il capitale delle capitali culturali Primo indovinello: che cosa unisce Amalfi adAosta, a Bergamo, a Mantova, a Taranto, a Lecce ( con Brindisi ), a Siracusa e Palermo, a Catanzaro , all'Aquila, a Urbino , a Perugia (con Assisi), a Ravenna, a Pisa, a Siena, a Caserta, a Matera, a Urbino, a Venezia e il Nordest, a Torino, e financo a Carbonia e il Sulcis?

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Primo indovinello: che cosa unisce Amalfi adAosta, a Bergamo, a Mantova, a Taranto, a Lecce ( con Brindisi ), a Siracusa e Palermo, a Catanzaro , all'Aquila, a Urbino , a Perugia (con Assisi), a Ravenna, a Pisa, a Siena, a Caserta, a Matera, a Urbino, a Venezia e il Nordest, a Torino, e financo a Carbonia e il Sulcis?

Secondo indovinello: che cosa (livide fieramente le suddette città?

La risposta è la stessa: la candidatura a «capitale europea della cultura per l'anno 2019». Già, proprio quella cultura con la quale, secondo l'ineffabile ex ministro Giulio Tremonti, « non si mangia». Una dichiarazione imbarazzante, irresponsabile . E falsa.

Perché con la cultura non solo si mangia, ma si banchetta. Sarà che le cifre non hanno mai ispirato i poeti, e che i sogni hanno poco a che vedere coi le cifre. Ma in questo caso, sogni, poesia e cifre vanno a braccetto. Specie se inpalio c'è la prospettiva (li poter usufruire dei fondi di sostegno europei (le sovven- zioni comunitarie arrivano a coprire il 60 per cento degli investimenti previsti), dei finanziamenti statali e dei premio di un milione e mezzo di euro destinato al migliore progetto, cioè alla città prescelta, dopo dure selezioni.

La prima, la più feroce, inizia il 20 settembre prossimo: la data di presentazione dei dossier. Verranno esaminati e scelti da una commissione mista (sette membri nominati dall'Europa, sei dal governo italiano). A novembre ]asentenza: si salveranno da tre a cinque città. Tra il 2014 e il 2015, la prescelta.

Fonte: Il Venerdi