PARIGI, LONDRA E BERLINO: I 158 GIORNI DELLA FU EUROPA Tutto in gioco Le Pen può imporre la strambata euroscettica, la May rinforzare Brexit. E se cadesse anche la Merkel...

Storie

Ci attendono 158 giorni di passione, incertezza, inferno politico. Domenica prossima, il 23 aprile festa di san Giorgio patrono dell’Inghilterra, i francesi andranno alle urne per il primo round delle elezioni presidenziali: con tre candidati più o meno alla pari nelle intenzioni di voto, e il quarto ad una spanna. Quindici giorni dopo, il 7 maggio, speriamo senza intermezzi terroristici e intrusioni cyber, i giochi saranno fatti: sapremo se la democrazia francese ha retto alle vigorose sollecitazioni dell’estrema destra targata Le Pen, la cui resistibile ascesa negli ultimi anni ha tenuto in ambasce il resto d’Europa, e se si è replicato il modello del “Front Républicain” che ha funzionato nelle ultime elezioni regionali del dicembre 2015, per stoppare la leader del Front National. pare la trama di un film di Hitchcok: prevale la suspense. Vinceranno le spinte “identitarie” che in Francia hanno sbriciolato tutti i campi politici, anche quello della sinistra radicale che esita tra chi parteggia per il multiculturalismo e chi, come Jean-Luc Mélenchon, valorizza la qualità del “cittadino” aldilà delle differenze? Le previsioni dei ballottaggi possibili ed immaginabili dicono che non è ancora venuto il fatidico momento. Però...

Mentre l’enigma francese ci scuote e ci spaventa, ecco che spunta imprevisto ed altrettanto inquietante un nuovo evento legato alle dinamiche politiche di questa Europa già sfiatata e stressata: l’8 giugno. La data sfoderata ieri mattina da Theresa May come una sciabola pronta a mozzare chi si oppone al suo diktat. Perché in quel giorno - la domenica di Pentecoste - lei vuole assolutamente che si svolgano le elezioni anticipate inglesi. Non si vede come possano impedirglielo. E anche qui, si profila un nuovo scossone alla traballante Unione Europea: la May vuole infatti blindare la Brexit e negoziare con Bruxelles da un piedestallo assai più solido rispetto a quello che la sorregge ora. Si fa forte dei sondaggi che le danno un cospicuo vantaggio (almeno 21 punti) sui laburisti, mai così in basso negli ultimi vent’anni. Un ceffone in più all’Europa e al suo futuro? E che ne sarà della riottosa Scozia, che invece vorrebbe restare nell’Ue?

Mentre conteremo morti e feriti di queste elezioni che determineranno, nel bene e forse più nel male, il destino del Vecchio Continente, ci dobbiamo aspettare una lunga stagione di fuoco e di fuochi: perché intanto Trump non resterà a guardare dalle finestre della Casa Bianca e continuerà nella sua prepotente politica militare ed economica, l’una subordinata all’altra, in Asia e verso l’Europa che spera frantumata e più debole; come la vuole Putin, il dirimpettaio del Cremlino, il quale cercherà con ogni mezzo di influenzare i movimenti sovranisti e populisti europei che propugnano le piccole patrie, tanto a lui cari e da lui foraggiati, per seminare zizzania e rendere più turbolente le vigilie elettorali. Senza dimenticare che l’estate si preannuncia davvero rovente non solo sul fronte climatico, bensì su quello migratorio, pedina fondamentale nella complicata scacchiera europea ma soprattutto negli umori popolari (e potenzialmente populisti), a cominciare da quelli di casa nostra. I flussi sempre più drammatici dei migranti scatenano sentimenti contrastanti, la solidarietà fronteggia diffidenza, paura, rigetto. Accentuano la crisi delle democrazie liberali. Creano scenari conflittuali: da un lato la fine delle utopie, dall’altro il trionfo della realpolitik.

Così arriveremo, sperando nella buona sorte, alla fatale domenica del 24 settembre, che è il giorno in cui i cristiani (i crociati, verrebbe di dire, scimmiottando Erdogan) celebrano san Pacifico, nel nome una speranza. Perché in questa domenica “pacifica” va ai seggi la Germania, il baluardo dell’Unione europea, il motore di un’economia ingrippata, la paladina della società civile contro l’imbarbarimento e la regressione. Ma è anche la Germania che predica austerità e sacrifici, che disprezza il Sud cicaleggiante, che ha voluto assolutamente l’allargamento ad Est di un’Unione ambiziosa rivelatasi troppo fragile, vaso di coccio tra giganti pronti a sbranarla. Le elezioni federali manderanno in scena, per l’ennesima volta, la sfida di Angela Merkel ai rivali ma anche alleati socialdemocratici. Resterà al potere, dicono gli analisti che si sentono facili Cassandre. Il problema è: come?

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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