Putin ha tirato le somme

Guerra in Siria

MOSCA. Ieri mattina, al Cremlino, davanti ai comandanti russi, Putin ha tirato le somme - letteralmente - della campagna militare di Siria, spiegando che “il costo della missione si è aggirato sui 38 miliardi di rubli (576 milioni di dollari, ndr.)”. In tempi grami di recessione e sanzioni sono un fardello piuttosto pesante per il bilancio della Federazione russa ed infatti tra i motivi del ritiro c’è proprio quello di ridurre le spese, altrimenti insostenibili. I russi hanno approvato la missione però recriminano sui tagli alla Sanità, sui prezzi che corrono, sulla stagnazione industriale, sulle pensioni che non sono state indicizzate (mentre lo stipendio dei deputati crescerà nel 2016, come pure le spese generali della Duma, il Parlamento). Comunque, Putin si è detto soddisfatto di come abbiano operato sul terreno i suoi uomini, “è stato un successo”, e comunque”, ha sfoderando il solito humour da caserma, “il modo migliore per addestrare l’esercito è in guerra, non nelle esercitazioni”. La cifra comunicata dal presidente russo corrisponde a quella calcolata dal quotidiano economico on-line RBC di proprietà dell’oligarca playboy Mikhail Prokorov, 51 anni, il terzo uomo più ricco della Russia, che si professa liberale, che aveva sfidato Putin alle ultime presidenziali ma la sua era una candidatura “inoffensiva”.

Secondo gli esperti, all’inizio della campagna di Siria una giornata di combattimenti costava tutto compreso 156,3 milioni di rubli, circa 2,5 milioni di dollari al corso d’allora. Ma a novembre il numero degli aerei dislocati nella base di Khmeimim passano da 50 a 70 e in aggiunta arrivano le unità antimissile S-400. Il che significa che le spese crescono sino a 230 milioni di rubli al giorno (3,3 milioni di dollari). Secondo una fonte governativa, nel dicembre del 2015, Mosca aveva preventivato un budget minimo di 1,2 miliardi di dollari per il 2016 (cioè 3,28 milioni al giorno) e Putin stesso aveva messo le mani avanti, affermando che l’operazione siriana non avrebbe avuto “un impatto significativo” sui conti dello Stato, “abbiamo dirottato i fondi destinati alle manovre militari verso le nostre forze aeree in Siria”, e i costosi Sukhov 35, i bombardieri multifunzione Su-34 e i Su-25 d’assalto.

Perché i raid aerei sono un lusso. Al 27 febbraio, come ha comunicato lo stesso ministero della Difesa russo, sono stati effettuati 8659 voli. Tradotto in rubli, 33,7 miliardi. I voli russi in Siria erano di tre livelli, a seconda della distanza dalla base: vicini; medi; lontani. L’80 per cento erano vicini, voli cioè che durano 40 minuti. Calcolando il costo delle munizioni, un volo militare russo in Siria costa 3,5 milioni di rubli se è vicino, 5,5 milioni se è lontano. Non parliamo dei missili. Ne sono stati lanciati 48 del tipo Calibro, che è paragonabile ai Tomahawk americani, cioè 750mila dollari l’uno (36milioni in totale).

Poi ci sono i costi dei militari. All’inizio erano 1600, sono aumentati sino a 4mila. Ognuno percepisce in missione Siria 18,6 dollari al giorno. Un miliardo di rubli sono costati i trasporti delle truppe e dei materiali, più o meno se ne spenderanno per il ritiro. Mostrare i muscoli ha un prezzo. Per sapere qual è stato quello vero, bisognerà attendere l’erede di Boris Nemtsov, che faceva le pulci ai bilanci dello stato, o leggere il blog di Alexei Navalny, il principale oppositore. Intanto oggi Putin si reca in Crimea...

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