Aleksandr e i ragazzi borghesi: generazione Putin contro lo zar Mosca - Nati con l’ascesa al potere dell’ex membro del Kgb, sono tecnologici, alla moda, senza problemi economici, ma morali

Putinstan Mosca

MOSCA. Aleksandr Vilen frequenta il decimo anno della scuola russa, che corrisponde al quarto anno del liceo in Italia. Ha diciassette anni, dunque è un figlio dell’era Putin, al potere dall’8 agosto del 1999, prima come premier poi come successore del presidente Boris Eltsin. Alexsandr è uno dei giovani che ha osato sfidare i divieti delle autorità ed ha partecipato alla grande manifestazione di Mosca: “Siamo usciti in piazza per vergognarci del nostro Paese, ma anche per essere fieri”.

Vilen è consapevole che il Cremlino controlla l’essenziale della stampa e della tv. Infatti non guarda la tv dedicata alla gloria di Putin. Come lui, i coetanei che hanno manifestato sembrano emancipati da1la propaganda ufficiale. Preferiscono Vkontakte, il social network russo rivale di Facebook. E’ la generazione che elude le menzogne del regime. In 11 milioni hanno visto il video YouTube di Aleksej Navalny sugli arricchimenti del premier Medvedev e altri oligarchi. Sono soprattutto i figli della nuova borghesia cosmopolita di Mosca, Pietroburgo e di qualche altra grande città. Non tollerano il “putinismo” nuova religione di Stato. Una Russia imbavagliata ed incatenata. Polizia e giustizia sono agli ordini del Cremlino. Chi dissente è perseguitato, sbattuto in prigione con pretesti fabbricati in puro stile sovietico, braccato dal fisco, oppure assassinato, come Anna Politkovskaja e Boris Nemtsov. La Guardia Nazionale appena creata da Putin conta 400mila pretoriani. Eppure, nonostante questo formidabile potere, Putin temeva le proteste e le ha fatte vietare.

Vilen cita il grande scrittore premio Nobel Josip Alexandrovic Brodsky: “Non sappiamo quali sono i segni di distinzione e i cuori non potrebbero riconoscere gli alieni”. Gli alieni è la società russa, sorpresa dal fenomeno dei giovanissimi in piazza. Aleksandr è un utente di Vkontakte. Dove si trovano i gruppi chiusi degli studenti e dei giovani. Dove l’appello di Navalny è stato raccolto e rilanciato col tam tam di un passaparola che si dissimula nei meandri della Rete russa, per sfuggire agli agguati dei controllori. Ha deciso di scrivere il suo perché domenica era là. La versione di Vilen: “Qualcuno dice che l’abbiamo fatto per lottare contro la corruzione, altri in cambio di 500 rubli o anche di più 100 dollari o 100 Euro; altri dicono per dvizhukha”, cioè per movimento: “Prima di tutto, non per movimento ma per lulz (dall’espressione lol, cioè scherzo, qualcosa di divertente). Poi, non solo per questo. Non voglio parlare come funziona Vkontakte, vorrei parlare del perché i miei coetanei sono scesi in strada e perché l’hanno fatto solo quelli che usano Vkontakte. Scrivo i miei pensieri. Non ne ho ancora discusso con nessuno”.

Dunque, spiega Vilel, “la società russa è arrivata negli Anni Novanta essendo eticamente povera e non solo eticamente. Io sono nato nel 2000, ho vissuto a Piter (Pietroburgo, ndr.) e Mosca. Non ho mai vissuto la povertà. Ho il mio notebook, uno smartphone, ho accessori alla moda e di buona marca, non devo pensare alle bollette, al cibo, agli abbonamenti dei trasporti. Così come la maggioranza uscita in piazza”. La corruzione è il male. E riguarda ognuno di noi. Un male che nessuno vuole veramente combattere, tanto meno i partiti. Navalny non usa questo schema. Pone l’obiettivo.

La questione, dice Vilen, non è soltanto economica: è soprattutto una questione etica. Nel riconoscere la vergogna. Qualcosa che è maturato in lunghi dibattiti su Vkontakte: “A un certo punti tutti hanno incominciato a parlare di politica. Gli ultimi sei mesi sono stati emozionanti. Quello che diceva a casa la mamma era ben diverso da ciò che saltava fuori nei dibattiti”. L’analisi del ragazzo è significativa: “La caratteristica importante della propaganda ufficiale è il divieto di riconoscere i peccati del nostro Paese. Se non posso vergognarmi del mio Paese, perché questo Paese lo devo considerare mio?”. Altrimenti, in che cosa è diversa la Russia di oggi da quella di ieri, ai tempi dell’Urss?

La manifestazione non era solo contro la corruzione, e nemmeno in supporto a Navalny: “Era per il bene contro il male, ed è questa la differenza con le generazioni precedenti, loro si sono stancate di cercare questo bene, cercando di sfamare noi. La mia generazione, invece, è interessata alla ricerca di questo bene”. Vilen avvisa il lettore, non dipinge le generazioni precedenti come eticamente miserabili e non mostra “una compassione snob”. Né suggerisce “con approccio da tutor/mentor quel che si deve/si dovrebbe fare. Ecco, se veramente lo sapessi, avrei detto: pulisci la tua casa, leggi una preghiera, un giorno ti sveglierai in una Russia libera. Peccato che non so se sarà così. Per questo sono probabilmente sceso in piazza”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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