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Panama Papers

Panama Papers, ovvero il complotto dei complotti. Chi c’è dietro l’incredibile rivelazione degli 11 milioni e mezzo di documenti dello studio Mossack Fonseca? Al convegno giornalistico “Verità e giustizia” organizzato a San Pietroburgo il 7 aprile, Vladimir Putin non ha avuto dubbi nell’indicare gli Stati Uniti, “Wikileaks ha mostrato che dietro i Panama Papers ci sono funzionari e agenzie americane”. Aveva letto un tweet dell’account ufficiale di Wikileaks: “Panama Papers. L’attacco a Putin ha come obiettivo la Russia e l’ex Urss, ed è stato finanziato da Usaid e Soros”. Con astuzia, però, il capo del Cremlino non citava un secondo tweet, apparso poco dopo: “Le affermazioni secondo cui i Panama Papers sono un complotto contro la Russia sono nonsense. Ma i soldi di Usaid ne pregiudicano il valore giornalistico”.

Ovviamente Putin tirava acqua al suo mulino: “Voi siete giornalisti professionisti e sapete bene cos’è un’informazione preconfezionata, hanno preso queste società offshore, ma il mio nome non c’era, niente di cui parlare. Non potendomi attaccare direttamente, hanno preso dei miei amici, li hanno messi dentro e hanno confezionato la notizia”. Parole da ex tenente colonnello del Kgb. Putin, poi, ha diretto l’Fsb, i servizi eredi del Kgb, maestri di complottismo e di manipolazioni. Bottiglia nuova, vino vecchio.

Forse, proprio per questo, c’è chi rovescia la prospettiva della cospirazione. Ed immagina la mano di Putin dietro Panama Papers. L’ipotesi è stata avanzata dall’economista Clifford G. Gaddy della vetusta Brooking Institution (un think thank fondato cent’anni fa) di Washington, dove ha il ruolo di senior fellow.

Gaddy è considerato un grande esperto dell’economia russa, ed è stato consulente fiscale del ministero russo delle finanze, alla fine della presidenza Eltsin. Sul suo blog Order from Chaos (Foreign Policy in a Troubled World) ha scritto un post intitolandolo provocatoriamente “Are Russians actually behind the Panama Papers?”, ci sono i russi dietro i PP? Lo ha ripreso il Washington Post ed è diventato virale. Gaddy ricorda che nel 2015 un hacker sostenuto dal governo russo avrebbe inviato via email al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung un dossier che sarebbe alla base dei Panama Papers. Inoltre – spiega Gaddy – le rivelazioni sulla cerchia degli amici più stretti non mettono Putin più di tanto in difficoltà, mentre i documenti di Mossack Fonseca imbarazzano invece molti altri leader mondiali. Semmai, c’è da inquietarsi sul fatto che così pochi americani siano coinvolti: forse alcuni nomi sono stati depennati dalle liste, con lo scopo di essere utilizzati in un secondo momento a fini di ricatto.

Siamo all’apologia del complotto. Internet, che è ormai lo spazio logico del cospirazionismo, accoglie il post di Gaddy e lo rilanciato come una biglia di flipper. Tra i primi a riprenderlo, ecco rusvesna (“Primavera russa”), sito creato prima dell’intervento russo nel Donbass, considerato una fonte di informazioni legata al Cremlino. Ma c’è pure la Novaja gazeta dove lavorava Anna Politkovskaja che sul complotto del complotto offre una sua interpretazione: se dietro tutto c’è Putin, significa che si è rotto il patto con gli oligarchi e con coloro che hanno allegramente approfittato del regime putiniano: “Il governo russo sta preparando una svolta drammatica nella politica interna”, scrive la Novaja. Il “contratto” del 2001 con gli oligarchi è “annullato, non basta essere leale, si deve condividere con il paese le difficoltà della crisi”. E come? Con la temuta “deprivatizzazione”, cioè la nazionalizzazione dei beni in eccesso. Putin punta alle elezioni del 2018: capace di far tornare la Crimea alla madre Russia ma anche i soldi degli oligarchi.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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