PREMI IGNOBEL 2016 Politica italiana ed estera. I migliori peggiori dell’anno: Trump, re Giorgio, De Luca&C.

Storie

Avvertenza: il 2016 della politica internazionale è stato un anno disperatamente sull’orlo dell’abisso, dove furori identitari, deliranti ambizioni e progetti ultrareazionari hanno trovato torbidi interpreti e deboli resistenze. Il trionfo Ignobel sancito dalla copertina di Tim, dedicata all’uomo dell’anno: Donald Trump, il nuovo presidente Usa. E getta. Caro 2017, non ci sarà limite al peggio...

RODRIGO DUTERTE. Il presidente Brutal delle Filippine. Una volta, si è paragonato a Hitler: “Il Fuerher massacrò tre milioni di ebrei...Ci sono tre milioni di tossicodipendenti nelle Filippine. Sarei felice di massacrarli”. Di Obama ha detto che è un “figlio di puttana”, nonostante l’alleanza tra Washington e Manila. Pure del papa, ma si è corretto, “l’ho fatto in modo scherzoso”. In soli tre mesi sono state uccise 3500 persone, accusate di trafficare droga o di consumarla, mentre per le violenze poliziesche e para poliziesche c’è l’immunità. BESTIALE. Voto: 0.

ABD al-FATTAH al-SISI. Fino al 3 febbraio, gli italiani sanno poco di questo generale-presidente. Quel giorno viene scoperto, in un fosso ai margini del deserto, il cadavere con evidenti segni di torture del ricercatore Giulio Regeni, sparito il 25 gennaio. Chi l’ha ucciso? Le forze di sicurezza del regime autoritario o le squadracce (Baltagiya) che le affiancano? Il Cairo elude. Dice bugie. Crisi tra Italia ed Egitto. Amnesty International lancia la campagna Verità per Giulio Regeni, il Parlamento europeo condanna le violazioni dei diritti umani in Egitto, il New York Times attacca la Francia per il silenzio “vergognoso” sulla vicenda. In ballo, commesse militari e petrolio. Sisi apre a Putin, si allontana da Obama. E dalla verità su Regeni. INACCETTABILE. Voto: 1

DAVID CAMERON. Detto Brexitman: per avere indetto il referendum dell’uscita britannica dall’Unione Europea volendo restarci. Il premier conservatore si è dovuto dimettere 20 giorni dopo il voto. Detto anche Bugiardino: predicava tolleranza zero nei confronti degli evasori fiscali, ma aveva ereditato dal padre Ian Donald un fondo offshore alle Bahamas (fonte: Panama Papers). Da che pulpito. Pensava d’essere il più furbo del reame, l’ha impallinato l’ipernazionalista Nigel Farage. IPOCRITA. Voto: 2.

FEDERICA MOGHERINI. Spedita da Renzi nella Commissione Europea, spacciata come grande esperta di politica estera. Della serie: chi l’ha vista? L’Alto Rappresentante Ue per la politica e la sicurezza si fa notare soprattutto per le lacrime versate ad Amman mentre ricorda le vittime di Bruxelles. Scavalcata da Hollande e dalla Merkel nelle trattative sull’Ucraina. Invisibile sulla Siria. Timida sulla repressione in Turchia. Putin se la mangia. La bypassa persino il Gruppo di Visegrad (Cechia, Polonia, Slovacchia e Ungheria) che vuole meno Bruxelles e più muri contro i migranti. FANTASMA. Voto: 3.

BARACK OBAMA. Mica ve l’aspettavate, vero? Apprezzabile per il welfare. Ma tardivo appoggio alla non amata Hillary Clinton. Meglio Michelle. Un disastro, gli Esteri. Disimpegno in Medio Oriente=via libera alla Russia. Obama perde Ankara e l’Egitto. L’ultimo atto è uno schiaffo ad Israele: l’astensione sul voto al Consiglio di Sicurezza Onu che nega “validità legale” alle colonia israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Un gesto velleitario: durerà sino all’insediamento di Trump. VENDICATIVO. Voto: 4.

