Così i ricchi del mondo nascondono i loro miliardi

Panama Papers

Altro che Spotlight, il film sullo scandalo dei preti pedofili di Boston. Siamo di fronte al Watergate dell’evasione mondiale. I giornalisti investigativi del consorzio americano Icij (cui aderisce, in Italia, l’espresso), grazie ad una “gola profonda” – almeno, questa la versione ufficiale – hanno avuto la possibilità di consultare 11 milioni e mezzo di file su 200mila società offshore basate principalmente a Panama. Dove i potenti del mondo, i loro familiari e migliaia di vip hanno nascosto i loro soldi. Nomi come Putin. Come Cameron.

Come i leader cinesi. Come Messi. Come l’attore di Hong-Kong, Jakie Chan. Come tanti italiani: per esempio, Luca Cordero di Montezemolo. L’ex pilota di Formula1, Jarno Trulli. O l’imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante, coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello Dell’Utri: gli italiani coinvolti nel giro sarebbero circa 800. I documenti riguardano operazioni effettuate dal 1977 alla fine del 2015.

È probabilmente la fuga di notizie più clamorosa nella storia della finanza, o meglio dell’evasione, se, come pare, le banche e gli studi legali che hanno usufruito dei servizi offerti dall’offshore Panama “non avrebbero seguito le norme che permettono di individuare i clienti coinvolti in attività illegali”.

Tutto nasce, sempre che questa sia la storia vera, da qualcuno che può accedere all’archivio dati dello studio legale Mossack Fonseca che ha base a Panama City, uno dei paradisi fiscali più efficienti e discreti del mondo, nonostante di recente ci siano state pressioni da parte Usa perché le cose cambino come è successo per la Svizzera.

Questo Mister X, un anno fa, decide di spedire al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung una prima dose di file. Il giornale è nel circuito dell’Icij. Farne parte, significa condividerne gli scoop. Contemporaneamente, vengono avvisate le autorità fiscali di vari Paesi, a cominciare ovviamente da Germania e Usa, dove ha sede il consorzio dei giornalisti 007. Si decide di procedere, per il momento, in assoluto riserbo. Tant’è che i file sono aggiornati al mese di dicembre 2015, segno che Mister X non era stato ancora individuato.

In realtà, Panama è il centro di smistamento dei miliardi imboscati: sinora, sono stati individuati 21 paradisi fiscali sparpagliati per mezzo globo, dai “classici” delle isole caraibiche, sino a Cipro – meta preferita dei russi – per arrivare in Nevada, spina nel fianco del moralismo a stelle e strisce. I modi per celare i quattrini sono tra i più fantasiosi: trust e fondazioni (che a loro volta possono godere di altri vantaggi fiscali), più le solite società che rimandano ad altre società, in un gioco di scatole cinesi gestite con codici e password in continuo aggiornamento. Soldi, specie quelli infrattati dai politici, significano corruzione, furto, collusione col crimine organizzato.

Sono 15.300 le sigle di comodo costituite dalle banche (colossi come la svizzera Ubs – amata da Gelli – e la britannica Hsbc). Ci sono società offshore che conducono al cerchio magico del Cremlino, agli uomini cioè di Putin, altre che portano al suo nemico, il presidente ucraino Petro Poroshenko (compreso il padre), a dimostrazione che pecunia non olet mai e non ha frontiere, quando si tratta di sottrarlo al fisco. Che dire allora di David Cameron, che a parole lancia una crociata politica contro l’evasione e poi nei fatti.

Una nota meritano i fondatori dell’ineffabile studio legale Mossack-Fonseca, approdati a Panama alla fine del 1975. Juergen Mossack, origini tedesche, venne col padre, ex SS. Ramon Fonseca, invece, è divenuto famoso come scrittore e per anni è stato nel salotto buono del potere, in qualità di consigliere della presidenza. A marzo, quando l’Icij è uscita allo scoperto, ha capito che non poteva più mantenere quell’incarico e si è messo in aspettativa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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