Panama Papers, fra teste tagliate e la Fifa nera

Panama Papers

Sistemate il pallottoliere di Panama Papers. Spostate la prima pallina. Quella col volto di Sigmunder David Gunnlaugsson, premier d’Islanda. È la prima “vittima” eccellente. Si è dimesso. A furor di popolo. Panama Papers l’aveva beccato in flagranza di offshore (insieme a due membri del governo). Dicasi conflitto d’interessi, in un Paese che era stato sull’orlo del default per via della crisi bancaria, nel 2008. Allora, una dozzina di banchieri disonesti era finita in galera. E il premier del tempo, Geir Haarde, venne licenziato, sempre dal popolo imbufalito. L’Alta Corte lo processò nel 2012 e lo condannò per “negligenza”.

Presidente del Partito del Progresso, Gunnlaugsson, conquista il potere nel maggio 2013 sfruttando l’ondata di collera contro le banche. Quando lo scandalo panamense è esploso, ha goffamente tentato di difendersi: “Non ho mai nascosto i miei soldi, tutto è regolare”, dichiara lunedì. La protesta è tale che riescono a buttarlo giù dalla poltrona. Così, ieri, Sigmunder ha mollato il timone, inseguito dalle urla della gente: “Bugiardo!”. L’11 marzo i segugi del Icij gli avevano chiesto: “Possiede una società offshore?”. “Io? No!”. Quattro giorni dopo, la moglie Anna Plasdottir rivela su Facebook l’esistenza della Wintris Inc. Fondata nel 2007 sull’isola caraibica di Tortola e condivisa col marito che le cede la sua quota il 31 dicembre del 2009 per un dollaro. Non d’onore: giacché aveva evitato di denunciarne la proprietà (4 milioni di dollari come minimo) quando era stato eletto in Parlamento, nell’aprile del 2009, e quando era divenuto premier.

In Francia colpito il Fronte Nazionale. I moralisti delle elezioni regionali. L’inchiesta svela come importanti personaggi del partito, tra i più influenti della corte di Marine Le Pen, avessero organizzato un sofistica sistema d’ingegneria finanziaria offshore tra Hong Kong, Singapore, Isola Tortola (Isole Vergini), Panama. Inchiodati dai file dello studio legale Massock Fonseca, spuntano i nomi di alcuni membri del “cerchio magico” della presidentessa, come quello di Frédéric Chatillon, definito dai media d’Oltralpe il “fedele dei fedeli” di Marine, suo amico d’infanzia. Uomo di tutte le stagioni, chiamato pure “l’imprenditore dell’ombra”.

Tocca anche a papà Jean Marie Le Pen: banconote, lingotti e monete d’oro per almeno 2,2 milioni di euro – il favoleggiato “tesoro” del fondatore del FN – sarebbero stati celati tramite la Balerton Marketing ltd (creata nel 2000 alle Isole Vergini). Gérard Gérin, il maggiordomo di Le Pen, ha riconosciuto d’esserne il prestanome, assieme a Jany Le Pen, ex moglie di Jean Marie.

Salta fuori anche il nome di Gianni Infantino, 46 anni, l’italo-svizzero appena eletto presidente della Fifa, dopo il regno di Sepp Blatter, travolto dagli scandali. Infantino aveva coniato lo slogan “la Fifa pulisce”. I Panama Papers sostengono che quando era capo del servizio legali dell’Uefa, avrebbe avuto un ruolo sugli accordi relativi ai diritti tv e questi sarebbero transitati e riciclati in società offshore, per esempio nella lontanissima isola corallina di Niue (qui, dal 2006 al 2009 sono stati parcheggiati 111 mila dollari). Ma è solo l’iceberg. Sotto il pelo delle acque di Panama, ci sono pure i soldi di 20 squadre di calcio, tra le quali l’Inter.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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