FRANÇOIS HOLLANDE. Il primo dicembre annuncio choc: “Ho misurato rischi e divisioni per la sinistra, non partecipo alle presidenziali di giugno”. L’82 per cento dei francesi approva. Disperato harakiri per dribblare la prevedibile sconfitta alle primarie socialiste e non farsi umiliare dall’ex delfino Manuel Valls. Paga le falle dell’antiterrorismo, specie dopo la strage di Nizza del 14 luglio. Senza dimenticare Marina Le Pen che ara voti nel disagio sociale ed economico. PAVIDO. Voto: 5-.

ANGELA MERKEL. Ebbene, anche lei non ha brillato. Dura con Putin, ma arrendevole con la Gazprom, che del Cremlino è il braccio energetico. Furbetta sul fronte migranti, infido terreno su cui prosperano le destre nazionaliste e xenofobe. Spiegazione: incombe il voto a primavera. Per rassicurare i moderati, passa dalla dottrina della piena accoglienza a quella dell’accoglienza “filtrata”. Rassicura - dopo la strage del mercatino di Natale a Berlino - che i valori cristiani della solidarietà saranno comunque rispettati. Elogia l’Italia per aver ucciso Amri: la destra non glielo perdonerà. BANDERUOLA. Voto: 5+

RECET TAYYIP ERDOGAN. Chiamatelo Sultano. Assoluto. Guai se lo criticate. O se dite che non gli servireste mai il tè: finireste in galera, come Senol Buran, responsabile della mensa del quotidiano d’opposizione Cumhuriye. Sono 70mila i detenuti dell’opposizione vera e presunta schiaffati in prigione dopo il fallito golpe. Si è alleato con Putin, nonostante la Turchia faccia parte della Nato, per contrastare i curdi che combattono contro Assad, sostenuto da Mosca. Ricatta l’Europa sui migranti. Da ex calciatore, entra a piedi uniti nella geopolitica più instabile del mondo e se ne frega degli arbitri. SCORRETTO. Voto: 6

DONALD TRUMP. E’ il guru della post-verità, cioè delle balle da comminare impudicamente alla gente. Ha detto cose senza senso, e ancor meno logica. Ha esultato per Brexit: “Finalmente gli inglesi sono tornati padroni di loro stessi”. Ha vinto grazie ai tweet e a Facebook, paradigmi innovativi della nuova politica 2.0. Ha conquistato le masse del risentimento e degli “invisibili” contro chi aiuta le minoranze “visibili” (i neri, gli ispanici, i profughi, il femminismo, gli omosessuali). Ha legittimato il razzismo e chi disprezza la politica. Brandisce slogan e insulti. Con Trump è lecito odiare. Infatti piace a Putin. Alla Le Pen. A Salvini. A Erdogan. A Sisi. A Farage. A Frauke Petry. L’Internazionale Populista . IPERBOLICO. Voto: 8.

VLADIMIR PUTIN. Lo Zar è il Numero Uno del peggio. Che per molti, invece, purtroppo è il meglio. Grande Alimentatore di tensioni: foraggia gli estremisti euroscettici e nazionalisti, salva il tiranno di Damasco, hackera le mail dei democratici Usa. Sogna un revival dell’Impero che mixi zarismo e sovietismo. Desidera rispetto dal mondo, che invece continua a sanzionarlo. Nega il doping di Stato, come negò coinvolgimenti in Crimea e nel Donbass. Ogni volta che parla ai russi gonfia i muscoli: sublime nell’autocelebrazione, altro che Renzi. L’altro giorno ha elogiato Assad e più di tutti Trump, che desidera incontrare da “pari a pari”, mentre ha pesantemente criticato Obama e la Clinton: “Non sanno perdere”. Ma a casa va male: crisi economica, disoccupazione, autarchia. E’ la democratura, bellezza. RAS. Voto: 9.

JEAN-CLAUDE JUNCKER. Presidente europeo (non all’unanimità), burocrate lussemburghese: abituato ad avere alle spalle i furbi belgi, accanto gli ondivaghi francesi e soprattutto a temere i tedeschi. Allenato quindi ai compromessi. Gli capita di esternare, talvolta. E combina pasticci. Per esempio, ha criticato aspramente Trump, sperando che perdesse. Ma quando Donald ha vinto, gli ha scritto una letterina invitandolo al vertice Usa-Ue. Trump se ne è fregato. VELLEITARIO. Voto: 10.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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