Ma quale caccia: a Vicenza fucili da “Desert Storm” Chiusa la 2ª edizione di Hit Show. L’evento è stato contestato dalla Diocesi perché legittima “una cultura della violenza”

Storie Vicenza

VICENZA. Mi apposto allo stand della Strasser, azienda di Salisburgo, celebre per le sue armi da caccia e da tiro sportivo. Lo Strasser Tac 1 ha una carenatura da Desert Storm. Il modello che osservo è in colore camouflage. Poggia su un treppiedino, sopra monta una raffinata strumentazione ottica. Misura un metro e venti centimetri, 95 con cassa posteriore piegata e senza freno di volata. Oggetto magnifico. E micidiale. Arma da cecchini. E da campionati di lungo tiro. A Sarajevo, gli sniperisti serbi sparavano sugli abitanti dalle colline che circondavano la città assediata: erano ex olimpionici di tiro...

Un ragazzino osserva a bocca aperta. Il padre gli spiega di che arma si tratta, “è per la lunga distanza”. L’importatore italiano precisa: “Il tiro utile è mille metri”. Il tecnico austriaco arriva, afferra il lungo fucile, e indica: qui il calciolo è regolabile, questo invece è il calcio a pistola, ecco il grilletto, vedete avanti le fessure di ventilazione? Sono “richiudibili”. La canna di precisione è con filettatura sulla volata. C’è il nastro antitremolio estraibile. La sicura è a scorrimento. L’otturatore è rettilineo. Mostra il caricatore principale (pardon, il serbatoio 10+1) e quello di riserva (8+1), poi comincia a sfilare la canna che è intercambiabile, e a smontare le varie componenti per mostrarne le geniali soluzioni, utilizzando una vite che si trova alloggiata dentro il corpo centrale. In pochi istanti il fucile - che pesa 8 chili - si riduce a meno della metà. Pronto per essere comodamente trasportato. Prezzo: 6500 Euro: “Accidenti!”, esclama un giovane, “ma li vale tutti”, ribatte l’importatore, “è un concentrato di tecnologia e sicurezza”. Il ragazzino è estasiato. Vede dal vivo quel che usa senza risparmio nei videogiochi.

Sono alla seconda edizione dell’Hit show della Fiera di Vicenza, dove Hit è l’acronimo di “Hunting Individual Protection Target sports”. Una domenica di folla delirante. La Fiera è stata presa d’assalto, nonostante la pioggia battente. E’ la principale manifestazione della caccia e delle armi per uso sportivo ma anche personale, con 363 espositori. Vetrina di un comparto industriale che occupa 95mila addetti, come mi dice Matteo Marzotto, presidente della Fiera di Vicenza, “il settore è strategico, vale 8,1 miliardi di Euro: l’Italia è il più importante Paese esportatore nel mondo di armi sportive, commerciali e munizioni”. Accanto, Stefano Fiocchi patron dell’omonima società, sorride compiaciuto: la sua azienda compie 140 anni (la Beretta è più antica: fu fondata nel 1507). E tuttavia, qualcosa ha turbato le cifre molto lusinghiere del salone, chiuso ieri e visitato da oltre 36mila persone, superando di gran lunga l’afflusso dello scorso anno (31mila). Pochi giorni prima, il 7 febbraio, l’ufficio per la pastorale sociale e del lavoro in una lettera aperta ai cittadini si è domandato se “è questo che vogliamo proporre alla nuove generazioni”. Lo stesso comune di Vicenza, proprietario del 33 per cento della società che organizza la Fiera, ha mostrato qualche timido e tardivo dubbio. Però, business is business. Siamo nel terreno minato di una eccellenza italiana (nel bene e nel male lo è), in più c’è l’orgoglio - oggettivo - che quella di Vicenza è la più grande fiera europea per la promozione delle armi aperta al pubblico generalista (biglietto: 15 Euro), e che ci sono spazi per testare le novità in fatto di armi e munizioni, quindi anche pistole per la protezione personale.

La Diocesi, come le associazioni come Rete Italiana Disarmo e Osservatorio Opal, teme che una mostra del genere possa ingenerare confusione legittimando “una cultura della violenza”. Sono saltate fuori le foto di ragazzini che lo scorso anno “impugnavano e gustavano l’ebbrezza” di pistole, revolver e fucili. Marzotto replica: “Senta, io sono cattolico osservante. Però a casa mia ho tutto il diritto di difendermi. Qui i minorenni possono entrare se accompagnati dai genitori, non pssono accedere al poligono di tiro e non possono imbracciare fucili o maneggiare pistole. Ci dicono che la Fiera deve dotarsi di un codice etico. Trovo etico combattere il gioco d’azzardo e il consumo d’alcol che devastano i giovani...”.

Però, il contesto induce ad ambiguità e strumentalizzazioni. Il gioielliere Robertino Zancan che ha il negozio a Ponte di Nanto, rapinato tre volte, ha esibito all’Hit show una Beretta 98FS tempestata di 470 diamanti neri, con bracciali, gemelli, orologi e medaglioni che si ispirano a pistole, pallottole e piccole bombe. La collezione si chiama “Legittima difesa”. La Regione Veneto sta istituendo un fondo di 100mila Euro per chi è accusato di eccesso di legittima difesa. Insomma, chi spara ai ladri ha l’avvocato gratis: “Le polemiche hanno fin da subito colpito l’Hit show”, ammette lo stesso Marzotto, “spesso frutto di strumentalizzazioni politiche”. E’ un tema particolarmente sensibile, quello delle armi e della caccia, i primi a saperlo sono i membri dell’Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni che hanno promosso la manifestazione. Non a caso un convegno ha affrontato il carattere storico, giuridico e sociologico del rapporto tra le armi e gli italiani, preoccupandosi di mettere in evidenza che non esisterebbe una correlazione diretta tra detenzione legale di armi da fuoco ed eventi violenti domestici (relazione del professore Paolo de Nardis, ordinario di sociologia generale alla Sapienza di Roma). Poi, ci sono numeri ambiti: i cacciatori in Italia sono 600mila, quelli veneti si sono mobilitati con lo slogan “in difesa delle nostre tradizioni” (sulla sacca di plastica distribuita a tutti si vede un’anatra i volo) ,400mila chi si dedica agli sport “armieri”, fucina di medaglie d’oro olimpiche. Undici milioni di italiani non sono contrari all’uso delle armi per autodifesa. Musica per orecchie salviniane. E non solo.