il posto che era stato dell’Unione Sovietica, la differenza sostanziale tra gli anni dell’Urss e quelli di Putin è che l’Europa è una comparsa che spesso dipende dal gas russo e dagli affari con Mosca, mentre la Cina è cresciuta esponenzialmente ed è una partner del Grande Gioco. Un ruolo autoritario che gli ha permesso di contrastare e spesso limitare l’influenza americana: in Medio Oriente; in Turchia, con l’alleanza capovolta di Erdogan, nel Mediterraneo; nella penisola coreana. Così, vanta la pace siriana, merito del suo deciso intervento militare e diplomatico. Affronta la vergogna del doping, accusando di complotto chi se l’è presa con lo sport russo, “Cio e Wada sono state intimidite da Washington”. Ha difeso Igor Sechin, il patron di Rosneft dalle accuse americane; nonostante le sanzioni, l’economia russa è in ripresa, “la crescita economica passerà per l’Artico, dove si trovano le nostre principali risorse minerarie”, e qui, con astuzia, si erge persino paladino dell’ambiente, “naturalmente la loro valorizzazione deve andare di pari passo con la difesa della natura”. Insomma, tutto ruota attorno alla sua maestria: “Noi e gli Usa potremmo unire gli sforzi per aiutare il governo afgano contro il terrorismo”. Può permettersi commenti paternalistici persino su Trump, che chiama Donald, apprezzandone la sua “presa di coscienza” riguardo la Corea del Nord, però respinge freddamente le accuse d’ingerenza russa nella politica Usa, “roba che si sono inventati gli oppositori di Donald per delegittimare il suo lavoro, gli Usa danneggiano se stessi”, che è un bell’assist, per usare il gergo calcistico, a favore di Trump. L’anno prossimo, i Mondiali di football si disputeranno in Russia: la ciliegina sulla torta dello zar.

Fonte: ilfattoquotidiano.it