Il caso Gelli

Gli anni di Gelli

Avete vinto: sono Gelli

CANNES - "C' est bon?", chiede l' ispettore Christophe Alain. "Oui, c' est bon, c' est lui", risponde con un cenno del capo il collega italiano Andrea Cavacece, commissario capo dello Sco (Servizio centrale operativo della Criminalpol italiana) di stanza a Nizza. Lo sguardo che i due si scambiano è come lo schioccar dei bicchieri di un brindisi: "E' fatta, ragazzi, l' abbiamo in mano". Novantotto giorni di pazienti e fortunate indagini, pedinamenti, intercettazioni: guai a sbagliare mossa, tempi, parole. L' ordine da Roma è chiaro, perentorio: non è ammesso fallire, dovete catturarlo. Appena l' operazione è chiusa, chiamate il ministero dell' Interno. "Lui" è ormai in trappola. Lui deve essere Licio Gelli. Sono quasi le due del pomeriggio, un pomeriggio di luce come solo a Cannes di questa stagione. Rue Rouaze 5, alle spalle del mitico Carlton, una viuzzola giusto dietro il casinò dell' hotel più famoso di Cannes. Lì c' è un residence: tra palme e bouganville. Quattro persone stanno uscendo, sono senza bagagli. Un vecchio con la barba bianca e un baschetto alla francese blu scuro, che cammina lentamente. Una coppia di mezza età. "Lui" è quel vecchio che indossa una camicia chiara a quadretti blu, pantaloni neri, sandali alla francescana senza calzini. Che finge di essere in vacanza e invece è in fuga. L' uomo più giovane si guarda attorno sospetto. La donna armeggia con la borsetta, afferra un mazzo di chiavi, probabilmente di una macchina. I poliziotti sanno di quale auto. Una Peugeot 106 scura, noleggiata all' aeroporto "Cote d' Azur" di Nizza. Perché quella donna è da quattro ore che la pedinano. Che l' hanno vista cambiare persino T-shirt. Prima arancione, poi nera. Un dettaglio che ha subito messo in allarme gli investigatori: come se fosse un segnale convenuto. Ma ora non c' è più tempo per pensare a quel che è successo prima. Quel che conta è non perdere concentrazione. C' è una seconda donna, che affianca il vecchio e lo sostiene. Il vecchio dice qualcosa, l' uomo lo rassicura. I quattro oltrepassano il cancello. C' è un' insegna, il nome è banale: "Le jardin de la Croisette". Grandi balconi protetti da vetrate marroni, citofoni a codice, il lusso edilizio della Costa Azzurra, l' anonimato garantito dai portafogli gonfi. Basta pagare e la discrezione è assicurata. I grandi alberghi del Festival sono a due passi. Pure il residence è un indirizzo che conta: rifugio di tanti divi americani, prima della passerella al Palais du Cinema. Rifugio dorato e discreto, da maggio, anche di Licio Gelli, sparito alla vigilia della condanna a dodici anni (otto dei quali da scontare) per il crack Ambrosiano. L' ispettore Christophe attraversa la strada e blocca il quartetto. Il vecchio ha un attimo di sgomento. Poi si riprende. Con Christophe c' è Cavacece, che non apre bocca. "Monsieur, votre papier d' identité, s' il vous-plait". Per favore, signore, il vostro documento d' identità. Il vecchio cerca di mantenere la massima calma. Tira fuori da