Cina, missione compiuta è la nuova padrona dello sport Con 51 medaglie d'oro ha distanziato la rivale Stati Uniti: dal nuoto alla lotta ha dominato in tutte le discipline

Olimpiadi Pechino 2008 Pechino

PECHINO - Ginnastica: 9 ori. Sollevamento pesi: 8 ori. Tuffi: 7 ori. Badminton: 4 ori. Ping-pong: 4 ori. Judo: 3 ori. Tiro a segno: 3 ori. Nuoto: 2 ori. Kayak velocità: 2 ori. Boxe: 2 ori. Un oro a testa: scherma, lotta, taekwondo, tiro con l'arco, canottaggio, vela, trampolino. Totale: 51 vittorie in 17 differenti discipline. Missione compiuta: il più strategico dei progetti di Stato cinesi è andato a buon fine. Vincere i Giochi ed affermare la supremazia cinese sullo sport mondiale. Ci sono riusciti alla grande: un trionfo che ha annichilito ogni previsione. La Cina non si è limitata a sfondare negli sport in cui eccelle: badminton, ginnastica, ping pong, tuffi. No, è andata a prendere medaglie in quasi tutti gli sport del programma olimpico, vincendo persino nel nuoto e nel tiro con l'arco, nella lotta e nel sollevamento pesi, nel canottaggio e nella vela. Hanno sfiorato persino l'impresa nel beach-volley, meritandosi l'argento in un'emblematica finale con le americane. Hanno perso, ma hanno fatto capire che anche in quel territorio "stelle e strisce" d'ora in avanti bisognerà fare i conti con loro. A qualcuno, questo strapotere non va giù proprio. Sotto accusa, certi metodi esasperati: allenamenti al limite della resistenza umana, selezione scientifica degli atleti, reclutamento di 70 allenatori mercenari e persino lo spionaggio: la Cina ha usato tutte le armi possibili pur di far razzìa ai "suoi" Giochi. Compreso l'identikit morfotipo per scovare e selezionare i futuri campioni, che magari non hanno mai praticato lo sport per il quale sono stati prescelti. Come è stato nel caso della velista Yi Jian, reclutata in Mongolia esterna, che non aveva mai visto il mare: ad Atene vinse l'argento e qui ha battuto la nostra Alessandra Sensini, pigliando l'oro nella classe RS:X.

Così si è arrivati al giorno di chiusura e anche in questi ultimi palpiti olimpici subito è risuonato l'inno cinese, al Ginnasio dei Lavoratori, dove si è svolto il torneo di boxe: il minimosca Zou Shiming ha infatti conquistato la cinquantesima medaglia d'oro per la formidabile squadra della Repubblica Popolare Cinese, grazie al ritiro del rivale mongolo Serdamba Purevdorj che ha gettato la spugna alla seconda ripresa. Un traguardo simbolico che ha reso la disfatta americana ancor più clamorosa. Incrementato poi da un altro pugile, il massimo leggero Zhang Xiaoping. La cinquantaduesima medaglia poteva arrivare sempre dalla boxe, ma il nostro Roberto Cammarelle ha stoppato il cinese di turno. A suo modo, un vero exploit, se pensiamo al contesto... la sconfitta in finale è vista come un'onta, nella Cina del partito unico, dunque dello sport unico. "Tenere alti i valori del socialismo cinese" è la parola d'ordine scaturita dall'ultimo congresso del Partito Comunista.

L'Adidas, sponsor ufficiale, ha reinterpretato questo concetto, con un occhio grafico all'ideologia maoista: una cestista sorvola una selva fittissima ed esultante di spettatori cinesi, alcuni si ergono dalla massa arrampicandosi sulla struttura metallica del canestro per vedere il pallone entrare nel cesto. La retorica è quella dei manifesti della Rivoluzione Culturale, solo che allora lo sport non aveva alcun peso, tanto meno contava su un vasto pubblico di appassionati. Oggi, il discorso è assai diverso. Lo sport-spettacolo è diventato lo strumento propagandistico più importante del regime.

La Cina, infatti, ha umiliato gli Stati Uniti, rimasti lontani a quota 35. Una rivoluzione copernicana, in un certo senso: ad Atene la Cina era stata seconda, dietro gli Usa, che avevano vinto 36 ori contro i 32 cinesi. Ma il sorpasso era nell'aria. Perché fin dal 2000 il governo cinese aveva varato il "Piano 119" (il numero fa riferimento al numero delle medaglie delle tre maggiori discipline: atletica, nuoto e sport nautici), il Grande Progetto Olimpico. Nel 2000 venne depositata la candidatura di Pechino. Quell'anno, si disputarono i Giochi di Sydney: i cinesi non portarono a casa che una sola medaglia nelle discipline più importanti. Ad Atene, furono invece già sette. Cinque nel nuoto e due nell'atletica. Una, era quella d'oro dello sfortunato Liu Xiang, che vinse i 110 ostacoli e che qui a Pechino si è infortunato in batteria al tendine d'Achille. L'atletica è forse il grande fallimento della Cina razziatrice: solo due medaglie, nessuna delle quali d'oro. Come se l'infortunio di Liu avesse tarpato le ali a tutti gli altri compagni.

In compenso, i cinesi hanno significativamente vinto nel nuoto: i 200 farfalla donne è stata una passerella. Oro e argento più primato mondiale della diciannovenne Zige Liu, col formidabile record di 2'04"18. Replica nella staffetta 4x200 stile libero femminile. Senza dimenticare che sono saliti sul podio, per il bronzo, nella staffetta 4x100 misti, sempre grazie alle nuotatrici. Alla fine della fiera, la Cina figura al sesto posto nel medagliere del nuoto, davanti a nazioni come la Francia, la Russia, l'Italia, l'Olanda e il Brasile. Meticolosamente, e impietosamente, i cinesi hanno portato i loro atleti ai vertici di quasi tutti gli sport: persino nell'hockey su prato femminile, tradizionale roccaforte indo-pachistana, sono riusciti a catturare un argento. Il capolavoro, però, l'hanno ottenuto nel sollevamento pesi, sbaragliando gli avversari nelle prime quattro categorie, sia uomini che donne. Otto spietati trionfi.

Fonte: La Repubblica

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