Il mondo secondo lo Zar Anche quest’anno Putin parla per oltre 4 ore di tutto, dall’astio per Obama al futuro roseo con il nuovo leader Usa sulle zone di attrito con l’Occidente, in Ucraina e in Siria

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MOSCA. Mattinata nuvolosa, nemmeno troppo fredda per gli standard climatici di Mosca: appena due gradi sotto zero. Appuntamento a Krasnopresneskaja Nabjereshnaja 12, indirizzo del maestoso World Trade Center, imponente costruzione sul lungo Moscova, a poche centinaia di metri dalla Casa Bianca sede del governo russo. Il cuore pulsante del business moscovita diventa per un giorno il palcoscenico di Vladimir Putin: la tradizionale conferenza stampa di fine anno. Di cose ne ha da dire. L’ambasciatore ucciso ad Ankara lunedì scorso. La situazione in Siria. I complicati rapporti con l’Ucraina. Le sanzioni. Le divisioni all’interno dell’Unione Europea. Il riarmo. E soprattutto, Trump. Senza dimenticare il quadro economico interno (Pil leggermente in flessione, export positivo, agricoltura +4 per cento, fuga di capitali contenuta in 16-17 miliardi di dollari). Il doping: “Le indagini verranno portate a termine, bisogna ripulire lo sport dalla politica...”. Il clima: “Ci atterremo agli accordi di Parigi”. Le indagini sull’assassinio di Boris Nemtsov (ucciso a pistolettate nel febbraio del 2014, a due passi dal Cremlino): “Seguo da vicino le indagini, non importa quanto ci vorrà ma alla fine i magistrati ne verranno a capo. I dettagli di quel crimine al momento non sono chiari. Ero amico di Boris...”. E ancora: il caso degli hacker contro il partito democratico americano. E chi più ne ha più ne metta. Putin comincia a parlare alle 9 e 34. Risponde alle domande dei 1437 giornalisti accreditati, e smette alle 13 e 55. In queste quattro ore e 21 minuti dimostra sicurezza, cipiglio da statista, e atteggiamento da padrone della politica internazionale. Ma mette anche in guardia i nemici dell’impero: “La Russia è più forte di qualsiasi potenziale aggressore”. Capito? E se non l’aveste capito, precisa che “è stato compiuto un grosso lavoro per modernizzare le forze armate, comprese quelle nucleari strategiche, nella stretta osservanza dei trattati internazionali che abbiamo sottoscritto”. Mentre gli Stati Uniti hanno potenziato il loro arsenale, ponendo “le basi per una nuova corsa degli armamenti, uscendo dal trattato sui missili balistici”. Più volte, nel suo discorso, ripete come un mantra “hanno fatto loro, è colpa loro, siamo stati costretti, abbiamo reagito, ci siamo adeguati...”. Risultato: la Russia continuerà a “potenziare” la cosiddetta triade nucleare (difesa, offesa, “compreso il sistema per penetrare negli scudi missilistici stranieri”).

Un Putin gagliardo e talvolta burbanzoso, come quando ammonisce i giornalisti a non ficcare il naso negli affaracci dei personaggi pubblici, che siano essi politici, artisti, uomini d’affari: “Dovete rispettare la privacy e gestire con cura le informazioni”. Ci saranno le elezioni presidenziali anticipate di un anno, quindi a marzo del 2017? “Di quale Paese?”, ironizza, “sono possibili, ma non convengono. Se sarà opportuno, mi candiderò. Se no, no...”. La parte più divertente è quella che riguarda Donald Trump: “Nessuno credeva che avrebbe vinto le presidenziali Usa. Tranne noi. Ha saputo interpretare l’umore della società”. Gli chiedono: come mai una parte significativa dei repubblicani americani fa il tifo per lei? “Il merito non è mio, semplicemente simpatizzano con i nostri valori tradizionali”. Quanto ai commenti sul deterrente nucleare russo, quelli di Trump non hanno “nulla di inusuale”, mentre quelli di Obama sulle forze nucleari americane “sono sorprendenti”. Infine: “Roosevelt si sarebbe rivoltato nella tomba: ha unito la nazione durante la seconda guerra mondiale, l'amministrazione attuale invece divide il Paese”. Il comportamento dei democratici Usa dopo il voto è stato “una vergogna, bisognerebbe saper perdere con stile...tutti i tentativi di imputare a fattori esterni i propri insuccessi non è corretto, significa che l'amministrazione attuale ha dei problemi sistemici”, alludendo al caso delle email hackerate. Con Trump è invece pronto ad instaurare “rapporti costruttivi e pratici”. Insomma, Trump è il buon amico, Obama, il cattivo. E gli europei? “Non mi interessa la loro politica interna, tantomeno le loro divisioni”. Resta il rammarico per le sanzioni: “Non siamo stati noi i primi a provocare questa situazione, è stata la risposta alle loro scelte”. Donbass, Crimea, come se non fossero alla base del problema... Anzi, “il formato normanno per le trattative sull’Ucraina (cui partecipano Mosca, Kiev, Berlino e Parigi) non ha dimostrato efficacia, ma non ne esiste un altro. Siamo comunque totalmente favorevoli all’abolizione dei visti tra Ue e Ucraina, un passo nella giusta direzione. I visti sono un retaggio della guerra fredda”.

Facciamo zapping. Siria. La liberazione di Aleppo è stata “una parte cruciale”, non soltanto della normalizzazione della situazione in Siria “ma della regione nel suo complesso”. Mosca ha operato in sintonia con Ankara e Teheran, “si sono create le condizioni per l’inizio delle trattative il cui scopo è la tregua totale”. La base navale di Tartus sarà ingrandita, intanto “per mantenere l’ordine nei quartieri liberati di Aleppo è stato schierato un battaglione di polizia militare”. L’uccisione dell’ambasciatore di Ankara? “Il rapporto con la Turchia si è rafforzato”, rassicura. Il mondo secondo Putin è meglio, se funziona come vuole lui.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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