un borsello una carta d' identità italiana intestata a tale Mario Bruschi, nato ad Arezzo nel 1919, di professione artigiano. L' ispettore francese abbozza: nel frattempo si materializzano altri agenti della Polizia giudiziaria nizzarda, con loro ci sono altri due poliziotti italiani dell' Ucigos. Cavacece parla in italiano ai suoi colleghi. Gelli si rende conto che il gioco è finito: "Va bene, avete vinto: io sono Licio Gelli". Il bluff è durato un minuto. Il commissario Cavacece tira un sospiro di sollievo. Il Venerabile Maestro è di nuovo nelle mani della giustizia. Per la seconda volta, arrestato sulla Costa Azzurra. Gelli appare più magro, e provato. O sollevato? La vita clandestina gli pesava, dicono i parenti, ora che è stato smascherato. L' ispettore francese contesta a Gelli il documento falso (il Brusca è morto) e i due ordini di cattura internazionali spiccati uno dalla Procura Generale di Milano, l' altro da quella di Roma. Gelli viene arrestato e portato a Nizza, presso gli uffici della Police judiciaire. Ora partirà la procedura di estradizione, ma prima dovrà essere completato il dossier di accuse formulate nei confronti dell' ex capo della P2. Dopodiché sarà il foro di Aix en Provence a decidere. Diversa la posizione del figlio maggiore Raffaello, della nuora Marta Sanarelli e della convivente rumena Gabriela Vasile, tutti e tre in stato di fermo, come previsto dalla legge francese. L' unica incertezza è se Gelli aspetterà il giudizio nelle camere di sicurezza nell' ospedale di Nizza, dove ieri pomeriggio è stato trasferito, per il check in di routine. Subito dopo l' arresto Cavacece informa Roma. E' lo stesso ministro Napolitano che dà la notizia al Tg1. Dopo le roventi polemiche per il caso Sgarella, è una boccata d' ossigeno. A qualcuno, la coincidenza pare piuttosto tempestiva. L' ipotesi è rigettata dal commissario Cavacece: "Non ho aspettato proprio un bel niente. Appena ho avuto la certezza che fosse lui, l' ho arrestato. Anzi, l' ha arrestato la polizia francese, perché questa è la procedura". L' arresto di Gelli, spiega Cavacece davanti al portone della caserma, mentre le auto dei colleghi francesi si fermano per festeggiarlo, ha avuto una lunga ed elaborata preparazione: "Abbiamo capito subito che era una giornata speciale. Per come si sono mossi fin dall' inizio il figlio di Gelli, Raffaello, e sua moglie Marta. Continuavano a cambiar percorso, strade dell' entroterra, stradine, tre ore di giri a vuoto". Raffaello e Marta noleggiano a Montecarlo una Renault berlina grigia e con quella arrivano all' aeroporto di Nizza. Cambiano auto, e lei cambia anche maglietta. Guida Marta, mentre Raffaello usa il suo Gsm. Poco dopo l' una, il girotondo si conclude in rue Rouaze, al residence "Le jardin de la Croisette". Ma lì nessuno aveva visto Gelli, che era stato invece individuato in un' altra dozzina di posti: "Per esserne sicuro, dovevamo fare in modo che io lo vedessi bene in faccia". Come ieri, quando l' ispettore Alain chiede: "C' est bon?". dal nostro inviato LEONARDO COEN

