Il medico ebreo che diventò il "Generale Luo"

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PECHINO - Vi racconto l'incredibile storia di Jakob Rosenfeld, il medico ebreo viennese diventato "Eroe della rivoluzione cinese". Perseguitato dai nazisti trovò rifugio a Shanghai. La sua straordinaria epopea varrebbe un film. Tutto nasce da un serie speciale di francobolli emessi dalle poste cinesi nel 2002: ogni tanto la passione filatelica fa scoprire storie incredibili.

Rosenfeld nacque a Lemberg (l'attuale Lviv in Ucraina) nel 1902, figlio di un sottufficiale dell'esercito austro-ungarico. I suoi genitori gli inculcarono la passione per la cultura tedesca, soprattutto della musica e della letteratura, così come una particolare sensibilità alla sofferenza dei deboli e degli oppressi.

Questo percorso culturale e spirituale lo porta a diventare medico, specializzato in urologia e ginecologia. Ha una clientela piuttosto selezionata presso le personalità e gli uomini d'affari viennesi. Si iscrive al partito democratico sociale austriaco e viene arrestato spesso per le sue attività antiimperialiste.

L'Anschluss dell'Austria al Terzo Reich lo travolge: finisce a Dachau, poi a Buchenwald. Liberato nel 1939, ma ad una condizione: deve abbandonare il Terzo Reich entro due settimane. Dove poteva andare un ebreo? Shanghai era l'unica destinazione per la quale non veniva richiesto alcun visto né era necessario presentarsi alla concessione internazionale. Rosenfeld vi si rifugia ed apre ben presto uno studio medico.

Pochi sanno che tra il 1931 e il 1941 Shanghai era stata soprannominata la "piccola Vienna": vi abitavano tra i 25 e i 30mila ebrei scappati dall'Europa per sfuggire ai nazisti. Più di quanti ce ne fossero in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Africa del Sud e India messe assieme. Gli ebrei vivevano liberi sino all'occupazione dei giapponesi, quando, nel 1942, venne creato un ghetto. Nel 1943 i giap invadono la città e compiono massacri indicibili. Il colonnello Joseph Meisinger (noto come il "boia di Varsavia") arriva in Cina. Il suo piano della "soluzione finale a Shanghai" fortunatamente non è applicato dai giapponesi.

Che sorte era toccata, nel frattempo, al buon dottore Rosenfeld? Fin dal 1941 aveva avviato dei contatti con un agente di propaganda del Komintern (l'Internazionale Comunista). L'esercito cinese era costantemente sottoposto a pesanti attacchi da parte dei giapponesi e subiva grosse perdite. Jakob decise di raggiungere la "Nuova 4a Armata" di Mao Tse Tung. Erano appena trascorsi due anni dal suo arrivo in Cina ed eccolo nella provincia di Shandong, a est del paese, dove si fa passare per un missionario tedesco per ingannare i giapponesi.

Gli stranieri che si aggregano a Mao sono pochissimi. Rosenfeld capisce che il suo ruolo è quello di fare il medico e di migliorare le drammatiche condizioni sanitarie delle truppe rivoluzionarie. La sua abnegazione colpisce i dirigenti comunisti cinesi: perché Rosenfeld non solo svolge il suo lavoro, opera ininterrottamente, ma addestra decine di praticanti cinesi alla medicina moderna. La sua incessante opera umanitaria è tale che salverà 100mila persone, tra soldati e civili cinesi. E' venerato dall'esercito "rosso" e dalla popolazione, il Comitato Centrale lo nomina generale. Anzi, diventa il "Generale Luo". Rosenfeld si lega a Liu Shaogi e Chen Yi, i quali diventeranno rispettivamente presidente cinese e ministro degli esteri; non entra mai in sintonia con il Grande Timoniere.

La guerra finisce. Hitler si suicida, il Terzo Reich crolla, gli Usa sganciano le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, ma Jakob continua a restare in Cina. Il "Generale Luo" partecipa all'assedio e alla caduta di Pechino nel 1949 e solo dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, decide di tornare a Vienna. Ritrova una città devastata, ancora segnata dall'antisemitismo. Non ci si ritrova più. La famiglia è stata sterminata. Le autorità alleate lo tengono d'occhio perché lo sospettano una spia.

Rosenfeld, allora, tenta di ritornare in Cina, ma col nuovo regime e con lo scoppio della guerra in Corea gli stranieri non sono più i benvenuti. E' disgustato dall'ingratitudine e così chiede il visto per recarsi negli Stati Uniti ma il consolato Usa glielo rifiuta a causa del suo "servizio attivo" nell'esercito comunista cinese. Non gli resta che emigrare in Israele. Lavorerà all'ospedale Assuta di Tel Aviv. Ma la sua salute declina rapidamente. Chiede di nuovo il visto per gli Usa perché è convinto che soltanto lì potrà essere operato e salvarsi. Ma il Dipartimento dell'Immigrazione gli nega ancora il visto. E' un ebreo che ha combattuto per i comunisti ed è dunque dichiarato "persona non grata". Siamo infatti in piena era McCarthy. Il maccartismo è in piena furibonda attività.

Jakob Rosenfeld muore d'infarto al miocardio nel 1952, in piena solitudine. Nessuno in Cina ha voluto (o potuto) raccontare la sua epopea. Caduto nell'oblìo, Rosenfeld sarà progressivamente riabilitato solamente dopo la morte di Mao. Nel 1992 Cina ed Israele stabiliscono le relazioni diplomatiche. L'associazione dell'amicizia tra i due Paesi trova la tomba di Jakob al cimitero di Kiriat Shaoul a Tel Aviv e la restaura. Nel 2002, in occasione del centenario della sua nascita, la Cina celebra la memoria del medico "Generale Luo", l'amico ebreo della Cina, con un'emissione commemorativa. Oggi Rosenfeld ha anche la sua statua, un ospedale porta il suo nome e il museo storico di Pechino gli ha consacrato una mostra, inaugurata dal presidente Hu Jintao.

Fonte: La Repubblica

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