Lo zar vede B. e censura “BerlusPutin ”

Putinstan Mosca

Il 15 ottobre scorso Mikhail Ugarov, direttore, regista e leader creativo del Teatr.doc di Mosca - il più innovativo, il più inquisitorio e importante teatro politico russo - si è visto recapitare una lettera del Dipartimento della Proprietà Comunale in cui gli viene chiesto di liberare la sede di pereulok Trekhprudny, nel centro della capitale, non lontano dalle stazioni metro Tverskaja e Pushkinskaja. Il contratto di locazione non verrà rinnovato.

Chi pensava che ci si fosse congedati dall’epoca sovietica, si è sbagliato. Il Teatr.doc dava fastidio per i suoi spettacoli assai critici nei confronti del potere, giocati spesso e volentieri sui toni della satira più graffiante e della provocazione politica. Due, in particolare, hanno scatenato la rabbia del regime: “BerlusPutin”, basato sull’Anomalo bicefalo di Dario si ricostruiscono gli ultimi 78 minuti di vita del revisore dei conti Sergej Magnitsky, incarcerato per avere scoperto gli intrallazzi sui fondi pubblici e morto in prigione per mancato soccorso, dopo torture e pestaggi, il 16 novembre del 2009.

IL PRETESTO DEI BUROCRATI? Il teatro avrebbe modificato i locali senza averlo concordato coi proprietari. Il che non è del tutto vero: nessun muro è stato abbattuto o spostato. Gli unici interventi sono stati quelli pretesi dalle norme di sicurezza: ossia creare una nuova uscita d’emergenza. Il Teatr.doc è piccolo, un solo ambiente in cui possono starci al massimo cento spettatori. Fin da quando è nato, nel 2002, ha riscosso grande successo e apprezzamenti per il coraggio e di portare in scena storie di un’attualità scomoda rigorosamente basate su testimonianze e documenti. Lì non si recita soltanto, ma si denuncia. Con intensità. E rigore.

Una spina nel fianco della normalizzazione culturale portata avanti da Putin. Perché quella del Teatr.doc è la voce del dissenso, ma non solo. La voce della giustizia calpestata. La voce del malessere sociale. Della memoria oltraggiata. Della contestazione: al Teatr-doc hanno recitato se stesse le Pussy Riots. In quell’occasione si parlò proprio di “teatro dei testimoni”. Il timore che dietro lo sfratto del Teatr. doc ci sia, come dice la drammaturga Yelena Gremina, direttrice del teatro, un ordine “dai piani alti della politica”, ha messo in subbuglio l’anga - riato mondo della cultura moscovita.

Mobilitazione che si è tradotta in una lettera aperta al sindaco Sergej Sobyanin, sottoscritta, alle 19 di ieri, da 3772 intellettuali. Ad allarmare l’opinione pubblica, invece, provvedono un articolo apparso sulla Novaja gazeta, il giornale della povera Anna Politkovskaja e un reportage sulla rivista Snob, uno dei più seguiti opinion maker della classe media russa. Una battaglia disperata, terribilmente e tragicamente complicata nella Russia del conformismo imperiale putiniano.