Gelli, la farsa del suicidio

NIZZA - Si tinge di giallo il primo giorno di Licio Gelli dopo la cattura in Francia. L' ex capo della P2 avrebbe tentato il suicidio rompendo gli occhiali e cercando di tagliarsi le vene con i vetri. Episodio smentito dal figlio, Maurizio, ma confermato poi dalla polizia francese. Di certo c' è che Gelli è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva di un ospedale di Nizza per l' accentuarsi dei suoi disturbi cardiaci. Il governo italiano prepara le carte per chiedere l' estradizione. I legali di Gelli hanno già fatto sapere che si opporranno.

Gelli: torno ma proteggetemi

NIZZA - Intanto, leviamo i dubbi su come e dove Gelli è stato arrestato, giovedì scorso. Lo chiediamo infatti al procuratore della Repubblica di Grasse, il paese dei profumi e delle lavande provenzali, competente territorialmente su Cannes, una cinquantina di chilometri da Nizza, sulle prime colline dell' entroterra. Il magistrato si chiama Jean Michel Durand ed è lapidario nella risposta: "E' stata un' operazione alla luce del sole, senza alcun mistero. E senza poliziotti italiani". Come, ne è sicuro? "Sicurissimo. Da tempo seguivamo la famiglia Gelli. Quel giorno, seguendo l' auto noleggiata, la polizia francese ha individuato Licio Gelli ed è intervenuta in boulevard Carnot alle tredici e trenta. Gelli, infatti, la sua concubina (usa questo termine, ndr.) e suo figlio Raffaello stavano camminando lungo il marciapiede del boulevard, mentre in strada si era accostata la Peugeot 106 guidata dalla nuora. Era evidente che stavano per salirci dentro. La polizia ha agito prima. Alle quattordici ho ricevuto una telefonata della Polizia Giudiziaria di Nizza che mi informava dell' arresto: mi dissero anche che stavano cercando il nascondiglio di Gelli". E gli italiani che si sono attribuiti pubblicamente il successo? "Ci siamo attivati appena siamo stati informati dall' Italia che Licio Gelli si era sottratto alla giustizia italiana ed era latitante. C' erano due mandati internazionali, l' accordo di Schengen consente che le indagini possano essere svolte anche dalla polizia italiana. Ciò è avvenuto".Si è parlato di appuntamento con i francesi, di trattative per consegnarsi."Non è stato un rendez- vous. Non sono al corrente né ci risulta alcuna trattativa con Gelli. Quanto all' apparta- mento nel residence "les jardins de la Croisette", posso solo confermare che sono stati sequestrati una valigia e parecchi documenti molto interessanti, specie quelli bancari. Infine, non ho ancora aperto il procedimento penale riguardo il documento falso esibito da Gelli prima perché da noi è un' infrazione minore, poi per le sue condizioni di salute". Spostiamoci in un altro Palazzo di Giustizia. Quello di Nizza, nel centro della città vecchia, sottoposto a vigorosi restauri. Stanza 238, secondo piano. Un altro procuratore (aggiunto) di cognome Durand, di nome Didier. Con l' omonimo di Grasse nessuna parentela. Ma identica la franchezza. Didier Durand incontra Gelli per la prima volta venerdì scorso, l' 11 settembre. E' allarmato dal presunto tentato suicidio del Maestro Venerabile, sa di avere tra le mani un caso "giudiziariamente semplice ma speciale per il personaggio coinvolto". Insomma, una brutta gatta da pelare. Vuol verificare le reali condizioni di salute di Gelli che è stato prudentemente trasferito dall' ospedale "St. Roch" al più attrezzato "Pasteur". L' ex capo della P2 è a letto, sofferente. Si passa una mano sulla barba bianca alla Hemingway che gli è cresciuta durante la latitanza e che gli dona. Con un filo di voce sussurra: "Signor giudice, mi creda, non sono quello che dipingono in Italia. Sono soltanto un vecchio scrittore malato e stanco". Durand lo accontenta. Lo fa accomodare al primo piano del padiglione E, quello riservato ai detenuti da tenere sotto osservazione. Una cella larga due metri e lunga tre, un lettino, una seggiola e, appunto, una scrivania. Più due infermiere a disposizione, che non lo mollano mai d' uno sguardo, non si sa mai. Ma proprio ieri pomeriggio il perito della Procura nizzarda ha autorizzato l' eventuale trasporto di Gelli in un carcere, purché dotato di reparto ospedaliero. Come la terribile Baumettes di Marsiglia. O come la prigione di Luynes, vicino ad Aix-en-Provence. "Gelli è detenuto in ragione di due domande di estradizione avanzate dall' Italia. Le procedure sono in corso, il suo posto è in galera. Ma prima di mandarcelo, bisognava visitarlo. Ora che il quadro è chiaro, disporremo il trasferimento. Quando, non posso dirlo, per ragioni di sicurezza. Gelli non è pericoloso e non lo sono le sue condizioni, preoccupanti per l' età e la malattia, sebbene lui ci metta del suo per accentuarle. Pericoloso, semmai, è chi sta intorno a lui, perché ha grossi interessi da difendere". Cosa vuol dire il Procuratore? Quello che ieri, poco dopo le tredici, diranno i legali del Venerabile, capitanati dall' avvocato di famiglia, il fiorentino Luca Saldarelli: "Gelli potrebbe anche non opporsi all' estradizione, in cambio vorrebbe che gli fosse garantita la salute e soprattutto la sicurezza. Tutela del diritto alla salute, ossia arresti domiciliari, e incolumità personale". Lo avrebbe detto lo stesso Gelli al procuratore Durand: "Non voglio fare la fine di Sindona". Ma della sua fuga si sta interessando anche la Procura di Milano che, insieme a quella di Roma, chiede il materiale sequestrato nel residence di Cannes e i risultati della perizia sull' oro di Villa Wanda. Intanto, a Roma, l' avvocato Stefano Gentiloni, altro legale di Gelli, ha presentato istanza per la richiesta di assistenza sanitaria adeguata (quindi ricovero in ospedale o a domicilio) nel caso Gelli venisse estradato: "Siamo preoccupati, Gelli è dimagrito di quindici chili, da quando è stato arrestato", pesava 84 al momento dell' arresto, ora è sotto i settanta. Incredibile.

