Marion Maréchal Le Pen M&M’s, le Giovanne d’Arco dell’ultradestra divisa

Storie Parigi

Dopodomani Marion Maréchal Le Pen compie ventisei anni. Con perfidia, i social network hanno riesumato un video che lei di sicuro avrebbe preferito dimenticare: un’intervista al mercato, durante la campagna elettorale delle Regionali 2010. La bionda nipote di Jean-Marie Le Pen era la numero due della lista del Fronte Nazionale per il dipartimento di Yvelines, nell’Île-de-France. Una telereporter le chiede qualche dettaglio sul suo programma, lei balbetta, va in confusione, si scusa se non può rispondere, “io non ho tutto in testa...”, una veterana del Fronte - la tutrice politica - cerca di aiutarla, Marion scappa via quasi in lacrime, l’altra taglia corto, “devo raggiungerla”.

Fu un momento difficile per la giovane inesperta e timida Marion: pensava addirittura di ritirarsi. Ma a spingerla sulla strada della politica era stato il nonno Jean-Marie Le Pen che stravedeva per lei, fin da quando era piccola: “Mentre sapeva a memoria i nomi di tutti i membri dell’ufficio politico, Jean-Marie non ricordava mai quelli dei nipoti - ricorda Lorrain Saint Affrique, suo ex consigliere - solo quello di Marion”. In occasione della campagna elettorale del 1992 la volle accanto a sé per un manifesto (“La sécurité...première des libertès” era lo slogan). Marion ha due anni ed è bellissima in quella foto col nonno. Diciotto anni dopo, il patriarca Le Pen l’affida alla capolista Marie-Christine Arnautu, sua amica intima. A convincerla di non mollare è anche il padre adottivo, l’imprenditore Samuel Maréchal (quello biologico, il giornalista e diplomatico Raul Rauque che la riconoscerà quando lei è tredicenne) che era stato il fondatore del movimento giovanile del Fronte. La ragazza professa idee assai tradizionali ed è una fervente cattolica, ha un fisico da indossatrice ed è più avvenente della zia Marine, nata il 5 agosto del 1968, con la quale ha condiviso la magione di famiglia, sulle colline di Saint-Cloud, la dimora napoleonica di Montretour: undici stanze su tre piani, un vasto parco e un contenzioso. Già, perché il sulfureo patriarca l’aveva ereditato dal miliardario Hubert Lambert, sulla cui morte sono stati scritti libri e centinaia di articoli.

A salvare - allora - il padre dai sospetti e dalle accuse del nipote di Lambert fu proprio Marine che testimoniò: “Lambert credeva in mio padre, una volta gli disse, davanti a tutti noi: voglio che tu abbia i mezzi finanziari e che tu non dipenda da nessuno. La mia eredità ti servirà per difendere la causa nazionale”. Il palazzo divenne un luogo emblematico per il Fronte e per la famiglia allargata dei Le Pen. Marine confessò una volta in tv di aver sofferto per il divorzio dei suoi genitori: Pierrette Lalanne, la madre, aveva dato a Le Pen tre figlie biondissime: Marie-Caroline, Yann e Marine. Poi scappò col biografo del marito. Anni dopo, per far dispetto a Jean-Marie, posò nuda su Playboy. Yann, sorella di Marine, rimase incinta di Marion, ma non rivelò subito chi fosse il padre. Insomma, tanta dinasty, dietro il successo delle due Le Pen.

Nel 2012 Marion è ricandidata alle legislative. Il nonno le sceglie il dipartimento di Vaucluse, di cui Carpentras era una sottoprefettura: “Ho pensato che fosse una legittima rivincita dopo la manipolazione dei fatti che hanno riguardato il cimitero ebraico di Carpentras”: una profanazione di cui fu accusato il Fronte. Marion vince e diventa la più giovane deputata della Quinta Repubblica. Si installa nel dipartimento, dove, nei week-end, cavalca sia una Kawasaki 650R sia “Dior”, il suo cavallo olandese. La chiamano l’amazzone. E’ sportiva. E fa incavolare nero la zia: “Quando venne eletta deputata al primo tentativo, Marine si arrabbiò come non mai”, sostiene Paul-Marie Couteaux, ex consigliere della leader del FN. Lei ci aveva provato nel 2002, nel 2007 e in quello stesso 2012: sempre fallendo. Una gelosia che contrasta con le dichiarazioni di incondizionato affetto che Marine distribuisce a destra e a sinistra: “Marion è come se fosse mia figlia...”. E in effetti, Marine ha giocato un ruolo piuttosto forte nell’educazione della nipote. Ma non perché poi ne diventasse la rivale: Marion è ospite fissa nei talk show, ha il gradimento del 33 per cento dei francesi, più o meno come la zia. Marion incarna il Fronte Mediatico.

Dividono le due innanzitutto l’età, le vicissitudini familiari e il carattere. Quanto Marion è affabile, tanto Marine (avvocato) è autoritaria e megalomane, a metà strada tra Giovanna d’Arco e Putin - i suoi punti cardinali. Il politologo Jean-Yves Camus, specialista dell’estrema destra, è caustico: “Marine ha il look di una casalinga quasi cinquantenne, una forma di semplicità, non quella di una che poserebbe per Paris-Match indossando Dior...”. Mentre Marion è sempre sobriamente elegante. Pure il vocione, la distingue dalla nipote...e tanto altro. Marion è contro l’aborto, Marine no. Marion ha l’appoggio del clero più reazionario (monsignor Dominque Rey, vescovo di Fréjus-Tolone, l’ha invitata all’università estiva lo scorso agosto, “Il Fronte ha forse un retroterra xenofobo”, ha detto, “ma gli altri partiti hanno anche loro retroterra discutibili”). Marine professa la laicità. Marion è contro i gay, Marine non ha partecipato alle manifestazioni antigay del 2013. Marion è casa e (sinora un) marito, la piccola Olympe. Il giorno che Marine lasciò il palazzo di Montetout (e suo padre) per La Celle Saint-Cliud, Marion rifiutò di prendere il suo posto nelle dépendences della dimora familiare. Marine ha divorziato due volte, ha tre figli ed è oggi la compagna di Louis Allot, vicepresidente dell’FN.

Una cosa, tuttavia, accomuna le due Le Pen. La musica. Ballare. Le boites de nuit. Nel genere “re delle piste da ballo”, il Fronte Nazionale aggiornato ha in Marine la capostipite. Fin dai tempi dei suoi studi universitari in legge, a Assas, era soprannominata “la night-clubeuse”, e pure nelle vacanze bretoni era assidua frequentatrice dei locali di La Trinité-sur-Mer. Oggi il testimone rock è passato a Marion e alla generazione dei nuovi eletti Fn del Paca: come Marc-Etienne Lansade, sindaco di Cogolin, grande adepto delle notti di Saint-Tropez. Come il collega di Fréjus, David Rachline, il senatore più giovane “di tutta la storia della Repubblica”. O il senatore Stéphane Ravier, fan dei concerti hard rock. A festeggiare il 40,55 per cento dei voti di Marion c’era una folta rappresentanza di skinheads, e anche questo viene spacciato per fattore “moderno”, così come nella spasmodica ricerca di rispettabilità, lei sia la paladina delle “tre nozioni chiave” che dovrebbero “modernizzare” il partito: “Cultura popolare, patrimonio, identità”. Identità, appunto: il vero primo nome di Marine è Marion. Marion Anne Perrine.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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