Il sogno russo: “Senza Putin” Retate nelle scuole, agenti pronti a sparare sui manifestanti, sciopero dei camionisti e in tutto il paese torna lo slogan delle proteste del 2011 contro lo “zar”

Putinstan Mosca

MOSCA. “A Nizhnij Novgorod la polizia rastrella le scuole e porta via gli studenti con l’accusa che avrebbero partecipato alla manifestazione di domenica 26 marzo”. La denuncia arriva da Igor Kaliapin, confondatore del Comitato russo contro la tortura. Kaliapin vive a Nizni Novgorod, la terza città del Paese, ha offerto assistenza legale ai minori che sono stati fermati e incriminati per partecipazione a manifestazione vietata. La sua testimonianza è inquietante, i ragazzi infatti subiscono pressioni e intimidazioni negli interrogatori dei poliziotti: “Devi dire tutta la verità, altrimenti andrà peggio”. Il 17 marzo del 2016 Kaliapin è stato aggredito in pieno centro a Grozny, in Cecenia.

Alexandr Sotki, giornalista indipendente online, conosciuto per le sue inchieste anti Cremlino, riporta un dialogo captato durante la manifestazione di Mosca tra un vecchietto e un Omon, un agente delle forze speciali antisommossa. Il poliziotto spinge rudemente il vecchietto che gli chiede: “Perché mi hai spinto?”.

“Abbiamo l’ordine di farlo”.

“Non siete tenuti ad eseguire ordini anticostituzionali o criminali. Se vi ordinano di sparare alla gente, lo farete?”.

“Senz’altro! Certo! Sarò io a farlo di persona!”.

La testimonianza è indiretta, ma il prestigio giornalistico di Sotki è molto alto. Lo scorso 20 settembre Sotki spiegò su YouTube che era costretto a scappar via dalla Russia perché aveva ricevuto minacce telefoniche di morte: “Ti tolleriamo fino ad ottobre. Dopo di che verrai trasferito ad un dipartimento vegetale”. Cioè finirai a concimare la terra. Aveva osato criticare Putin e l’appoggio di Mosca ai separatisti del Donbass. Il sito Rights in Russia (fondato nel gennaio del 2010) lo nominò “Persona della settimana”. Per cinque anni il canale Sotnik-tv su YouTube è stato tra i più visti della blogosfera russa.

Il web russo ribolle di piccole storie simili, e questo rianima un po’ la demoralizzata opposizione russa che negli ultimi tempi era stata zittita e attaccata. Molte discussioni si intrecciano sulla controversa proposta di alcuni deputati della Duma - controllata per due terzi da Russia Unita, il partito di Putin - di abbassare a dodici anni l’età che impedisce la detenzione dei minori. E’ una chiara minaccia rivolta alle famiglie dei ragazzi che hanno aderito alla protesta contro la corruzione. Novaja Gazeta, il bisettimanale che fu della povera Anna Politkovskaja e che è una delle pochissime voci indipendenti dei media russi, ha indagato sui fondi no profit che, secondo le accuse di Navalny, sarebbero alla base dell’impero immobiliare del premier Dmitri Medvedev. Per esempio, Dar (in russo significa regalo, dono...) Gradislava e SozGosProekt (progetto dello stato sociale russo), il Fondo di per le discipline sportive invernali e il Fondo per le iniziative socio-culturali. Solo ha un sito web. Sono gestiti dai compagni di scuola di Medvedev. Il fondo Dar, per esempio, riceve 1,4 miliardi di rubli ma non ha alcun tipo di attività. Nella dichiarazione del 2015 si legge che dispone di 8 miliardi di rubli non utilizzati, di cui 1,3 non sono nemmeno giustificati. Un ginepraio di conti opachi. Che farà Putin? Si libererà di Medvedev? Domenica è ritornato a gran voce, da Kaliningrad a Vladivostok, uno degli slogan che avevano scandito le grandi manifestazioni del 2011-12, “Russia senza Putin”. Stavolta, però, li hanno gridati anche in provincia. Segno che le tensioni sociali sono in aumento. Dalla Siberia al Daghestan, si fa sentire la rabbia dei camionisti. Scioperano contro il raddoppio dell’imposta Platon, da 1,53 a 3,06 rubli per chilometro percorso, in risarcimento dei danni causati dai Tir alle strade. Che sono un disastro, in Russia, a prescindere dal traffico pesante. La società che riscuote l’odiato balzello, ormai simbolo di un regime corrotto, appartiene a Igor Rosenberg, figlio di Arkady, un vecchio amico di Putin. I camionisti vorrebbero calare a Mosca, la polizia chiude strade e li spinge indietro. E loro, per ripicca, fanno ulitka. La lumaca. Vanno cioè a passo d’uomo. La gente è dalla loro parte. E anche questo è un indizio di come vanno le cose in Russia.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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