Rebellin battuto dall’età "Rabbia, felicità, amarezza"

Olimpiadi Pechino 2008 Pechino

JUYONGGUAN - Con che spirito si prende questa bella medaglia d'argento? "Con lo spirito di uno che sa che l'argento non è oro", ha risposto senza esitazioni il ciclista Davide Rebellin che sembrava il ritratto della delusione, "l'oro è un'altra cosa. In questo secondo posto c'è un po' di tutto: rabbia, felicità, amarezza". La rabbia di aver perso per un nonnulla.

La felicità comunque di aver conquistato una medaglia e di essere salito sul podio olimpico. L'amarezza di sapere che un'altra occasione del genere Davide non la potrà più avere: ha infatti compiuto trentasette anni proprio il giorno delle Olimpiadi. Una bella età: ecco cosa l'ha veramente sconfitto. Ma lui non l'ha voluto ammettere. Anche perché è consapevole d'aver corso forse la gara più bella della vita: non avendo sbagliato nulla e non avendo nulla da rimproverarsi. Salvo il fatto che si è trovato tra le ruote uno scaltro spagnolo, il trentenne Samuel Sanchez, settimo al Tour quest'anno e grande finisseur.

Non ha vinto, ma non ha perso, il nostro Rebellin: la formula consolatoria è del ct Franco Ballerini che elogia la squadra azzurra, e la splendida prova del corridore veneto. "Noi e gli spagnoli abbiamo fatto la corsa". Ma gli spagnoli poi l'hanno vinta. E' pur sempre la prima medaglia italiana di queste Olimpiadi, però a Rebellin poco importa. Gli è sfuggito il titolo olimpico, che voleva brandire come una bandiera per rivendicare che il ciclismo italiano non merita il disdoro provocato dai casi di doping. Non a caso, la sua prima dichiarazione è stata abbastanza polemica: "Questa è la risposta del ciclismo pulito".

Anzi, ha addirittura dedicato la medaglia ai giovani e a tutti coloro che continuano ad amare questo sport, "perché è sano", ha insistito Davide.

E' stato il percorso a dare il suo verdetto, ammette Rebellin, a proposito di Paolo Bettini, il campione olimpico di Atene 2004 che nel finale di corsa è sparito di scena. Stava appiccicato ai pedali di Fabian Cancellara quando l'italo-svizzero è schizzato via dal gruppo per raggiungere i fuggitivi (Schleck, Sanchez e Rebellin più Rogers e il russo Polobnev). Perché non è andato ad aiutare il compagno? "Avevo una gran bella gamba ma avevo anche tutti contro", si è giustificato Bettini. Sorrideva, Bettini, e sembrava lui il medagliato d'argento.

Un circuito spettacolare, una cornice di straordinaria suggestione - la Grande Muraglia incombeva sulle teste dei corridori - una corsa bellissima, un podio importante: che si poteva aver di più? E' successo di tutto e di più: la fuga bidone, all'inizio, per accontentare il carneade di turno; le strategie delle squadre, la guerriglia tra spagnoli e italiani, l'illusione del bravissimo Andy Schleck, che ha cercato di schiantare la resistenza di Rebellin con scatti e controscatti tutti tamponati da Davide, insomma il repertorio del miglior ciclismo compendiato negli ultimi cinquanta chilometri, a ricordare che una corsa di bicicletta su strada può essere palpitante come la trama di un romanzo giallo, dove l'assassino si rivela solo all'ultima riga.

Fonte: La Repubblica

GUARDA ANCHE

Cina, missione compiuta è la nuova padrona dello sport 24/8/2008

Con 51 medaglie d'oro ha distanziato la rivale Stati Uniti: dal nuoto alla lotta ha dominato in tutte le discipline
Continua a leggere

Campioni getta e usa 23/8/2008


Continua a leggere

Alla ricerca dei bagarini 21/8/2008


Continua a leggere

La prevalenza del cinoinglese 19/8/2008


Continua a leggere