Gli sportivi che non si sono inchinati alla politica

Storie

Warriors

13 giugno 2017. I Warriors del Golden State conquistano il titolo della Nba, il secondo in tre stagioni. Le stelle del basket trionfano sul Cleveland Cavaliers e annunciano polemicamente che non andranno alla Casa Bianca per il tradizionale galà. Non vogliono ricevere il trofeo dalle mani di Trump, “le sue posizioni contro immigrati e minoranze etniche sono scioccanti ed orribili”, ha sintetizzato il carismatico allenatore (bianco) Steve Kerr.

Tommie “Jet” Smith e John Carlos

17 ottobre 1968, Città del Messico. Olimpiade sconvolta dal massacro degli studenti a piazza delle Tre Culture, manifestavano contro le ingiustizie. E’ l’anno in cui sono uccisi Robert Kennedy e Martin Luther King. Sul podio dei 200 metri due neri americani: Tommie Smith (oro) e John Carlos (bronzo). Ascoltano l’inno a capo chino, il braccio teso al cielo e il pugno avvolto in un guanto nero per solidarietà con il Black Power. Il Cio ritira le medaglie e li rimpatria.

Gino Bartali

14 luglio 1948, Cannes. Tour de France. Ore 21. Gino Bartali riceve una telefonata da Alcide De Gasperi: “Lo puoi vincere il Tour?”. “Mah, non so...manca una settimana. C’è Bobet in maglia gialla”... “Devi vincere almeno la tappa di domani. E’ molto importante che si parli di te, delle tue imprese, se no...solo tu ci puoi salvare. Anche Togliatti è un tuo tifoso..., con quello che è successo dopo l’attentato, qui si rischia di grosso, proprio tutti quanti!”. Bartali vinse il Tour e l’Italia fu salva.

Muhammad Ali

28 aprile 1967. Lousville, Stati Uniti. Muhammad Ali è campione in carica del mondo dei pesi massimi. Quel giorno, però, il “più grande” abdica. Rifiuta di combattere sul ring della guerra in Vietnam: “Io non ho niente contro questi vietcong, loro non mi hanno mai chiamato nigger!”. Lo privano del titolo, gli ritirano la licenza, lo condannano a 3 anni di carcere e una multa salata, lo denigrano. In galera ci sta pochi giorni, la sentenza sarà revocata nel 1971 e Ali riconquisterà il titolo nel 1974.

Claudio Panatta

18 dicembre 1976. L’Italia del tennis gioca a Santiago la finalissima di Davis contro il Cile. Conduce 2 a 0. Claudio non ha digerito i cori di chi voleva il boicottaggio: “Panatta milionario, Pinochet sanguinario”. Fu Berlinguer a dare il viatico: meglio la Coppa nelle nostre mani che in quelle del regime militare. E’ il giorno del doppio. Panatta impone a Barazzutti la maglietta rossa: portano a casa la Davis e una nota di protesta delle autorità cilene.

Paolo Sollier

8 febbraio 1976. San Siro. Milan-Perugia. Paolo Sollier, numero 11, calciatore e militante di sinistra detto Ho Chi Minh, beffa il rossonero Albertosi. Sarebbe il primo gol in serie A. Solleva al cielo il pugno chiuso. Il gol è annullato (ingiustamente). I suoi calci sono “a sinistra della sinistra”, negli stadi è ricevuto da cori inneggianti a Mussolini. Venne trasferito al Rimini. Scrisse “Calci, sputi e colpi di testa”. Meglio di ogni manifesto politico.

Carlo Humberto Caszely

14 giugno 1974, Olympiastadion di Berlino. La Germania Ovest batte il Cile con un gol del maoista Paul Breitner. L’arbitro Babacan affibbia il primo cartellino rosso nella storia dei campionati del mondo a Carlos Caszely, “el rey del metro cuadrado”, famoso come l’uomo che rifiutò di stringere la mano a Pinochet. Detto, per le idee politiche, il “Rosso”. La madre fu sequestrata e picchiata brutalmente: “Le torture fisiche si possono cancellare, quelle morali non si possono dimenticare”.

Nadia Comaneci

18 luglio 1976, Olimpiadi di Montreal. Nadia Comaneci ha 14 anni, il volto da bimba, lo sguardo triste. Conquista il primo dei suoi tre ori (più un argento e un bronzo). Simbolizzò il successo di una scelta politica, in nome di Ceausescu, che la costrinse a diventare l’amante del terzogenito Nicu. Vinse, senza sorrisi, altri due ori a Mosca. Voleva fuggire dalla follìa e dalle privazioni che affliggevano la Romania, nessuno l’aiutò. Ci riuscì alla fine del 1989. Gli Stati Uniti l’accolsero come rifugiata politica.

Hassiba Boulmerka

8 agosto 1992, Giochi di Barcellona. La piccola mezzofondista algerina Hassiba Boulmerka, già campionessa del mondo a Tokio (1991) conquista l’oro dei 1500 e diventa l’emblema dell’emancipazione delle donne arabe. L’altro lato della medaglia, sono gli attacchi e le minacce degli integralisti islamici che l’accusano di mostrare il proprio corpo mentre corre. Così, è costretta a trasferirsi in Europa.

JESSE OWENS

4 agosto 1936, Olimpiadi di Berlino: il nero statunitense Jesse Owens ha vinto il giorno prima i 100 metri, ed è in finale nel salto in lungo. L’avversario è il biondo tedesco Luz Long. I due fraternizzano, Owens vince il secondo dei quattro ori. In tribuna d’onore, Hitler. Che, contrariamente al mito, quando Owens gli passa vicino, si alza e lo saluta, agitando la mano. Fu Roosevelt, semmai, a cancellare l’appuntamento alla Casa Bianca, per non scontentare gli elettori degli stati del sud.

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