Gelli trasferito a Marsiglia battaglia sull' estradizione

NIZZA - Ore 13 e 25. L' interminabile saga Gelli si arricchisce di una scena da film di spionaggio. Ad uso e consumo delle tv e dei mass media. Siamo davanti all' ospedale regionale universitario "Pasteur" di Nizza. Ingresso secondario della "voie Romaine", numero 24. L' obiettivo inquadra il padiglione "E" che accoglie i detenuti ricoverati. Primo piano, seconda finestra con le sbarre: lì dietro si trova Licio Gelli. Sappiamo che ha ricevuto la visita del suo avvocato romano Michele Gentiloni. Che ha ribadito la sua ferma opposizione all' estradizione. Che ha preso carta e penna per scrivere i nomi degli avvocati che lo difendono: Gentiloni, appunto, Luca Saldarelli, ed i francesi Maxime Gorra e Paul Lombard (l' esperto delle cause d' estradizione). I legali fanno sapere che da oggi comincia la battaglia contro l' estradizione. Si sa che il procuratore Didier Durand ha già predisposto il trasferimento a Marsiglia. Questione di minuti. All' improvviso, il traffico viene bloccato dalla polizia. Quattro gendarmi motociclisti precedono un piccolo corteo d' auto che comprende due Laguna familiari con a bordo alcuni uomini del Group Intervention della Gendarmerie. Sono i Nocs francesi. Indossano giubbotti antiproiettili, in mano fucili di grosso calibro. Altre due auto civette. L' ultima, una Renault grigia metallizzata, ospita la bionda Gabriela Vasile, la compagna di Gelli. Perchè tutta questa drammatica messinscena? Risposta: pare che i servizi d' informazione francesi abbiano saputo di minacce contro Gelli, così, per non correre alcun rischio, Parigi ha mandato le sue squadre speciali. Pare. Già. Perchè è tutta una finta. Per scrollarsi di dosso occhi indiscreti e spostare l' ingombrante detenuto più tardi. Intanto Gelli infila in un borsone di plastica bianca e blu la sua roba. La vestaglia, l' accappatoio. Aveva chiesto e ottenuto un orologio. E qualche libro. Tra i quali, i tre ponderosi tomi "Miti nella poesia" (600 pagine, edizioni Laterza di Bari, ma non quelle più famose), l' ultimo suo lavoro, un' opera di cui va molto fiero. Tant' è vero che il 29 aprile, già latitante, li aveva spediti alla segreteria del "San Domenichino" del Cinquale, in Versilia, un premio che si era già aggiudicato due o tre anni fa. "Sa, signor giudice, ora mi sento uno scrittore stanco e malato, però il mio è un curriculum di tutto rispetto, 54 titoli...", aveva detto Gelli, "a questa trilogia sui miti ci tengo molto...". Durand aveva detto sì. Non la Gendarmerie: che teme che i libri contengano messaggi cifrati. Alle 14 e 05 il finto corteo sbuca a razzo dal portone 24. E sparisce. Senza Gelli, ma con la Vasile. Il Venerabile uscirà per davvero alle 14 e 50, dal portone principale del "Pasteur", scortato solo da due vetture della "Police". All' aeroporto di Nizza lo attende un possente elicottero Puma SA330 con a bordo un medico militare. Destinazione Marsiglia, ospedale pubblico Sainte Marguerite. Lì il padiglione carcerario è attrezzato per curare e operare non solo i pazienti cardiaci ma anche quelli oncologici (Gelli avrebbe un tumore all' intestino). Capitolo nizzardo chiuso, farse comprese... In attesa che la procedura per l' estradizione si compia, può essere che Gelli resti a Marsiglia sino a Natale. Nella città di Zidane c' è la clinica "Clairvail" dove dall' 8 al 13 giugno il clandestino Gelli si è fatto curare sotto il falso nome di Leopoldo Cappelletti. La saga gelliana ha avuto strascichi giudiziari in Italia. A villa Wanda, a sud di Arezzo, è stata recapitata la motivazione della sentenza di Cassazione che lo scorso 22 aprile ha respinto il ricorso presentato dai legali di Gelli contro la condanna della Corte d' Appello di Milano per il crack Ambrosiano. Gli avvocati lamentavano l' insufficienza della documentazione. La Cassazione ha replicato che "nulla precludeva a Gelli di far acquisire gli atti mancanti e indicare quali utilizzare per ricostruire le vicende del dissesto". Dulcis in fundo, interrogazione urgente del deputato di An Gramazio che domanda se nella perquisizione a villa Wanda sia stato trovato un faldone con appunti e segnalazioni per la chiusura del contenzioso relativa al consorzio di imprese per la linea d' Alta Velocità Roma-Napoli e se c' era anche il curriculum vitae di Giancarlo Cimoli, amministratore delegato delle Ferrovie. Ci risiamo coi veleni venerabili.

Fonte: Repubblica.it

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