Dieci anni dopo il caso Litvinenko uccide ancora Londra - Chiusa l’inchiesta sul “suicidio” dell’esperto che stabilì l’avvelenamento del “traditore” russo

Putinstan LONDRA

LONDRA. Dieci anni fa, il 23 novembre, moriva Alexander Litvinenko, l’ex agente del Kgb avvelenato da una dose di plutonio 210 somministrato da due suoi ex colleghi mentre si trovavano nella tea room di un albergo del centro di Londra. Lo stesso giorno dell’anniversario, non a caso, il coroner’s court della contea di Oxford ha depositato l’inchiesta su un’altra morte misteriosa strettamente legata alla vicenda Litvinenko: quella di Matthew Puncher, 46 anni, l’esperto di dosimetria delle radiazioni che fece le analisi sul corpo del dissidente russo e che si sarebbe ucciso il 4 maggio scorso, nella cucina della sua abitazione a Drayton, nell’Oxfordshire. Lo scienziato lavorava presso l’Atomic Energy Research Establishment di Harwell, un centro definito high sensible quanto a sicurezza e ricerche.

Un suicidio piuttosto improbabile: a pugnalate. Al collo. All’addome. Alle braccia. Alle mani: come se si fosse difeso, piuttosto che offeso. Procurate da due coltelli di diversa dimensione, uno dei quali è stato trovato ancora stretto nella mano sinistra: come dire, la prova delle prove. Ferite “autoinflitte” che hanno causato il decesso per dissanguamento. Ma lo stesso patologo ha dovuto ammettere che tali prove non “possono dimostrare che qualcun altro non sia stato coinvolto...”. E tuttavia, la tesi del suicidio sarebbe stata rafforzata da alcune testimonianze, stranamente tutte indirizzate su una fulminea depressione che avrebbe colpito Puncher dopo un suo viaggio a Mosca. George Etherington, capo dipartimento del Centro di Harwell, ha ricordato che Matthew era preoccupato per aver commesso un errore di codice in un’indagine commissionata dal Governo Federale americano: riguardava i rischi di esposizione alle radiazioni da plutonio su individui russi che avevano partecipato alla produzione di armi nucleari dell’Unione Sovietica. Siamo in piena trama alla John Le Carré: “Nel febbraio del 2016 Matt si recò ad un convegno in Russia. Al suo ritorno sembrava fosse diventato più taciturno e più riservato. Il 27 aprile lo vidi stressato. Mi disse del suo errore. Temeva di poter essere perseguito. Di finire in prigione per non aver adempiuto ai suoi doveri contrattuali. L’ossessione aveva effetto sul matrimonio, benché sua moglie Kathryn lo sostenesse. Aveva avuto addirittura pensieri di suicidio. Replicai che i suoi timori erano irrazionali”.

Del resto, il suo lavoro era stato giudicato eccellente, l’errore rettificato in un addendum. Certo, pure la moglie colloca il cambiamento di Puncher “al viaggio in Russia”. Così, certi dubbi restano in piedi: “Le ferite erano tanto estese che non ho creduto all’ipotesi del suicidio”, ha detto Rachel Clarke, l’ispettore capo che ha svolto le indagini. La scena era troppo pulita, senza tracce: “Molto strano”. Come in un altro caso misterioso. Nel 2003 l’esperto di armi David Kelly si era tolto la vita in circostanze molto sospette. Il suo cadavere fu rinvenuto nei boschi dell’Oxfordshire, una decina di miglia dal centro atomico. Anche allora, si archiviò l’inchiesta con la comoda soluzione del suicidio.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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